A Palazzo delle Albere l'acqua diventa arte tra crisi climatica e nuove narrazioni

di Matteo Marcesini

12/07/2026

A Palazzo delle Albere l'acqua diventa arte tra crisi climatica e nuove narrazioni

Guardi i ghiacciai alpini, i torrenti di alta quota e le comunità che vivono lungo i fiumi. E ti accorgi del potere salvifico dell’acqua, e la sua fragilità crescente di fronte ai cambiamenti climatici. Da venerdì 10 luglio, questo filo ha preso forma artistica a Palazzo delle Albere, a Trento, dove il MUSE – Museo delle Scienze ha inaugurato la Project Room del progetto europeo S+T+ARTS AQUA MOTION, un percorso che mette in dialogo arte contemporanea e ricerca scientifica per raccontare le trasformazioni degli ecosistemi acquatici montani.

Un palazzo rinascimentale che dialoga con la scienza

Non è un caso che il MUSE abbia scelto proprio Palazzo delle Albere per ospitare questo dialogo tra arte e ricerca. L'edificio, a pochi passi dal museo, è un'antica villa-fortezza rinascimentale che fu residenza estiva della nobile famiglia Madruzzo fino al 1659. Da tempo il MUSE lo utilizza come sede satellite, uno spazio pensato per far incontrare la scienza e la natura con filosofia, arte, letteratura, musica e teatro, ospitando mostre, laboratori, eventi e spettacoli. Proprio in questi mesi, ad esempio, il Palazzo accoglie anche "Il potere delle macchine. Umanità, ambiente, tecnologia nel Trentino del Cinquecento" e, al secondo piano, "Anacronismi e discronie", mostra dedicata all'arte italiana degli ultimi quarant'anni realizzata in collaborazione con il Mart. La scelta di questa cornice non è quindi solo scenografica: il contrasto tra le mura rinascimentali e le installazioni contemporanee dedicate alla crisi idrica rafforza proprio l'idea al centro della Project Room, quella di un dialogo che attraversa epoche e linguaggi diversi per raccontare un tema comune.

A Palazzo delle Albere l'acqua diventa arte tra crisi climatica e nuove narrazioni

S+T+ARTS AQUA MOTION: un progetto europeo per la gestione sostenibile dell'acqua

La Project Room di Palazzo delle Albere è solo la punta visibile di un progetto molto più ampio. S+T+ARTS AQUA MOTION è un'iniziativa biennale, attiva dal gennaio 2025 al dicembre 2026, che punta a promuovere una gestione sostenibile dell'acqua attraverso l'incontro tra innovazione scientifica, tecnologia digitale e arte. Il progetto si inserisce nella piattaforma S+T+ARTS, il principale network europeo dedicato ai progetti che uniscono scienza, tecnologia e arte, e si colloca nel quadro delle politiche europee per la gestione delle risorse idriche, a partire dal Green Deal.

Al cuore dell'iniziativa ci sono venticinque residenze artistiche distribuite in tutta Europa, pensate per far lavorare artiste e artisti a stretto contatto con gli stakeholder dell'acqua su temi economici, ecologici e sociali legati alla gestione idrica locale — le tre residenze ospitate dal MUSE, quelle di Bazin, Grazioli e Rickard, sono una parte di questo network più ampio. Il progetto prevede inoltre i Water Innovation Labs, tavoli che riuniscono scienza, tecnologia, industria, politica e comunità per co-progettare soluzioni alle sfide idriche, oltre a una raccolta di opere e narrazioni — la STARTS Sylloge — e a una rete transnazionale di realtà del mondo dell'arte, della tecnologia e della gestione dell'acqua, la Comunità dell'acqua STARTS. Il consorzio che coordina S+T+ARTS AQUA MOTION riunisce dodici partner, guidati dall'agenzia portoghese INOVA+, ed è organizzato attorno a quattro grandi bacini idrici europei — Atlantico-Artico, Baltico-Mare del Nord, Mediterraneo e Danubio-Mar Nero — ciascuno con le proprie specificità ambientali, sociali ed economiche. L'obiettivo dichiarato è arrivare a soluzioni artistiche capaci di produrre un impatto concreto sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile legati all'acqua, e di costruire una rete duratura tra artisti, imprese tecnologiche, università e comunità locali. Il progetto è finanziato dall'Unione Europea nell'ambito dell'iniziativa STARTS della DG CNECT.

A Palazzo delle Albere l'acqua diventa arte tra crisi climatica e nuove narrazioni

Al centro dell'esposizione, allestita al piano terra del Palazzo, ci sono le opere di tre artisti internazionali, Salomé Bazin, Micol Grazioli e David Rickard, selezionati nell'ambito del progetto S+T+ARTS AQUA MOTION e che hanno trascorso l'ultimo anno in residenza al MUSE, sviluppando i propri lavori a stretto contatto con il territorio, le comunità locali e il mondo della ricerca. David Rickard, con The River's Voice, si concentra sul rapporto tra sviluppo urbano e corsi d'acqua, interrogandosi su come la città di Trento possa ricostruire un legame più stretto con il fiume Adige, da cui lo sviluppo urbano l'ha progressivamente allontanata. Salomé Bazin, con Waterbodies, affronta invece il tema del monitoraggio della qualità dell'acqua attraverso un approccio "One Health", che considera inscindibili la salute dell'ambiente, quella umana e quella degli ecosistemi. Micol Grazioli, con The Rain Paths, guarda infine alla raccolta dell'acqua nelle Alpi, in un contesto segnato dal ritiro dei ghiacciai e dai mutamenti nei modelli di precipitazione, che impongono di ripensare le strategie di raccolta e resilienza idrica.

Come sintetizzano Carlo Maiolini e Judith Inglavaga, del programma Science & Humanities del MUSE, comprendere le acque di montagna nell'Antropocene significa fare i conti con un ecosistema che sta cambiando molto rapidamente.

A Palazzo delle Albere l'acqua diventa arte tra crisi climatica e nuove narrazioni
Un percorso che parte da Venezia e arriva a Trento

Fino al 13 settembre 2026, il pubblico potrà scoprire prototipi, materiali di ricerca e opere in progress che raccontano le sfide della gestione, della tutela e della conservazione della risorsa idrica — non un'esposizione conclusa, dunque, ma un cantiere aperto che mostra il lavoro artistico e scientifico ancora in corso. L'iniziativa non nasce isolata. Il percorso era stato avviato già a maggio, alla Biennale di Venezia, con l'evento collaterale "Ronald Ventura: Luna", una mostra che raccontava il legame tra la laguna veneziana e l'ecosistema acquatico di Malabon, villaggio di pescatori nelle Filippine. Per Samuela Caliari, direttrice dell'Ufficio Programmi per il pubblico del MUSE, l'acqua è molto più di una risorsa naturale: accompagna la vita di ognuno di noi e oggi invita a riflettere sulle grandi trasformazioni ambientali in corso. Il museo, aggiunge Caliari, conferma così la propria volontà di affrontare questi temi con uno sguardo multidisciplinare, capace di far dialogare scienza, arte e società.

Le prossime tappe

Il calendario della Project Room prevede altri due appuntamenti prima della sua chiusura. Il 15 e 16 luglio andrà in scena la settima tappa della "Zattera della Medusa", performance del collettivo Cassata Drone Expanded Archive: mercoledì 15, alle 17, una processione ecologica di volontari — reclutati tramite una open call — attraverserà il quartiere Le Albere seguendo l'antico tracciato del fiume Adige, precedente alla rettifica ottocentesca voluta dall'amministrazione austriaca. Il 9 settembre sarà invece la volta della performance teatrale The Choreography of Water – La Coreografia dell'acqua, della coreografa rumena Simona Deaconescu, realizzata site specific al MUSE in collaborazione con il Festival Oriente Occidente. Lo spettacolo, proposto in due repliche — una serale alle 20.30 e una all'alba alle 6 — vedrà tre performer danzare in relazione con altrettanti "corpi d'acqua", recipienti di vetro che custodiscono il fluido naturale, in una coreografia che vuole ricordare quanto l'acqua che è in noi rifletta quella del pianeta. Le due repliche saranno accompagnate da visite interattive nella Foresta tropicale montana del museo. L'intero percorso troverà il suo compimento il 9 ottobre, quando Palazzo delle Albere ospiterà l'inaugurazione di "WATER FLOW", grande mostra organizzata congiuntamente da MUSE e Mart, che proporrà un itinerario in cui arte e scienza si intrecciano per raccontare il rapporto tra gli esseri umani e l'elemento più fondamentale per la vita. È un progetto che racconta come  la crisi idrica non sia  più soltanto un tema per idrologi e climatologi, ma un terreno comune su cui artisti, ricercatori e comunità locali possono costruire insieme nuovi immaginari e nuove pratiche di cura del territorio.