Agricoltura italiana, la sostenibilità accelera: oltre metà delle aziende adotta modelli circolari

di Andrea Begnini

19/03/2026

Agricoltura italiana, la sostenibilità accelera: oltre metà delle aziende adotta modelli circolari
L’agricoltura italiana accelera lungo il percorso della sostenibilità, consolidando un’evoluzione che negli ultimi anni si è progressivamente strutturata come leva competitiva e strategica per il settore primario. Secondo l’ultima rilevazione di Istat, nel 2024 oltre la metà delle aziende agricole, pari al 53,7%, ha adottato almeno una pratica riconducibile ai principi dell’economia circolare, segnando un passaggio significativo verso modelli produttivi più efficienti e responsabili.

Le pratiche circolari si concentrano in particolare su tre direttrici operative: la riduzione degli sprechi lungo la filiera, il riutilizzo delle risorse disponibili e la valorizzazione dei sottoprodotti agricoli. Si tratta di interventi che, oltre a migliorare l’impatto ambientale delle attività produttive, contribuiscono a rafforzare la resilienza economica delle imprese, ottimizzando l’impiego dei fattori produttivi e contenendo i costi.

L’adozione di queste pratiche, tuttavia, non si distribuisce in modo uniforme sul territorio nazionale. Il Nord-Est si conferma l’area più dinamica, con il 63,7% delle aziende coinvolte, evidenziando un contesto più favorevole all’innovazione e una maggiore integrazione tra sostenibilità e competitività. Al contrario, altre aree del Paese mostrano un percorso di transizione più graduale, riflettendo differenze strutturali in termini di accesso a risorse, infrastrutture e competenze.

Anche la dimensione aziendale si conferma un fattore rilevante. Tra le imprese di maggiori dimensioni, l’adozione di pratiche circolari raggiunge il 75,8%, grazie a una più ampia disponibilità di capitale e a un accesso facilitato alle tecnologie innovative. Le aziende più strutturate risultano quindi più attrezzate per integrare soluzioni avanzate nei processi produttivi, beneficiando al contempo di economie di scala che rendono più sostenibili gli investimenti iniziali.

Un elemento particolarmente significativo riguarda l’origine delle decisioni in materia di innovazione green. Nell’86,6% dei casi, le scelte legate alla sostenibilità nascono direttamente all’interno delle aziende agricole, a indicare una crescente consapevolezza imprenditoriale rispetto alla necessità di evolvere i modelli produttivi. Questo dato suggerisce come la transizione ecologica non sia più soltanto una risposta a stimoli esterni o a vincoli normativi, ma rappresenti sempre più una scelta strategica autonoma.

Accanto all’iniziativa individuale degli imprenditori, un ruolo di supporto può essere svolto anche dalle associazioni di categoria, in particolare nei contesti in cui il tessuto produttivo è più frammentato. Tuttavia, la spinta principale al cambiamento appare originarsi all’interno delle imprese stesse, che mostrano una crescente capacità di attivazione e adattamento.

Sul fronte degli investimenti, il quadro delineato da Istat evidenzia un modello ancora in larga parte basato sull’autofinanziamento. Il 76,5% delle aziende che hanno introdotto innovazioni sostenibili ha fatto ricorso a risorse proprie, segnale di un impegno diretto da parte degli operatori del settore. Parallelamente, una quota rilevante di imprese ha beneficiato anche dei fondi messi a disposizione dalla Politica agricola comune, che continuano a rappresentare un importante strumento di supporto alla transizione.

Nel complesso, i dati delineano un settore agricolo in evoluzione, in cui sostenibilità ed economia circolare si affermano come driver sempre più centrali. La capacità delle imprese di investire, innovare e adattarsi alle nuove sfide ambientali ed economiche si configura come un fattore chiave per sostenere la competitività nel medio-lungo periodo.

In questo contesto, la diffusione delle pratiche circolari non rappresenta soltanto un’evoluzione tecnica, ma si inserisce in un cambiamento più ampio che coinvolge l’intero sistema agricolo. Una traiettoria che, pur con differenze territoriali e dimensionali ancora evidenti, indica con chiarezza la direzione intrapresa dal comparto: migliorare l’efficienza produttiva riducendo l’impatto ambientale e valorizzando le risorse disponibili.