Il VI Rapporto AGRIcoltura100, indagine di Reale Mutua e Confagricoltura realizzata da MBS Consulting su oltre 3.800 aziende, documenta un fatto sorprendente: nonostante conflitti commerciali, dazi, crisi energetica e cambiamento climatico, la sostenibilità nel settore primario non arretra. Avanza.
La quota di imprese con livello elevato è salita al 57,9%, dal 49,3% del 2020, e la quota di aziende ferme al livello iniziale si è quasi dimezzata, dal 21,6% all'11,9%. Il dato più rilevante è la relazione diretta tra sostenibilità e performance che ha registrato una crescita del fatturato il 30,6% delle imprese ad alta sostenibilità, contro il 14,6% di quelle al livello base. Un gap di oltre 16 punti che conferma la sostenibilità come leva di competitività concreta e misurabile, non solo come scelta reputazionale.
La morsa delle tensioni globali
Il 42% degli agricoltori dichiara preoccupazione per i conflitti commerciali. Le imprese segnalano tre effetti principali: aumento dei costi delle materie prime, difficoltà di mercato e riduzione delle quantità esportate verso gli Stati Uniti. In risposta, più del 70% delle aziende attive sui mercati esteri ha attivato nuove politiche: il 45% ha cercato nuovi mercati, il 20% ha rivisto i contratti con l'estero, un altro 20% si è riorientato verso il mercato interno, il 20% ha cercato fornitori alternativi.
La compressione della redditività è strutturale. Il 42% delle imprese ha subito un aumento dei costi, ma solo il 26,4% segnala capacità di intervento sui prezzi di vendita. Il 47,5% delle aziende ottiene un utile inferiore al 5% del fatturato.
Dove cresce la sostenibilità
L'area con la crescita maggiore è la sostenibilità ambientale, le aziende con livello elevato sono aumentate dal 49% nel 2020 al 63,8% nel 2025. Rilevante anche la crescita nella qualità dello sviluppo — competitività, innovazione e occupazione — dal 49% al 58,9%. Raggiungono un livello elevato il 47,9% delle imprese in area sociale e il 43,9% nella gestione dei rischi, dato più basso tra le quattro aree rilevate.
Cinque leve per la trasformazione
Qualità come fattore competitivo. Il 65,5% delle imprese ha raggiunto un livello elevato nell'ambito qualità — intesa come origine, tracciabilità, sicurezza e valore simbolico del prodotto — con il 34,6% al livello più alto. I consumatori cercano garanzie concrete: le certificazioni sono il secondo criterio di scelta degli acquisti agroalimentari, dopo prezzi e promozioni.
Investimenti e innovazione. Il 70,3% delle imprese ha effettuato investimenti negli ultimi due anni. Tra le imprese ad alta sostenibilità, l'82,2% presenta un livello di innovazione elevato — la correlazione più forte rilevata dall'indagine — con impatti positivi simultanei su ambiente, qualità e risultati aziendali.
Integrazione industriale. Il 50,2% delle imprese ha sviluppato attività connesse alla produzione primaria — trasformazione, produzione energetica, servizi ricettivo-turistici e sociali. Per più della metà di queste, tali attività contribuiscono ai ricavi per oltre il 30%. In un settore storicamente frammentato, integrare lungo la filiera riduce la vulnerabilità e consolida la solidità aziendale.
Gestione del rischio idrogeologico. La percezione del rischio climatico è molto diversa tra chi ha già subìto danni e chi no, una parte del settore non ha, infatti, ancora sviluppato consapevolezza adeguata né misure preventive. Eppure l'agricoltura ha un ruolo attivo nella difesa del territorio — canalizzazione delle acque, cura del terreno, barriere naturali alle erosioni — che richiede competenze da costruire attraverso informazione e formazione.
Capitale umano e impatti sociali. Offrire lavoro stabile, attrarre donne e giovani, gestire il ricambio generazionale sono fattori chiave. Il ricambio generazionale è identificato come determinante per obiettivi di sostenibilità più ambiziosi: le nuove generazioni portano un approccio culturale alla sostenibilità che le precedenti hanno dovuto costruire progressivamente.
Cosa dicono i dati
Il VI Rapporto AGRIcoltura100 offre una lettura realistica e non rassegnata. Le difficoltà ci sono: pressione sui costi, margini compressi, vulnerabilità ai choc esterni, frammentazione strutturale. Ma i dati mostrano che le imprese che hanno scelto la strada della sostenibilità performano meglio e resistono meglio alle turbolenze. Le cinque leve non sono principi astratti ma un'agenda operativa supportata dai numeri. La domanda aperta è quante imprese, e in quanto tempo, riusciranno a percorrerla.