#AgricolturaSociale / Il prison farming per un nuovo progetto di vita

di Lorena Giglio

28/03/2024


“Un mondo a sé, cancellato dalla vista e dalle buone coscienze collettive. Rimosso. Eppure, in quel mondo dovrebbero farsi strada la rieducazione, la legalità, il rispetto della dignità, per restituire alla società persone libere e responsabili. Per produrre, in definitiva, sicurezza.”

Le parole sopra citate sono tratte da Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere, pubblicato nel 2009 sulla rivista culturale Il Saggiatore. Questo breve e preciso pensiero è la perfetta descrizione della consapevolezza che negli anni ha portato a un cambio radicale di come il carcere viene percepito. Non più un luogo dove punire le persone, ma uno spazio per recuperare, rieducare, reinserire. Un argomento molto delicato, che coinvolge la sicurezza della società e il benessere degli individui. La percezione sta cambiando, ma nell’atto pratico è molto complesso garantire condizioni di reale benessere all’interno di queste strutture. La pesantissima situazione di sovraffollamento e le generali condizioni di detenzione sono un chiaro e forte segnale che qualcosa nella politica e nelle azioni non sta funzionando. 

L’Associazione Antigone, organizzazione che si occupa di sensibilizzazione e divulgazione del settore penitenziario, sottolinea che il mondo della detenzione è caratterizzato da “grandi assenti”: mancano formazione, supporto psicologico e opportunità di lavoro.

Il tema del lavoro in carcere è un tema delicato, che ha subìto una profonda trasformazione nel pensiero delle persone. Inizialmente interpretato come uno strumento punitivo, con l’emanazione delle Norme sull’ordinamento penitenziario del 1975 si inizia finalmente a parlare del lavoro come un diritto del detenuto, in un’ottica di riabilitazione propedeutica al suo reinserimento all’interno della società. Uno strumento, un mezzo per curare la dignità umana e offrire l’opportunità di migliorare le proprie competenze professionali, aumentare le possibilità di inserirsi effettivamente nel mondo del lavoro. Avere un nuovo progetto di vita è fondamentale affinché si possa essere restituiti al territorio da persone migliori: così la società vince.

Ma affinché un progetto di vita possa nascere, è necessario coltivare le persone e la loro mente, le emozioni e la loro socialità, rivedendo il concetto di pena e favorendo i processi di comunicazione-relazione tra il mondo della detenzione e il territorio.

L’agricoltura è stata per molto tempo utilizzata nelle carceri come strumento afflittivo, ma oggi parlare di prison farming assume tutto un altro significato. Sono diverse le attività che possono essere proposte all’interno di queste strutture, dal semplice giardino ornamentale da curare all’inserimento di animali da cortile. Un orto e un frutteto possono essere gestiti dai detenuti insieme ad alcuni educatori esperti, che guidino l’apprendimento di nuove competenze. I frutti del lavoro possono essere riutilizzati all’interno della mensa, processati o venduti nei mercati cittadini. Ancora una volta, il lavoro non è il fine ultimo, ma rappresenta la strategia per il raggiungimento dell’equilibrio individuale.

La tipologia di collaborazione che si instaura tra cooperative e carceri è strettamente legata al territorio. Ad esempio, la cooperativa L’ovile ha una lunga collaborazione con il carcere di Reggio Emilia: i detenuti sono coinvolti nella coltivazione di tre ettari di terreno all’interno del carcere e i prodotti sono venduti dagli stessi il sabato mattina al mercato contadino. Sono realizzate marmellate, conservati, farine, destinati ad aziende locali e alla grande distribuzione. Un'altra esperienza è quella del carcere femminile della Giudecca, a Venezia, nel quale è presente un orto coltivato dalle donne, che hanno particolare cura delle piante officinali, utilizzate nel laboratorio cosmetico presente all’interno della struttura. 

La chiave del successo dell’agricoltura sociale risiede nell’attività in sé, che permette alle persone di passare tempo all’aria aperta, conoscere i cicli naturali e riconoscere in questo il senso di libertà. Il risultato è un qualcosa di concreto da mostrare alla comunità, che può apprezzare questo impegno. 

I processi di inclusione promossi dall’agricoltura sociale iniziano nelle carceri, ma proseguono attraverso la valorizzazione delle persone e delle competenze al di fuori delle mura, attraverso la possibilità di applicare le loro abilità.

Affinché il lavoro sia realmente propedeutico al reinserimento nella società è fondamentale che le modalità con le quali questo viene realizzato e proposto siano il più possibile simili alle condizioni proposte all’esterno. Eppure, secondo i dati DAP - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, solamente un terzo dei detenuti nel nostro Paese ha accesso a forme di lavoro. Nel 2023, circa 300 detenuti risultano occupati in attività legate al settore primario. Un dato preoccupante, poco allineato alla nuova consapevolezza che la privazione della libertà non può essere fine a sé stessa, ma deve essere una transizione durante la quale si cerca di riabilitare la persona e restituire alla società un individuo migliore. 

I presupposti sono buoni, molte strutture permettono questo tipo di attività, ma tante sono le criticità. Il problema principale, legato al sovraffollamento, aumenta la frequenza della turnazione e impedisce alle persone di dedicare abbastanza tempo all’apprendimento della competenza, abbassando la qualifica dei lavoratori. Si aggiunge la complessità gestionale, la scarsa motivazione del personale e così il rischio di recidiva è dietro l’angolo. 

Ancora una volta, è forte la necessità di una partecipazione attiva da parte della comunità e delle istituzioni che devono inserire tra le priorità gli investimenti sulla formazione professionale e lottare per l’abbattimento degli stereotipi.

Il contatto con la Terra è uno strumento di riabilitazione fondamentale, insegna che non esistono scorciatoie, non si possono abbreviare i tempi. La terra si deve lavorare e solo seminando crescerà una nuova vita.
 

Tag:  #AgricolturaSocialeagricoltura socialeprison farmingrecupero detenuti

Sigla.com - Internet Partner
Condividi linkedin share facebook share twitter share