Agrifood e startup sostenibili: in Italia sono il 35%

di Redazione

29/09/2022

Agrifood e startup sostenibili: in Italia sono il 35%


Il 34% delle 7.337 startup agrifood censite tra il 2017 e il 2021 a livello mondiale persegue uno o più obiettivi di sviluppo sostenibile inclusi nell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. È quanto emerge dalla nuova ricerca dell'Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano.

Secondo gli ultimi dati FAO si prevede che il numero di persone in stato di insicurezza alimentare acuta in tutto il mondo continuerà a crescere vertiginosamente, con la crisi alimentare che rafforza la sua presa anche per l'instabilità economica. L'insicurezza alimentare globale nel 2021 ha raggiunto in modo moderato o severo oltre 3 miliardi di persone. In Italia, nel triennio 2019-21 il 6,3% della popolazione ha avuto problemi di accesso al cibo e anche le imprese del settore sono chiamate a un ruolo attivo nell'introduzione di soluzioni tecnologicamente innovative in risposta alle sfide della sostenibilità.

L’agrifoodtech, ovvero quel segmento dell’universo tech che punta a migliorare e a innovare l’industria alimentare ed agricola, rappresenta per l’Italia circa il 10% delle startup e, secondo la nuova ricerca dell'Osservatorio Food Sustainability della School of Management del Politecnico di Milano è sempre più proiettato verso la sostenibilità. Tra le soluzioni sviluppate dalle 2 527 startup spiccano l'ottimizzazione dell'utilizzo delle risorse (per il 30% delle start up), la tutela degli ecosistemi terresti e d'acqua dolce (21%), gli investimenti per incentivare stili di vita e pratiche sostenibili (17%), l'aumento di produttività e resilienza dei raccolti ai cambiamenti climatici (17%); e ancora favorire il turismo sostenibile e le produzioni locali (16%), tutelare i piccoli produttori (12%), ridurre eccedenze e sprechi alimentari lungo la filiera (11%), assicurare una remunerazione equa (8%) e promuovere l'accesso equo alle risorse idriche (7%). 


Guardando alla concentrazione delle startup agrifood orientate alla sostenibilità, la Norvegia risulta al primo posto (25 realtà di cui il 60% sostenibili), seguita da Israele (119 e 58%), Nigeria (64 e 50% sostenibili), Polonia (20 e 50%). L'Italia si trova al ventitreesimo posto con 85 startup di cui il 35% sostenibili. Sul fronte dei finanziamenti, invece, il 40% è rappresentato da startup sostenibili con una raccolta di 6,4 miliardi di dollari e una media di 7,3 milioni di dollari per azienda. Al primo posto ci sono gli Usa, seguiti da Asia e dalle realtà europee che hanno raccolto finanziamenti per 911 milioni di dollari (il 14% degli investimenti totali in startup sostenibili) e una media di 4,1 milioni di dollari per startup. Il finanziamento complessivo ottenuto in Italia è di 16 milioni di dollari, con un capitale medio di 1,6 milioni di dollari.

“Di fronte alle sfide epocali ed emergenti del settore, le startup agrifood propongono soluzioni innovative che puntano a migliorare la sicurezza alimentare e favorire la transizione a modelli di produzione e consumo più sostenibili e inclusivi – afferma Paola Garrone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Food Sustainability -. Le giovani imprese sono le prime a farsi promotrici di tecnologie, servizi e modelli di business innovativi, cogliendo nuove opportunità di mercato. I modelli di business proposti sono essenzialmente orientati alla sostenibilità, per cui diventano il soggetto ideale per osservare da vicino i trend di innovazione e l’introduzione di nuove pratiche di sostenibilità nell’agrifood”.

L’innovazione rappresenta senz'altro una delle chiavi per contrastare la crisi alimentare nel mondo. L’agricoltura digitale, come ha ricordato il direttore generale della Fao, QU Dongyu durante il G20 dell’agricoltura di Bali, può promuovere l’imprenditoria agricola innovativa e migliorare i mezzi di sussistenza degli agricoltori e della popolazione nelle zone rurali. “Le tecnologie digitali - ha detto - possono aumentare l’efficienza, facilitare l’innovazione e rendere i mercati e il commercio alimentare e agricolo più efficienti e inclusivi”.