Agrivoltaico ed eolico: le fonti più pulite della transizione energetica italiana

di Giulia Mochi

13/03/2026

Agrivoltaico ed eolico: le fonti più pulite della transizione energetica italiana
C'è una tecnologia che, nella corsa alle rinnovabili, sta emergendo come la più virtuosa in assoluto dal punto di vista ambientale. È l'agrivoltaico — quella soluzione ibrida che unisce la produzione di energia solare alla coltivazione agricola sullo stesso suolo — e secondo una ricerca appena pubblicata riesce a emettere appena 13 grammi di CO₂ equivalente per ogni chilowattora prodotto, un risultato che batte qualsiasi altra fonte rinnovabile oggi disponibile.

I dati arrivano da "Lo stato delle rinnovabili in Italia", il nuovo rapporto del gruppo Energy & Strategy del Politecnico di Milano, realizzato con il contributo scientifico dell'Università degli Studi di Palermo e presentato il 12 marzo 2026 durante il convegno "Transizione energetica in Sicilia: prospettive e opportunità", promosso dal Think Tank Transizione Energetica – Rinnovabili di Core, in knowledge partnership con Enel Foundation. Lo strumento adottato è la metodologia Life Cycle Assessment, che misura l'impronta ambientale di una tecnologia dalla produzione dei materiali fino allo smantellamento dell'impianto, restituendo così un quadro realistico e completo.

Accanto all'agrivoltaico, è l'eolico a distinguersi come fonte strutturalmente più pulita del panorama energetico italiano, con emissioni comprese tra 18 e 31 grammi di CO₂ per kWh. Il principale responsabile di quell'impatto residuo è l'acciaio delle turbine, che da solo può pesare fino alla metà delle emissioni totali lungo il ciclo di vita. Il fotovoltaico tradizionale, invece, si attesta su valori significativamente più alti — tra 72 e 83 grammi per kWh — a causa dell'elevata intensità energetica richiesta per produrre silicio e alluminio, che insieme rappresentano oltre tre quarti delle emissioni totali di un pannello.

Questi numeri si inseriscono in un contesto nazionale che, nell'ultimo anno, ha registrato un traguardo storico: nel 2025, per la prima volta, le fonti rinnovabili hanno coperto oltre il 40% della domanda elettrica italiana, e il fotovoltaico ha superato l'idroelettrico diventando la principale fonte verde del Paese. Un risultato notevole, ma ancora insufficiente rispetto agli obiettivi fissati per il 2030. La capacità installata attuale è di 83,5 GW, mentre il traguardo è 131 GW: per colmare la distanza, il ritmo delle nuove installazioni dovrà crescere di quasi una volta e mezza. La situazione è particolarmente critica per l'eolico, dove le installazioni annuali dovrebbero quintuplicare rispetto ai livelli attuali.

A fare da locomotiva della transizione è la Puglia, con circa 8 GW installati — il 14% del totale nazionale — e una produzione che supera ampiamente il fabbisogno regionale. Le richieste di connessione in attesa superano i 93 GW, un dato che testimonia un interesse industriale enorme. Eppure il sistema mostra un collo di bottiglia difficile da ignorare: i tempi medi per ottenere le autorizzazioni superano spesso i 24 mesi, un limite che coincide formalmente con le indicazioni europee ma che nella pratica rallenta o blocca molti progetti.

Il rapporto mette in luce anche una fragilità strutturale della filiera industriale. Le imprese italiane dominano la parte di servizio — progettazione, installazione, manutenzione — coprendo circa il 95% di queste attività. Ma il Paese dipende quasi interamente dall'estero per i componenti fisici: il 91% dei moduli fotovoltaici e il 98% delle turbine eoliche sono importati. Una dipendenza che espone l'Italia alla volatilità dei mercati globali e a rischi logistici difficili da gestire nel lungo periodo.

La transizione energetica, hanno sottolineato i ricercatori durante la presentazione palermitana, non è solo una questione climatica. È una leva strategica per l'autonomia nazionale. Per trasformarla in realtà concreta, il Think Tank raccomanda una governance pubblica più decisa, processi autorizzativi più snelli e una pianificazione territoriale che integri finalmente le aree idonee agli impianti con lo sviluppo delle reti di accumulo. La direzione è chiara; serve ora la velocità.