Incontriamo Alberto Franchi, Presidente e Amministratore Delegato di Franchi Umberto Marmi, azienda leader del settore lapideo del marmo di Carrara, quotata al mercato AIM di Borsa Italiana, tra le imprese vincitrici del premio “Best Managed Companies”, riconoscimento Deloitte Private dedicato alle eccellenze imprenditoriali italiane che si distinguono per strategia, innovazione e cultura aziendale per gli investimenti ESG.
Lo incontriamo in un momento decisivo per tutto il settore, all’interno del loro headquarter aziendale, 59.000 metri quadrati che definiscono il più grande spazio espositivo dedicato al marmo di Carrara. Un momento che ha registrato una grande ripresa dopo la pandemia ma che non trascura le possibili difficoltà dovute alle crisi internazionali in corso che potrebbero rallentare e ostacolare nei prossimi mesi il processo di crescita.
Lo incontriamo soprattutto dopo aver presentato la preview del suo primo Bilancio di Sostenibilità dove la responsabilità sociale d’impresa viene descritta anche attraverso un legame profondo con la materia, la misurazione dell’impatto ambientale di tutta la filiera estrattiva e produttiva, lo sviluppo dell’economia circolare per l’utilizzo delle materie seconde. Al centro della strategia l’obiettivo della sostenibilità come processo identitario e principale fattore competitivo dell’azienda.
Per la famiglia Franchi e per lei in particolare, cosa significa il marmo?
Marmo significa prima di tutto Carrara. Un legame profondo che da sempre unisce la nostra famiglia. Sono nato qua, sono innamorato di questa città, delle persone che la abitano, del nostro modo di ragionare. Non ho mai avuto intenzione di trasferirmi. Mi piace vivere in collina, da dove tutte le mattine posso ammirare le cave. E vederle mi rende orgoglioso della nostra identità culturale, responsabile della cura della bellezza che questo luogo meraviglioso ci offre da sempre, deciso a difendere e valorizzare il marmo attraverso il rispetto per il lavoro e il saper fare della nostra comunità, attento alla sostenibilità come dovere nei confronti dell'ambiente e del paesaggio che ci circonda. Carrara è il suo marmo. Ed è al suo marmo che dobbiamo tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo. Non dobbiamo mai dimenticarlo.
Ha mai pensato di dedicarsi ad altro?
Fin da piccolo ho pensato sempre e solo a fare questo mestiere, non ho mai avuto altre ambizioni. Mio padre faceva questo lavoro, me lo ha insegnato. Ho iniziato a frequentare le cave da quando avevo tre anni perché se prendevo qualche malanno di stagione i miei genitori mi portavano in montagna, e quindi alle cave, per farmelo passare. Il marmo è sempre stato il mio unico punto di riferimento, la mia passione, il mio lavoro.