Alberto Franchi: "Vi racconto l'eterna e sostenibile bellezza del marmo e della sua città"

di Paolo Marcesini

24/10/2022

Alberto Franchi: "Vi racconto l'eterna e sostenibile bellezza del marmo e della sua città"


Incontriamo Alberto Franchi, Presidente e Amministratore Delegato di Franchi Umberto Marmi, azienda leader del settore lapideo del marmo di Carrara, quotata al mercato AIM di Borsa Italiana, tra le imprese vincitrici del premio “Best Managed Companies”, riconoscimento Deloitte Private dedicato alle eccellenze imprenditoriali italiane che si distinguono per strategia, innovazione e cultura aziendale per gli investimenti ESG.
Lo incontriamo in un momento decisivo per tutto il settore, all’interno del loro headquarter aziendale, 59.000 metri quadrati che definiscono il più grande spazio espositivo dedicato al marmo di Carrara. Un momento che ha registrato una grande ripresa dopo la pandemia ma che non trascura le possibili difficoltà dovute alle crisi internazionali in corso che potrebbero rallentare e ostacolare nei prossimi mesi il processo di crescita.
Lo incontriamo soprattutto dopo aver presentato la preview del suo primo Bilancio di Sostenibilità dove la responsabilità sociale d’impresa viene descritta anche attraverso un legame profondo con la materia, la misurazione dell’impatto ambientale di tutta la filiera estrattiva e produttiva, lo sviluppo dell’economia circolare per l’utilizzo delle materie seconde. Al centro della strategia l’obiettivo della sostenibilità come processo identitario e principale fattore competitivo dell’azienda.

Per la famiglia Franchi e per lei in particolare, cosa significa il marmo?
Marmo significa prima di tutto Carrara. Un legame profondo che da sempre unisce la nostra famiglia. Sono nato qua, sono innamorato di questa città, delle persone che la abitano, del nostro modo di ragionare. Non ho mai avuto intenzione di trasferirmi. Mi piace vivere in collina, da dove tutte le mattine posso ammirare le cave. E vederle mi rende orgoglioso della nostra identità culturale, responsabile della cura della bellezza che questo luogo meraviglioso ci offre da sempre, deciso a difendere e valorizzare il marmo attraverso il rispetto per il lavoro e il saper fare della nostra comunità, attento alla sostenibilità come dovere nei confronti dell'ambiente e del paesaggio che ci circonda. Carrara è il suo marmo. Ed è al suo marmo che dobbiamo tutto quello che abbiamo fatto e stiamo facendo. Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Ha mai pensato di dedicarsi ad altro?
Fin da piccolo ho pensato sempre e solo a fare questo mestiere, non ho mai avuto altre ambizioni.  Mio padre faceva questo lavoro, me lo ha insegnato. Ho iniziato a frequentare le cave da quando avevo tre anni perché se prendevo qualche malanno di stagione i miei genitori mi portavano in montagna, e quindi alle cave, per farmelo passare. Il marmo è sempre stato il mio unico punto di riferimento, la mia passione, il mio lavoro.
 

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Come è cambiato il rapporto con il marmo e la sua lavorazione da quando ha preso in mano le redini dell’azienda di cui oggi è Presidente e Amministratore Delegato?
Il mio unico obiettivo è sempre stato il miglioramento continuo. Migliorare quello che fanno gli altri. Migliorare quello che facciamo noi. L'evoluzione costante degli obiettivi è definita dal mio carattere personale. Ho praticato l’automobilismo, un hobby che mi ha sempre appassionato. Quando facevo le gare non ho mai dato per scontato che la macchina fosse quella e dovesse rimanere sempre quella. L’obiettivo di un buon pilota è di modificarla cambiandone l’assetto, l’ammortizzatore, non dando per scontato che se tutti utilizzano le gomme di una marca allora le dobbiamo utilizzare per forza anche noi. Questo è esattamente ciò che ho fatto in azienda. Non ho dato mai per scontato seguire il modello di sviluppo dell’anno precedente, cerco sempre di cambiare, sperimentare nuove strade e affinare nuovi punti di vista. Ho avuto la fortuna di non dover partire da zero, mio padre mi ha lasciato tanto. Questo non toglie che sono partito da un livello molto basso rispetto a quella che è diventata oggi la nostra collocazione aziendale. Grazie a questo ho avuto la possibilità di sperimentare e di cambiare per crescere ogni anno sempre di più. Chi arriverà al mio posto si troverà in una condizione  più difficile rispetto a quando ho iniziato io. Ne sono consapevole. E per questo mi ritengo fortunato.

Perché più difficile?
Chi arriverà al mio posto dovrà partire da un standard qualitativo e gestionale molto più alto, sia dal punto di vista gestionale che occupazionale. Siamo passati dall’avere solo cinque operai fino ad arrivare al numero di occupati di oggi. Quando ho iniziato a lavorare, era già un successo aprire il mercato italiano verso il sud d’Italia. Adesso noi abbiamo rapporti commerciali con tutto il mondo. Questo non significa che l’azienda non debba e non possa continuare a migliorare ogni giorno. Lo deve fare. Oggi i traguardi si chiamano sostenibilità sociale, economica e ambientale, industria 4.0, valore degli investimenti ESG.
 

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Ad un certo punto avete deciso di quotarvi in borsa. Perché avete sentito il bisogno di farlo?
Volevo dare alla nostra azienda un taglio e un’identità sempre più internazionale modulando il fattore rischio. Tutto quello che abbiamo sviluppato e guadagnato in azienda, mio padre in primis, fino ad arrivare al mio operato e a quello di mia sorella (Bernarda Franchi, Vicepresidente e Amministratore Delegato), lo abbiamo sempre reinvestito nell’azienda. Mi sembrava giusto monetizzare una piccola parte del sacrificio che era stato fatto in passato per diversificare il rischio e facilitare sviluppo, ricerca e investimenti. Ma soprattutto l’ho fatto anche per dare la possibilità concreta a tanti nostri clienti di far parte della nostra azienda. Abbiamo infatti molti clienti della “Franchi Umberto Marmi” che hanno deciso di comprare delle azioni della nostra azienda. E vedere i nostri clienti decidere di investire su di noi diventando nostri soci mi ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta. Senza una comunità di stakeholder in grado di riconoscere il valore e la qualità del nostro lavoro non potremmo più crescere allo stesso ritmo degli ultimi anni. Adesso abbiamo tutte le condizioni e le motivazioni per continuare a farlo.

Avere dei clienti che diventano soci non è scontato. Come avete percepito e analizzato questo risultato?
Sapevo che sarebbe accaduto, infatti non mi ha stupito. Lo avrei fatto anch’io.
 

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La fiducia dimostrata dal mercato significa anche credere nel futuro del marmo definito come materia ideale per costruire e abitare.
A livello internazionale tutti credono nel futuro della pietra naturale e del marmo di Carrara in particolare. E soprattutto ne conoscono il valore aggiunto ambientale. Da anni portiamo avanti questa divulgazione per far capire che non esiste sul mercato un prodotto cosi bello, cosi eterno, cosi poco impattante dal punto di vista ambientale e così sostenibile come il marmo di Carrara. Non esiste in natura alcun prodotto simile. Abbiamo effettuato l’analisi del ciclo di vita (il Life Cycle Assessment) sulle nostre lastre di marmo Battogli che ci ha portato poi a definire la Dichiarazione Ambientale di Prodotto. Oggi abbiamo una certificazione EPD, un vero e proprio marchio di qualità ambientale che dimostra e certifica quello che in realtà abbiamo sempre saputo. Stiamo inoltre lavorando per rendere ufficiale il nostro dato di Carbon Neutrality attraverso il bilanciamento tra emissioni di gas serra generate e emissioni riassorbite.

Siete alla vigilia della pubblicazione del vostro primo Bilancio di Sostenibilità che sarà anche il primo Bilancio di questo tipo per tutte le aziende nel vostro settore. Una sorta di Bilancio paradigma. Come avete vissuto internamente questo lavoro?
Sino a quando non ci abbiamo lavorato insieme ai revisori non conoscevo fino a fondo cosa volesse dire davvero “bilancio di sostenibilità”. Facendolo abbiamo scoperto molte cose che avevamo dimenticato e molte altre che ci hanno entusiasmato e che stiamo decidendo di intraprendere in futuro. Abbiamo capito meglio che il nostro miglioramento continuo sarà sempre di più in futuro un valore da condividere con la nostra città e tutta la sua comunità. E questo è un bel traguardo.
 

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Le cave, soprattutto a Carrara, sono da sempre al centro di un dibattito ambientale e paesaggistico molto critico rispetto all'industria dell’estrazione del marmo.
Per me vedere una cava escavata e lavorata è affascinante. Per guardarlo con gli occhi di chi ci critica dovrei contestare la natura stessa del mio operato. E non lo posso fare. Noi siamo consapevoli dell’impatto che il nostro lavoro ha sul paesaggio. Per questo operiamo nel rispetto dell’ambiente, in sicurezza, senza inquinare, diminuendo l’impatto ambientale, rispettando regole  e parametri. Le cave stesse nel corso del tempo sono diventate un generatore di valore e bellezza. Vengono turisti da tutto il mondo per visitarle e conoscerle meglio. Vengono non solo per vedere da dove viene il marmo che ha prodotto opere d’arte o monumenti che sono diventate icone eterne della storia, ma anche perché anche da un punto di vista scenografico una cava ben tenuta descrive un'emozione profonda e irripetibile. Per rispondere alla sua domanda posso tranquillamente dire che sono consapevole della responsabilità che abbiamo nei confronti della montagna, del marmo, del paesaggio e dell’ambiente ma sono altrettanto consapevole della cura che mettiamo in tutti i passaggi del nostro lavoro. Ne sono talmente consapevole che stiamo lavorando per far arrivare il messaggio della sostenibilità anche alle persone che non sanno cos’è un EPD e non leggono bilanci di sostenibilità. Lo facciamo per fargli capire che ogni prodotto per essere costruito ha bisogno di materia e il marmo è una pietra naturale che più di altri materiali usa pochissima energia per essere estratto. L’unico costo vero che abbiamo e che nessuno potrà mai sostituire, è la nostra mano d’opera che testimonia di una tradizione e di un saper fare che vive in questa città e che è unico al mondo. Il marmo fa parte della nostra tradizione popolare. Il marmo è pop, sostenibile e circolare. Lo dobbiamo spiegare meglio.

Si parla molto del tema della rigenerazione delle cave. Lo troviamo anche nella compliance normativa a cui voi aderite per il rinnovo delle concessioni. Voi come azienda leader del settore, come vi ponete rispetto a questo tema?
Attraverso le nostre partecipate abbiamo presentato tanti progetti dedicati alla rigenerazione delle nostre cave. Si tratta ovviamente di progetti che verranno realizzati al termine della concessione.
 

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Parliamo adesso di economia circolare, un paradigma produttivo collegato al dibattito sulla fine della materia. Ha mai pensato alla fine del marmo?
È vero che il marmo è una materia naturale abbondante e che continueremo ad estrarlo per almeno mille anni. Ma non mi sottraggo alla domanda su quanto durerà il marmo perché la risposta è comunque definita da un tempo finito. Quello che dobbiamo fare oggi è lavorarlo con rispetto senza sprecarlo. Chi produce pietra naturale sa bene che è eterna.  Ci sono edifici, monumenti e opere d’arte che ci stupiscono da sempre per la loro bellezza. E la bellezza non finirà mai. Togliendolo dalla montagna, non solo non ho alterato l’equilibrio materico ma ho generato un luogo che prima non esisteva. Perché, se le Apuane sono bellissime anche senza cave, con le cave hanno aggiunto alla loro bellezza l’elemento antropico che le contraddistingue e le rende davvero uniche.

Quali sono i progetti più innovativi a cui state lavorando?
Prima di tutto noi non parliamo più di scarti e nemmeno di sfridi. Noi ormai definiamo tutti i materiali provenienti dalle attività di escavazione del marmo, materie derivate seconde. Tramite un progetto già in essere e che stiamo portando avanti da tempo, riusciamo a ricostruire lastre di marmo unendo tra loro gli scarti di lavorazione. Riconvertire lo scarto in un nuovo prodotto che possa generare nuovi mercati e nuovi posti di lavoro. Non è semplice, però ci stiamo lavorando.

Quindi lo zero stone waste, ovvero l’obiettivo rifiuti zero, la cosiddetta chiusura del cerchio è un obiettivo realmente concreto e raggiungibile?
In alcuni casi lo abbiamo già raggiunto.  Siamo molto avanti. Anche se spesso si parla di cave che vengono coltivate e lavorate solo per generare sottoprodotti per l’industria farmaceutica o per generare carbonato di calcio, dobbiamo dire con forza che questo non è affatto vero. Abbiamo fatto ancora troppo poco per offrire al mercato prodotti di design per l’arredo, ma grazie alle materie derivate seconde abbiamo comunque generato delle industrie che producono prodotti ad alto valore aggiunto. La Marble Way è un consorzio di imprese che operano proprio nell’economia circolare degli scarti. E siamo solo all'inizio.