Il passaggio non è indolore. Per imprese ed enti la sostenibilità significa cambiamenti, riforme, investimenti su prodotti, processi e organizzazione: nuove opportunità da cogliere, costi da pianificare, rischi da gestire, responsabilità inesplorate da affrontare. Servono misurazione, coerenza, strategia. L'impresa di oggi è chiamata ad assumere un ruolo che va oltre il profitto e a evolvere verso funzioni che spesso superano il tradizionale concetto di Corporate Social Responsibility. Sta diventando, a tutti gli effetti, un soggetto politico.
C'è poi un argomento che Improda porta avanti con convinzione: il ruolo dei giovani. Per chi ha diciotto anni oggi, la sostenibilità non è un tema ma un dato, qualcosa di insostituibile e inevitabile. E dato che i giovani sono il futuro dei consumi, ogni impresa che voglia restare competitiva non può ignorarlo. Ci sono i nativi digitali, ma ci sono anche i nativi sostenibili. E spesso coincidono. Anche per questo Improda non condivide il pessimismo di chi vede il nostro paese condannato al declino. Vede invece una risorsa straordinaria, ancora in parte inespressa. I processi innovativi che occorre innescare richiedono infatti un retroterra culturale solido e profondo. Questa è la scommessa italiana, trasformare il valore della cultura in vantaggio competitivo, contaminando tradizione e innovazione. Per fortuna competenza e creatività non mancano, a patto di saperle riconoscere, coltivare, valorizzare.
Su Italia Circolare, con la rubrica Develoopments, porta in scena storie di imprese che stanno ridisegnando i propri modelli di business: startup che trasformano scarti in risorse, aziende storiche che si reinventano, innovatori che trovano nel vincolo della sostenibilità un motore creativo inatteso. Ha esplorato anche il valore sostenibile del brand — come il marchio debba interpretare i cambiamenti dell'economia della complessità e aprirsi alla sostenibilità nelle sue tre dimensioni: economica, sociale, ambientale. Una tesi sviluppata anche nel saggio La Rotta dei Brand (Mincione Edizioni), del quale chi scrive ha avuto il privilegio di firmare la prefazione.
La sua riflessione parte sempre dall'impresa concreta, dalla storia specifica, dal prodotto reale. Non dalla teoria. Perché la sostenibilità, per Improda, non è un principio astratto: è qualcosa che si misura nei processi, nei materiali, nelle scelte quotidiane di chi produce.
In un Paese che fatica a fare sistema, Alberto Improda ha costruito pazientemente, articolo dopo articolo, convegno dopo convegno, un punto di osservazione privilegiato sull'Italia che innova. Un'Italia che spesso non si vede, perché non fa rumore. Ma che esiste, e che lavora. Le zavorre, dice, sono note, da una giustizia civile lenta a un sistema che penalizza chi rischia. La salvezza è altrettanto chiara: l'innovazione creativa e sostenibile del nostro saper fare. Quella capacità tutta italiana di trasformare la complessità in bellezza, il limite in invenzione, la tradizione in futuro.
Alberto Improda è un Protagonista della Sostenibilità.