Dopo decenni di Piani dei Plateatici che scontentano tutti, abitanti ristoratori e commercianti, di Piani dell’arredo e del decoro urbano sempre calati dall’alto e, a volte, una scommessa persa nell’accettazione di una linea comune per arredare la casa di tutti, ovvero gli spazi pubblici di una città, ancora di più di un centro storico, oggi è necessario porre in essere un cambiamento importante nella governance del territorio, quello di coinvolgere la cittadinanza, di promuovere la partecipazione alle scelte di valorizzazione del territorio, anche per sviluppare consapevolezza e responsabilità nei cittadini.
In particolare, di ragionare sulla qualità degli spazi pubblici come luogo di benessere, ma anche di socialità, di mercato diffuso, in un equilibrio tra gli interessi del pubblico e del privato che siano sinergia e collaborazione, mettere al centro gli abitanti.
Quello degli elementi di arredo urbano e dei plateatici è un tema complesso, che tocca decoro urbano, sicurezza, commercio, tutela del patrimonio, diritti degli esercenti, flussi turistici, e normativa locale. Prima di definire nuovi o aggiornati criteri tecnici per l’installazione degli elementi di arredo a definizione delle aree del suolo pubblico e quanto ne consegue è importante raccogliere le istanze, i bisogni dal territorio, definire una panoramica dei problemi e alcune riflessioni su possibili soluzioni, adattabili in base al contesto specifico (città, centro storico, vincoli paesaggistici ecc.) perché questo è un tema condiviso a livello nazionale, soprattutto in luoghi con valenza storica e turistica, e nella progettazione si tende da tempo a riproporre sempre gli stessi schemi, anche per una equità fra esercenti: alcuni possono permettersi arredi costosi, strutture curate, altri no, creando così concorrenza sleale.
Un lavoro di ascolto e di raccolta dati prima della progettazione, che mette al centro il confronto con gli stakeholders del territorio, un nuovo modello di governance.
Urge dunque una riflessione collettiva che, recentemente, è partita dal Comune di Bardolino per coinvolgere i Comuni del Lago di Garda e non solo, proponendosi come tavolo di confronto nazionale perché il tema attiene alla valorizzazione territoriale e alla qualità della vita, per avviare un Piano degli Spazi Pubblici.
Questo strumento di coordinamento, già dal nome, mette in evidenza il punto di osservazione, ovvero quello del “bene comune”; è uno strumento valoriale, non un ennesimo Piano urbanistico, più strategico in funzione della qualità della vita che parte dall’ascolto del territorio e dei suoi abitanti e definisce come progettare insieme, come valorizzare, gestire e monitorare tutti gli spazi di uso pubblico di un territorio comunale.
È un documento che in primis analizza lo stato degli spazi pubblici esistenti, stabilisce linee guida e regole per interventi futuri, coordina progetti, investimenti e manutenzione, migliora qualità urbana, vivibilità e inclusione
Può essere parte del Piano Urbanistico Comunale (Piano degli interventi) oppure un piano tematico autonomo.
Riguarda Piazze e slarghi, Strade, marciapiedi, viali, Parchi e aree verdi, Lungofiumi, waterfront, aree costiere, Spazi scolastici e sportivi aperti, Aree pedonali e ciclabili, Spazi residuali o sottoutilizzati, è flessibile, adattive nell’inclusione di spazi diversi a seconda delle caratteristiche del territorio.
Se i contenuti principali prevedono una mappatura degli spazi pubblici, di plateatici e spazi di commercio, il grado di conservazione e accessibilità, gli usi attuali e criticità, flussi pedonali, ciclabili e veicolari, gestione del traffico, uso temporaneo degli spazi, connessioni tra spazi, criteri di sostenibilità ambientale, gli obiettivi sono migliorare la qualità dello spazio urbano, aumentare decoro, sicurezza e accessibilità, favorire socialità e inclusione, sostenere mobilità sostenibile, rafforzare identità e paesaggio.
Il Piano degli spazi pubblici può ramificarsi oltre, al piano dei plateatici, a quello dell’arredo urbano e del decoro, al Piano del Colore, al piano della mobilità sostenibile (PEBA), ovvero una serie di Layer sovrapposti che costruiscono il concetto di “urbanità”, non necessariamente piani, come oggi la parola suggerisce, ovvero strumento di “divieto” e di limitazione dall’alto. Così anche l’impresa può essere uno stakeholder da coinvolgere per materiali e arredo urbano, illuminazione, verde e alberature, con sperimentazioni e collaborazioni.
Non ultime le scuole, di ogni ordine e grado, possono essere parte integrante del Piano, mettendo in essere collaborazioni fattive, laboratori, per esempio sull’accessibilità dei luoghi, in una forma di educazione attiva alla “civitas” per coltivare il senso di responsabilità del bene comune.
Definire regole e strumenti è un’azione progettuale sempre in fieri, mai calata dall’alto, per definire i criteri per interventi pubblici e privati, il coordinamento con altri piani (mobilità, verde, commercio) e la modalità di gestione e manutenzione
Questo nuovo approccio è importante perché migliora la qualità della vita, rende più attrattivo il comune, riduce conflitti tra usi diversi dello spazio, supporta politiche ambientali e sociali, aiuta ad accedere a finanziamenti pubblici.
Alcuni esempi concreti: trasformazione di strade in strade scolastiche, recupero di piazze come luoghi di incontro, creazione di una rete continua di piste ciclabili, riuso temporaneo di aree dismesse.
Il Piano degli spazi pubblici bene si presta come strumento per la valorizzazione dei nostri Centri storici , magari in luoghi con forte pressione turistica stagionale, centralità di alcune strade o piazze come spazio pubblico principale, centro storico di valore paesaggistico e commerciale, conflitto tra pedoni, biciclette e traffico veicolare, forte uso temporaneo degli spazi (eventi, mercati, manifestazioni), connessione con le frazioni.
Risulta importante definire lo spazio pubblico identitario e di rappresentanza, con l’obiettivo di dare priorità a pedoni e ciclisti, migliorare comfort climatico e qualità paesaggistica e gestire flussi turistici elevati.
Centro storico spazi come piazze, slarghi, vie commerciali per rafforzare la funzione di incontro e socialità, migliorare la qualità dello spazio pubblico, ridurre il traffico di attraversamento, con azioni che prevedano ampliamento delle aree pedonali, regolazione dell’occupazione di suolo pubblico, valorizzazione delle piazze come luoghi civici, uso di materiali coerenti con il contesto storico, gestione degli eventi senza compromettere la vivibilità.
Non secondario è connettere il centro, parti più distanti e frazioni, ridurre conflitti tra pedoni, bici e auto, aumentare il comfort ambientale, offrire spazi fruibili anche dai residenti, ridurre lo squilibrio tra centro e frazioni, creare luoghi di aggregazione locale.
Anche la gestione per uso temporaneo degli spazi è un elemento chiave per la percezione di un corretto equilibrio di gestione del territorio che diventa Bellezza: mercati, eventi enogastronomici, manifestazioni turistiche, il piano può definire aree idonee e non idonee, criteri di allestimento, limiti temporali, tutela dei residenti
Il Piano degli spazi pubblici è dunque modulabile a seconda dei bisogni del territorio e delle priorità, principalmente propone abaco di materiali e arredi, linee guida per suolo pubblico e priorità di intervento, in coordinamento con il Piano della Mobilità, Piano del Verde, Piano del Commercio, Piano del colore, Piano degli arredi e del decoro, ovvero quegli strumenti urbanistici comunali già in essere o da fare: esso è uno strumento di coordinamento partecipativo per migliorare la qualità urbana, rendere il luogo vivibile tutto l’anno, non solo in alta stagione, valorizzare il paesaggio identitario, bilanciare turismo e vita quotidiana dei residenti.
La partecipazione è fondamentale, un coinvolgimento dal basso per arrivare a consapevolezza e responsabilità condivisa; così la prima azione da compiere è quella della raccolta dati bottom up per arrivare a costruire un report che dia l’immagine corrispondente allo stato attuale e alla realtà del territorio, costruire l’immagine percepita da abitanti e visitatori, un’immagine interna ed esterna, e comprendere quale reputazione del luogo vi sia per poter capire punti di forza e di debolezza, comprendere prima di ogni azione i bisogni del territorio e quale relazione vi sia tra interessi pubblici e interessi privati, e il suo riconoscimento.
Successivamente è importante costruire un Gruppo di lavoro eterogeneo con rappresentanti dei commercianti, dei ristoratori, tecnici e professionisti (avvocato, commercialista), Polizia urbana, abitanti (del centro e delle frazioni), ragazzi (in alcuni Comuni esiste La Giunta dei ragazzi) all’interno del quale discutere alcune scelte estetiche e valoriali, avviare un dibattito condiviso, prima di fare delle scelte.
Scelte che magari possono essere applicate ad un “gemello digitale” del territorio, in un nuovo modello di governance che utilizzi in maniera strategica l’AI.
Scendere poi di scala con la partecipazione creando dei sottogruppi di lavoro tematici, sull’accessibilità, sull’identità, sull’idea di “mercato” che possono essere utili per arrivare a “prototipi” o idee pilota da realizzare.
Il mercato, in particolare, come luogo di scambio identitaria dei centri storici italiani, uno scambio non solo economico, ma sociale, che si svolge in una concertazione tra pubblico e privato fin dall’antichità, in quella relazione sociale che c’era tra la bottega medioevale e lo spazio della strada, laboratori e fucine di una creatività sociale che spesso è diventata arte, per fare ritornare i negozi, i luoghi del commercio spazi di comunità.