Una superficie di quasi 3,5 milioni di ettari, più grande della Sicilia: è questo il territorio in più di cui avrebbe bisogno l'Italia per raggiungere l'autosufficienza nelle produzioni di cereali, zucchero e altre colture industriali ed evitare l'import.
Il dato emerge dalla ricerca Il valore del settore agricolo nelle performance di filiera, curata da Nomisma e promossa da Assitol, l'Associazione italiana dell'industria olearia, in occasione del suo cinquantesimo anniversario dalla nascita. “Per comprendere il passato e il presente - ha osservato Riccardo Cassetta, Presidente di Assitol - ci è sembrato giusto partire dallo scenario agricolo in quei settori che ci vedono in prima linea da 50 anni, con un occhio particolare all'evoluzione della spesa degli italiani”.
“La non autosufficienza produttiva dell'Italia esisteva ben prima del conflitto con l'Ucraina, che ha aggravato la situazione - ha sottolineato Denis Pantini, responsabile agroalimentare di Nomisma e curatore della ricerca - a maggior ragione rinunciare alle importazioni per sostituirle integralmente con la produzione nazionale è impensabile, a meno di non voler tagliare in maniera significativa il nostro export di prodotti agroalimentari che, a fine 2021, ha superato i 50 miliardi di euro”. Pesa il sottodimensionamento delle aziende agricole, perlopiù medio-piccole. Più dei tre quarti delle imprese del settore primario si attesta sotto i 10 ettari, mentre soltanto il 4,5% può contare su grandi dimensioni (oltre 50 ettari).
Secondo l'ultimo censimento generale sull'agricoltura, sono le aziende agricole più grandi ad effettuare investimenti in innovazione, una leva strategica in grado di assicurare maggiore redditività e sostenibilità economica alle attività agricole, favorendo l'aumento di produzione. È la stessa ricerca a indicare la sicurezza degli approvvigionamenti (food security) come la priorità, puntando sulla crescita della produzione nazionale. Una soluzione che si scontra con gli obiettivi del Green Deal, la strategia europea che prevede proprio il taglio della produzione, meno agro farmaci e fertilizzanti in nome della sostenibilità.