Basko for Next Gen è un patto tra generazioni per una comunità sostenibile e resiliente. Promuove stili di vita sani e consapevoli, supporta il territorio e coinvolge attivamente le famiglie e le nuove generazioni in progetti educativi, culturali e ambientali. Una proposta concreta per rafforzare il legame tra persone, imprese e istituzioni, con l’obiettivo di costruire insieme un futuro più inclusivo e responsabile.
Dalla produzione al consumo il valore complessivo dello spreco supera 13,5 miliardi di euro, per un quantitativo stimato di oltre 5 milioni di tonnellate di cibo. Questi dati, elaborati dall’Osservatorio Waste Watcher International, tengono il Paese lontano dall’obiettivo di ridurlo della metà entro il 2030. Un risultato che sottolinea come la sfida principale non riguardi soltanto gli aspetti produttivi o logistici delle filiere, ma si giochi soprattutto nelle abitudini quotidiane delle famiglie italiane.
A cinque anni dal 2030
È necessario verificare il percorso compiuto e quello che resta da affrontare rispetto agli impegni assunti a livello internazionale. L’Obiettivo 12.3 dell’Agenda ONU richiede di dimezzare lo spreco alimentare pro capite rispetto ai livelli registrati nel 2015. Per l’Italia, questo implica un traguardo definito: raggiungere i 368,7 grammi settimanali pro capite, ovvero la metà dei 737,4 grammi registrati dieci anni prima. Per centrare questo obiettivo sarebbe necessario ridurre lo spreco domestico di circa 50 grammi a settimana ogni anno tra il 2025 e il 2029, un’impresa che richiede non solo strumenti di misurazione efficaci, ma un cambiamento profondo nei comportamenti individuali e collettivi. Ogni grammo di cibo salvato diventa un contributo concreto non soltanto all’efficienza delle risorse, ma anche alla sostenibilità ambientale e all’equità sociale.
Oltre 1 miliardo di pasti sprecati al giorno
Il fenomeno dello spreco alimentare non è un problema esclusivamente italiano, ma una criticità strutturale a scala globale. Secondo le stime più accreditate, circa un terzo della produzione alimentare mondiale lungo l’intera filiera viene perso o sprecato prima di arrivare al consumo finale. I dati elaborati dal UNEP e richiamati da Coldiretti restituiscono una dimensione particolarmente eloquente del fenomeno: ogni giorno nel mondo viene sprecato cibo equivalente a oltre un miliardo di pasti. Un volume che rende evidente il paradosso di un sistema alimentare globalizzato capace di generare abbondanza e, al tempo stesso, profonde disuguaglianze. Questo squilibrio si manifesta in una fase storica in cui centinaia di milioni di persone continuano a soffrire di insicurezza alimentare, con effetti diretti sulla salute, sulla stabilità sociale e sulle prospettive di sviluppo di intere aree del pianeta. Lo spreco alimentare assume così una valenza che va oltre la dimensione economica e ambientale, configurandosi come una questione etica e sociale: ridurre le perdite e gli sprechi significa intervenire su un nodo centrale di equità, efficienza nell’uso delle risorse e responsabilità collettiva, in un contesto globale sempre più segnato dalla scarsità e dalla pressione sui sistemi naturali.
Il pianeta verso il terzo millennio
Nel nostro Paese, la distribuzione del fenomeno mostra che circa il 60% dello spreco avviene nelle abitazioni private, mentre il restante si colloca tra ristorazione (28%) e commercio al dettaglio (12%). Questa dinamica evidenzia come le abitudini di consumo domestico siano una leva decisiva per invertire la tendenza. Ridurre lo spreco alimentare non è solo un’opportunità per contenere costi e perdite, ma una responsabilità etica: adottare pratiche di consumo più attente rappresenta un contributo collettivo alla tutela delle risorse, alla riduzione degli impatti ambientali e alla promozione di modelli di sviluppo sostenibile.
Tra le strategie più efficaci per ridurre lo spreco emergono i sistemi alimentari locali. Le filiere corte e i modelli di consumo a km zero mostrano di poter ridurre le perdite fino al 70%, grazie a prodotti più freschi, tempi di percorrenza minimi e una maggiore consapevolezza del consumatore. Allo stesso tempo, la ricchezza della tradizione gastronomica italiana testimonia come il recupero possa essere parte integrante della cultura culinaria: dai canederli alla ribollita, dalla pinza veneta alla frittata di pasta, trasformare gli avanzi in piatti ricchi di valore culturale e nutrizionale dimostra che sostenibilità e creatività possono coesistere.
La sfida, a cinque anni dal 2030, è chiara: richiede un impegno collettivo, una trasformazione dei comportamenti e una visione sistemica che integri cittadini, imprese, istituzioni e terzo settore. Ridurre lo spreco alimentare significa ripensare consumi e modelli di sviluppo, e farlo in modo consapevole e coordinato rappresenta una responsabilità condivisa, imprescindibile per abitare in modo sostenibile il pianeta nel terzo millennio.