Basko for Next Gen è un patto tra generazioni per una comunità sostenibile e resiliente. Promuove stili di vita sani e consapevoli, supporta il territorio e coinvolge attivamente le famiglie e le nuove generazioni in progetti educativi, culturali e ambientali. Una proposta concreta per rafforzare il legame tra persone, imprese e istituzioni, con l’obiettivo di costruire insieme un futuro più inclusivo e responsabile.
Il
Galata Museo del Mare di
Genova è il più grande e innovativo museo marittimo del Mediterraneo. Fa parte del Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni insieme al complesso monumentale della Lanterna, al Museo Navale di Pegli e alla Commenda di Pré che ospita il MEI – Museo dell’Emigrazione Italiana.
Quattro piani espositivi raccontano la marineria e la relazione tra Genova e il mare, dal medioevo all’età contemporanea. Visitandolo è possibile “vivere” le ricostruzioni delle imbarcazioni che hanno segnato la storia: una galea di 42 metri di lunghezza rappresenta l’Età del remo, un brigantino l’Età della vela e la ricostruzione degli ambienti di un piroscafo l’Età del vapore. Ma il Galata è tanto altro: percorsi espositivi multimediali e interattivi dedicati alla storia delle migrazioni, una sezione dedicata alle arti figurative, la navigazione e la portualità, la mostra permanente sull’Andrea Doria, la nave più bella, famosa e sfortunata del mondo, il Nazario Sauro, un sommergibile-museo, visitabile nella darsena antistante il Galata.
“
Io Sono Benvenuto” evento organizzato in occasione della
Giornata Mondiale del Rifugiato, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per rafforzare l’impegno globale nella protezione e valorizzazione dei diritti delle persone rifugiate, ha visto insieme, con il sostegno di #BaskoForNextGen, il Galata Museo del Mare e il Museo Egizio a Torino: due città profondamente legate a storie di migrazione e incontro tra culture.
L’edizione genovese è stata coordinata dall’Associazione Promotori Musei del Mare. In questa occasione, #BaskoForNextGen incontra
Pierangelo Campodonico, Direttore del Galata Museo del Mare di Genova.
Cosa significa mettere il mare in un museo?
“Raccontare storie e avventure di donne e uomini che hanno vissuto in epoche anche molto diverse tra loro ma che con il loro vissuto ci insegnano a comprendere meglio il presente. Il nostro museo è uno straordinario contenitore di emozioni, l’allestimento ha creato ambienti immersivi simili a quelli della navi, visitare le sue sale significa lasciarsi trasportare da una macchina del tempo che ci fa scoprire le galere del 500, la meraviglia dell’Andrea Doria, lo sguardo di Cristoforo Colombo e dei popoli che ha incontrato, le tante storie della migrazione italiana nel mondo e l’esperienza unica di visitare un sottomarino calato in acqua. Il Galata nasce sull’idea di costruire esperienze intorno al visitatore e non intorno agli oggetti”.
Il museo quindi come luogo capace di creare empatia attraverso il desiderio di conoscenza.
“La parola empatia è importante, crea comunicazione, ci fa entrare in sintonia con tutto quello che guardiamo. I musei non sono libri che si stampano sulle pareti. Il rischio della museologia è quello dell’autocelebrazione. Entrare in relazione con la storia è utile per superare le tante, troppe barriere che ci dividono. Il museo, raccontando la nostra identità, naturalmente e inevitabilmente, ci unisce, crea rapporti, annulla le differenze. Insieme a quello di Barcellona, il Galata è il più grande museo del Mediterraneo dedicato al mare. Una responsabilità enorme in un tempo come il nostro aggredito dalla crisi climatica che sta cambiando profondamente l’ecosistema del mare: la temperatura dell’acqua ha ormai raggiunto i 29 gradi, le specie tropicali e aliene ci stanno invadendo, il Mediterraneo conteneva il 15% della biodiversità del pianeta, una ricchezza che stiamo inesorabilmente perdendo con conseguenze che oggi non possiamo nemmeno immaginare. Abbiamo un senso sbagliato della inesauribilità della risorsa acqua e questo non cambia solo l’ambiente, l’equilibrio energetico o la presenza di pesci a noi sconosciuti, cambia la vita e il destino delle donne e degli uomini di tutto il pianeta”.
Qual è oggi il ruolo di un museo?
“Dobbiamo essere sentinelle, alimentare una coscienza attiva. 130 mila persone che ogni anno vengono a visitarci offrono un messaggio potente al desiderio di conoscenza che abbiamo il dovere di soddisfare. Questo è il nostro ruolo, questa la nostra responsabilità. “Io sono benvenuto” è stata una bellissima occasione di festa. I rifugiati, i nuovi immigrati, gli italiani e i nuovi italiani, tutti insieme, bambini e adulti di qualsiasi nazionalità per dire che questo mare è nostro, la nostra eredità, il nostro futuro”.
In che modo il museo può e deve essere un modello di inclusione?
“L’attenzione verso il fenomeno migratorio è al centro dell’identità stessa del MU.MA. Il mare è sinonimo di sostenibilità, aiuto e accoglienza, annulla le differenze, ci rende responsabili di un destino comune. Dobbiamo partire proprio dal mare per costruire un nuovo equilibrio tra uomo, natura, risorse e consumo. E quando parliamo di consumo, il retail ha un ruolo importante, decisivo, arriva nelle comunità, si distribuisce sui territori, può rappresentare un modello di educazione al consumo sostenibile, risponde alle esigenze e ai bisogni reali delle persone, ci aiuta a comprendere l’importanza della lotta contro lo spreco alimentare, a non buttare via nulla”.
Tre cose da vedere assolutamente al Galata
"Il terzo piano che ci offre un viaggio appassionante alla scoperta dell’emigrazione italiana, la sezione dedicata all’Andrea Doria, il transatlantico più bello e sfortunato del mondo, e l’immersione all’interno di un sommergibile, una esperienza unica al mondo".