Batterie al litio riciclato? Sì, grazie!

di Claudia Ceccarelli

25/10/2021

Anche quando ci facciamo fautori del riciclo e riuso in nome dell’economia circolare e di un modello virtuoso e sostenibile di produzione e di consumo, spesso non riusciamo a sottrarci alla convinzione che il materiale vergine sia comunque migliore rispetto a quello recuperato. E che quest’ultimo rappresenti pur sempre una seconda scelta, qualcosa di cui accontentarsi data la crisi climatica e la scarsità delle risorse naturali. Anche questo pregiudizio si avvia ad essere smentito, dati scientifici alla mano. 

Ne è un esempio significativo la nuova ricerca condotta su una componente fondamentale per l’elettronica come le batterie al litio. Essenziali per i veicoli elettrici, ma anche per le batterie dei computer e degli smartphone, perché sono capaci di accumulare e rilasciare energia elettrica, grazie al flusso degli elettroni, e soprattutto sono ricaricabili.  
Lo studio, realizzato da Yan Wang, professore di ingegneria meccanica presso il Worcester Polytechnic Institute, insieme a un team di ricercatori del US Advanced Battery Consortium (USABC), e reso noto in questi giorni sulla rivista accademica Joule, ha rivelato che le batterie agli ioni di litio riciclate sono buone quanto, e persino migliori, rispetto alle batterie realizzate con materiali di nuova estrazione.
Nella ricerca, il team ha potuto verificare che i catodi NMC111 riciclati siano effettivamente superiori sia in termini di velocità che di prestazioni del ciclo e lo ha sperimentato con vari test a livello di settore.

In altri termini, il litio recuperato da batterie dismesse ha prestazioni superiori a quello vergine. Ed è davvero un’ottima notizia, sia perché il mercato di questo metallo alcalino, il metallo solido più leggero presente in natura (simbolo chimico Li e numero atomico 3), sta crescendo rapidamente – tra il 2008 e il 2018 la produzione annua totale dei principali Paesi produttori è passata da 25.400 a 85.000 tonnellate -, sia perché l'attività mineraria che porta alla sua estrazione è spesso al centro di polemiche per l’impatto ambientale.

Ad oggi i Paesi che hanno le maggiori riserve di litio sono il Cile, l’Australia, l'Argentina e la Cina. L’Europa ne è quasi totalmente priva, fatta eccezione per piccole quantità in Portogallo, ma di scarsa qualità, e il recente annuncio di una riserva scoperta in Germania,

Ma se il litio australiano proviene da miniere, quello sud americano si trova soprattutto nell'acqua dei laghi salati sotterranei, che viene fatta evaporare in grandi vasche, dopo essere stata portata in superficie. Un metodo estrattivo che viene accusato di causare fenomeni di siccità per il suo effetto di compromissione e prosciugamento anche delle falde sotterranee di acqua potabile, con gravi danni per la qualità della vita e le produzioni agricole delle comunità locali.  

Insieme a Wang e al suo team, ha partecipato allo studio anche A123 Systems, un'azienda che produce batterie, specialmente per le auto elettriche. Gli ingegneri di A123 Systems hanno avuto il compito di eseguire la maggior parte dei test utilizzando un protocollo ideato dall'USABC, elaborato per soddisfare gli obiettivi di fattibilità commerciale per i veicoli elettrici ibridi plug-in. Anche da questi specifici test è emerso che i materiali catodici riciclati sono una ottima alternativa ai materiali vergini.

L'economia circolare delle batterie al litio può porsi pienamente al servizio di scelte sostenibili, valide ed efficaci a tutte le latitudini.   

Tag:  batterie al litio riciclatoeconomia circolaresostenibilità ambientale economica e socialeUS Advanced Battery Consortium (USABC)Worcester Polytechnic InstituteYan Wang

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