Be Me Eyes: infrastruttura intangibile che collega il mondo di chi vede con quello di chi non può farlo

di Arianna Baracco

18/10/2024

Be Me Eyes: infrastruttura intangibile che collega il mondo di chi vede con quello di chi non può farlo

In un mondo in cui l'innovazione corre veloce e le organizzazioni culturali stanno trasformando l'accessibilità in un motore di inclusione, quest’ultima spesso fatica a mantenere il passo. Eppure, se guardiamo con attenzione, scopriamo che sostenibilità, accessibilità e tecnologia sono ormai legati da un filo invisibile, un filo che, tessuto con cura, può trasformare radicalmente la vita di milioni di persone. In questo contesto, l'Agenda 2030 dichiara un obiettivo chiaro: “non lasciare indietro nessuno”. Be My Eyes sembra avvicinarsi sempre di più a questo obiettivo, anzi direi che lo ha centrato. Condivido con voi un caso unico di Circolarità e sharing, ma non parlerò con voi di un oggetto, bensì dell’utilizzo condiviso della vista.

Lanciato nel 2015, Be My Eyes è un fornitore di tecnologie di accesso riconosciuto e premiato a livello mondiale per persone cieche o ipovedenti. Con una comunità globale di 700.000 utenti e 7,7 milioni di volontari, Be My Eyes mette in contatto utenti ciechi e ipovedenti con volontari e aziende vedenti, tramite video in diretta e intelligenza artificiale per affrontare parti inaccessibili della vita quotidiana, sia a casa che al lavoro; il tutto gratuitamente per l'utente finale.
Be My Eyes è presente in più di 150 Paesi in tutto il mondo e i suoi volontari parlano più di 180 lingue. 

Sono rimasta colpita da questa applicazione, che considero un altro caso virtuoso di circolarità e definirei infrastruttura intangibile che collega il mondo di chi vede con quello di chi non può farlo. Al centro di questa innovazione c'è la volontà di superare le sfide quotidiane che una persona non vedente affronta, grazie all'aiuto dei volontari e all'intelligenza artificiale. Un gesto semplice come rispondere ad una chiamata diventa atto di solidarietà, sostenuto da una tecnologia che diventa senza dubbio strumento di inclusione.
 
Be Me Eyes: infrastruttura intangibile che collega il mondo di chi vede con quello di chi non può farlo

Immagina una tua mattina tipo, immagina se domani non dovessi più vedere e dovessi svegliarti in una stanza buia. Ogni oggetto sembrerebbe allontanarsi nel buio, la routine più semplice diventerebbe una ricerca tattile. Eppure, grazie a Be My Eyes, la quotidianità può essere impreziosita da una voce amica, una voce che, tramite una videochiamata, descrive ciò che accade davanti a te. Un'etichetta su una bottiglia, il colore di un abito, un ostacolo in strada: piccoli dettagli che possono fare la differenza e sancire la svolta tra smarrimento e autonomia.

Con oltre 8 milioni di volontari in tutto il mondo. Be My Eyes garantisce un supporto concreto a chi non può affidarsi alla vista, offrendo non solo occhi, ma anche empatia. Oggi grazie a una collaborazione innovativa con Microsoft e Meta, l'app fa un ulteriore passo avanti, mirando a creare modelli di intelligenza artificiale più inclusivi. L'obiettivo è ambizioso: affrontare il vuoto di dati che caratterizza la disabilità nei set di dati pubblici, e garantire che la tecnologia futura non solo consideri le persone con disabilità visiva, ma lo faccia con rispetto e precisione.

In un mondo in cui l'intelligenza artificiale viene addestrata su miliardi di dati includere dati sulla disabilità è un’opportunità unica e preziosa.
Be My Eyes fornirà video raccolti dalla sua piattaforma, resi anonimi e protetti, per aiutare a migliorare l'accuratezza delle descrizioni visive. Microsoft integrerà questi dati, sviluppando soluzioni che finalmente tengono conto delle esperienze reali di chi affronta la cecità ogni giorno contribuendo e arricchendo le banche dati.

Questo passaggio è cruciale non solo per chi ha una disabilità visiva, ma per tutta la società. La sostenibilità non può essere un concetto esclusivo: deve includere ogni singola persona, riconoscendo il valore della diversità e l’implicito dovere della condivisione. E quando parliamo di sostenibilità, l'accessibilità diventa il suo riflesso più umano. 
 
Be Me Eyes: infrastruttura intangibile che collega il mondo di chi vede con quello di chi non può farlo

Altra partnership rivoluzionaria partita il mese scorso è quella con Meta che ha fornito il suo pluripremiato know-how sugli occhiali intelligenti Ray-Ban Meta, che uniscono tecnologia all'avanguardia e il design iconico che tutti noi conosciamo.

In una prima assoluta sul mercato, la partnership tra Ray-Ban Meta e Be My Eyes consentirà all'utente di avviare l'esperienza "Call a Volunteer" di Be My Eyes interamente tramite comando vocale. Dire "Hey Meta, Call a Volunteer on Be My Eyes" metterà in contatto gli utenti con un volontario vedente, che parla la lingua dell'utente, tramite una chiamata video unidirezionale e audio bidirezionale. Grazie a questa integrazione, il volontario vedrà attraverso la lente degli occhiali intelligenti per fornire una descrizione in tempo reale all'utente tramite i suoi altoparlanti open-ear, per le attività quotidiane come impostare un termostato, trovare la corsia giusta al supermercato o preparare i pasti, il tutto mantenendo le mani libere dell'utente. Il servizio Be My Eyes è completamente gratuito per l'utente finale ed è già disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.

CEO Mike Buckley commenta nel comunicato stampa: "La nostra collaborazione con Meta lancia un'esperienza che affronta qualcosa che la nostra comunità di utenti ciechi e ipovedenti richiede da molto tempo, ovvero l'accesso a mani libere ai nostri servizi”.

Non lasciare indietro nessuno, questo è l'imperativo morale prossimo nell’agenda 2030, che ha messo nero su bianco l’esigenza di incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile.
Tecnologia e sostenibilità possono sembrare mondi distanti, ma in realtà condividere una stessa responsabilità: creare un mondo più equo e inclusivo. Un mondo in cui ogni voce, ogni colore e ogni esperienza, conti davvero. E in questa missione, Be My Eyes ci ricorda che la vera innovazione non è soltanto tecnica, ma anche etica: si tratta di costruire un futuro dove nessuno, davvero, venga lasciato indietro, insieme.