Immagina una tua mattina tipo, immagina se domani non dovessi più vedere e dovessi svegliarti in una stanza buia. Ogni oggetto sembrerebbe allontanarsi nel buio, la routine più semplice diventerebbe una ricerca tattile. Eppure, grazie a Be My Eyes, la quotidianità può essere impreziosita da una voce amica, una voce che, tramite una videochiamata, descrive ciò che accade davanti a te. Un'etichetta su una bottiglia, il colore di un abito, un ostacolo in strada: piccoli dettagli che possono fare la differenza e sancire la svolta tra smarrimento e autonomia.
Con oltre 8 milioni di volontari in tutto il mondo. Be My Eyes garantisce un supporto concreto a chi non può affidarsi alla vista, offrendo non solo occhi, ma anche empatia. Oggi grazie a una collaborazione innovativa con Microsoft e Meta, l'app fa un ulteriore passo avanti, mirando a creare modelli di intelligenza artificiale più inclusivi. L'obiettivo è ambizioso: affrontare il vuoto di dati che caratterizza la disabilità nei set di dati pubblici, e garantire che la tecnologia futura non solo consideri le persone con disabilità visiva, ma lo faccia con rispetto e precisione.
In un mondo in cui l'intelligenza artificiale viene addestrata su miliardi di dati includere dati sulla disabilità è un’opportunità unica e preziosa.
Be My Eyes fornirà video raccolti dalla sua piattaforma, resi anonimi e protetti, per aiutare a migliorare l'accuratezza delle descrizioni visive. Microsoft integrerà questi dati, sviluppando soluzioni che finalmente tengono conto delle esperienze reali di chi affronta la cecità ogni giorno contribuendo e arricchendo le banche dati.
Questo passaggio è cruciale non solo per chi ha una disabilità visiva, ma per tutta la società. La sostenibilità non può essere un concetto esclusivo: deve includere ogni singola persona, riconoscendo il valore della diversità e l’implicito dovere della condivisione. E quando parliamo di sostenibilità, l'accessibilità diventa il suo riflesso più umano.