Al Cairo la diffusione delle macchine automatiche per la raccolta e il riciclo di bottiglie di plastica e lattine sta facendo emergere un confronto tra innovazione tecnologica e un sistema di gestione dei rifiuti che nella capitale egiziana si basa da decenni anche sul lavoro degli zabbaleen, i raccoglitori informali che prelevano i rifiuti porta a porta, li trasportano nei centri di selezione e recuperano i materiali rivendibili.
La questione è esplosa alla fine di agosto nel quartiere di Dokki, a Giza, dove sono state installate due reverse vending machine: apparecchi nei quali i cittadini possono conferire bottiglie e lattine ricevendo in cambio premi, tra cui credito telefonico. Macchine analoghe erano già presenti da tempo in università, club privati, centri commerciali e complessi residenziali, ma la loro comparsa in un quartiere servito tradizionalmente dagli zabbaleen ha provocato le proteste della categoria.
A contestare il progetto non è stata la tecnologia in sé, ma il rischio che i raccoglitori vengano esclusi dalla nuova filiera. Shehata El-Moqaddas, presidente del sindacato egiziano degli zabbaleen, ha spiegato a Reuters che il problema riguarda il mancato coinvolgimento dei lavoratori nel nuovo sistema. Dopo che il caso è diventato pubblico, il governatorato di Giza ha avviato un confronto con la categoria e, secondo El-Moqaddas, è stato raggiunto un accordo affinché gli zabbaleen possano occuparsi anche dello svuotamento delle macchine, acquistandone il contenuto dall’operatore. Il portavoce del governatorato, Mohamed Marei, ha confermato a Reuters che è in corso un lavoro per integrare i raccoglitori nella nuova organizzazione.
Le preoccupazioni hanno una base economica precisa. Secondo Al-Ahram Hebdo, i materiali intercettati dalle macchine sono anche quelli con maggiore valore commerciale. Una tonnellata di lattine di alluminio può arrivare a valere circa 115.000 sterline egiziane, mentre per la plastica i valori riportati dalla testata oscillano tra 12.000 e 25.000 sterline a tonnellata. La vendita dei materiali recuperati costituisce una componente rilevante dei ricavi della raccolta tradizionale.
Gli zabbaleen rappresentano infatti ancora una componente importante del sistema dei rifiuti della capitale. Secondo le stime citate da Reuters, possono raccogliere fino a circa la metà dei rifiuti prodotti dal Cairo e riciclare intorno all’80% del materiale raccolto. Il loro modello prevede la separazione manuale dei rifiuti e la successiva vendita di plastica, vetro, carta, metalli e altri materiali recuperabili.
Parallelamente, l’Egitto sta cercando di ampliare i sistemi formali di raccolta differenziata. A giugno il ministero dello Sviluppo locale e dell’Ambiente ha inaugurato nella Nuova Capitale Amministrativa le prime tre macchine per il recupero automatico di contenitori in plastica e metallo. Secondo l’Agenzia egiziana per gli affari ambientali, l’iniziativa è stata avviata per incentivare la partecipazione dei cittadini alla raccolta e al riciclo dei rifiuti e rientra nelle politiche nazionali per l’economia circolare.
Le macchine installate a Dokki sono prodotte da ZeroPrime Technologies, società fondata dall’imprenditore Eslam El-Refaey. Reuters riferisce che il progetto era stato presentato nel 2023 nell’edizione egiziana di Shark Tank e che l’azienda punta a installare 20.000 macchine in tutto il Paese entro il 2030. El-Refaey ha dichiarato all’agenzia che l’attività, inizialmente finanziata attraverso acceleratori privati, oggi si autofinanzia e registra margini di profitto compresi tra il 30 e il 40%.
Il piano di espansione è stato ripreso anche dalla stampa egiziana. Al-Ahram Business ha ricostruito il percorso del progetto, nato con il nome Can Bank, ricordando che il modello prevede la restituzione delle confezioni in cambio di punti, credito telefonico, sconti o premi. La testata indica inoltre che il numero di imprese attive nel riciclo in Egitto era salito a circa 3.300 alla fine del 2024, comprendendo operatori nei comparti della plastica, carta, vetro, metalli, pneumatici, rifiuti elettronici e altri materiali.
Il confronto di Dokki si inserisce quindi in un processo più ampio di trasformazione della gestione dei rifiuti egiziana. Secondo Yasser Abdullah, a capo dell’autorità nazionale di regolazione del settore citato da Al-Ahram Hebdo, il tasso di riciclo in Egitto è passato da circa il 12% prima del 2020 a quasi il 50%. Le autorità locali sostengono che le nuove tecnologie non debbano sostituire gli operatori esistenti: il responsabile del distretto di Dokki, Mohamed Rizk, ha dichiarato ad Al-Ahram che l’obiettivo è razionalizzare la raccolta, favorire la separazione dei materiali alla fonte e integrare gli zabbaleen nella gestione di quanto raccolto dalle macchine.
È su questa integrazione che si concentra ora il confronto tra amministrazioni, aziende tecnologiche e operatori tradizionali. L’ex ministra dell’Ambiente egiziana Laila Iskandar ha dichiarato a Reuters che le riforme del settore dovrebbero formalizzare il ruolo degli zabbaleen anziché sostituirli. Una posizione che richiama anche le precedenti esperienze del Cairo: i tentativi avviati nei primi anni Duemila di affidare parte della raccolta a società straniere incontrarono infatti l’opposizione dei raccoglitori e non riuscirono a sostituire completamente il sistema informale.