Il rapporto Ember evidenzia come il destino della transizione energetica globale dipenda in gran parte da quattro attori principali: Cina, Stati Uniti, India e Unione Europea, che insieme rappresentano quasi i due terzi della domanda mondiale di elettricità e delle relative emissioni.
La Cina si conferma il leader assoluto e indiscusso. Nel primo semestre del 2025, Pechino ha coperto l'intera crescita della sua domanda elettrica (+4,2%) esclusivamente con energia pulita.
Il solare cinese è cresciuto del 43%, rappresentando l'85% dell'aumento della produzione elettrica nazionale e il 55% della crescita solare globale. Ancora più impressionante è il dato sull'eolico: la Cina ha contribuito all'82% della crescita mondiale di questa fonte. Grazie a questo boom, l'uso del carbone in Cina è diminuito del 2%, portando a una riduzione delle emissioni del settore del 1,7%.
In India,
la crescita della produzione pulita è stata tre volte superiore all'aumento della domanda. Questo risultato eccezionale è stato favorito da due fattori: installazioni record di impianti solari ed eolici e un clima più mite che ha ridotto il fabbisogno per il condizionamento dell'aria. La produzione solare indiana è aumentata di 17 TWh (+25%), portando a un calo del carbone del 3,1% e delle emissioni del 3,6%.
Gli USA rappresentano l'unica nota stonata tra le grandi economie. Qui, la crescita delle rinnovabili non è riuscita a tenere il passo con un aumento robusto della domanda (+3,6%), spinta dai centri dati e dal settore manifatturiero. Di conseguenza, la generazione da carbone è aumentata del 17% (+51 TWh) per colmare il vuoto lasciato dalle rinnovabili e sostituire in parte il gas, i cui prezzi sono rincarati. Questo ha portato a un
incremento delle emissioni del 4,3%.
Nell'UE, il solare ha registrato una crescita eccezionale del 24%, diventando a giugno la principale fonte di elettricità del blocco. Tuttavia, condizioni meteorologiche sfavorevoli hanno causato un calo dell'8,5% nell'eolico e del 17% nell'idroelettrico, a causa di siccità e ondate di calore. Per compensare queste carenze, la generazione da gas è aumentata del 14%, portando a un lieve incremento delle emissioni complessive del 4,8%.