Prima di entrare nel merito del confronto, vale la pena fotografare lo stato di salute delle due filiere, così come emerso dai rapporti più recenti presentati nelle scorse settimane. Partiamo dalla plastica. Corepla ha certificato per il 2025 una raccolta differenziata urbana di imballaggi in plastica vicina a 1,3 milioni di tonnellate, pari a 27 kg per abitante e in crescita del 3,75% sul 2024. Il sistema consortile ha coinvolto oltre 7.500 Comuni, raggiungendo circa il 98% della popolazione italiana. Sul fronte riciclo, sono state avviate a riciclo 1,18 milioni di tonnellate di imballaggi, di cui 970mila tonnellate effettivamente riciclate. In sintesi parliamo di un tasso del 49,6% sull'immesso al consumo, sostanzialmente allineato al target europeo del 50% fissato per il 2025. Sul fronte carta, il 31° Rapporto Annuale di Comieco racconta una filiera ancora più matura. Nel 2025 la raccolta differenziata di carta e cartone ha sfiorato i 4 milioni di tonnellate, con una media nazionale di 67,5 kg per abitante e un tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici che raggiunge il 93,1%, oltre otto punti sopra il target europeo dell'85% fissato al 2030. Un dato che colloca l'Italia tra i sistemi più virtuosi d'Europa per questo materiale, un primato che emerge con ancora più forza se confrontato con paesi come Germania e Francia, storicamente più indietro sul riciclo degli imballaggi cellulosici e oggi chiamati a un recupero più deciso per allinearsi ai target comunitari, e che aiuta a capire perché, nel confronto del 9 giugno, sia Castellini sia Campelli abbiano guardato al PPWR come a un regolamento che, più che innovare, prova a portare l'Europa al livello già raggiunto dal sistema italiano.
Vantaggi competitivi e criticità
Su un punto, Castellini e Campelli si sono trovati d'accordo. il PPWR è un buon regolamento nei principi, ma arriva in ritardo rispetto al sistema italiano, che su riciclo e gestione degli imballaggi era già più avanzato. È un po' come se, in un gran premio di Formula 1, l'ingresso della safety car azzerasse i distacchi tra chi è in testa e chi insegue. In altre parole, un regolamento pensato per portare l'Europa al livello dei sistemi più virtuosi che rischia di appiattire i vantaggi costruiti da chi, come l'Italia, era già partito prima. Per capire la portata di questo "azzeramento" vale la pena ripercorrere le scadenze principali del regolamento, entrato in vigore il 12 febbraio 2025 e pienamente applicabile dal 12 agosto 2026. Dal 2030 tutti gli imballaggi immessi sul mercato UE dovranno essere riciclabili secondo tre classi di prestazione che ne determina la qualità, A (riciclabilità pari o superiore al 95%), B (80-95%) e C (70-80%), mentre le classi inferiori al 70% saranno vietate. Dal 2038 anche la classe C uscirà di scena. Al 2035 è fissato invece l'obbligo di "riciclabilità su larga scala", legato all'effettiva disponibilità di impianti e infrastrutture nell'UE in grado di trattare quel tipo di imballaggio. A questi si aggiungono target di riduzione dei rifiuti pro capite (-5% al 2030, -10% al 2035, -15% al 2040 rispetto al 2018) e, soprattutto, obblighi di riutilizzo che dal 2030 riguarderanno gli imballaggi per trasporto, quelli raggruppati e una quota delle bevande vendute nel canale HORECA e nella grande distribuzione. È proprio su questo fronte che si concentra la critica di Campelli. Introdurre soglie obbligatorie di riuso per il settore beverage significa, di fatto, anteporre un modello ancora da costruire a un sistema di riciclo della plastica che in Italia ha già raggiunto risultati che pochi altri paesi europei possono vantare. Castellini ha ricordato come la carta vanti già oggi un primato in termini di riciclabilità e contenuto riciclato rispetto ai target fissati dal nuovo regolamento grazie alla rigenerazione della fibra. Campelli, dal canto suo, porta avanti da tempo una lettura critica dell'impostazione del regolamento. Nella sua visione il PPWR rischia di presentarsi come una norma pensata contro la plastica in sé, più che come uno strumento equilibrato, perché non tiene sufficientemente conto dei benefici igienico-sanitari, di trasporto e di conservazione che l'imballaggio in plastica garantisce, né valorizza a sufficienza un sistema di raccolta differenziata che in Italia è già un caso di eccellenza a livello europeo. Una posizione che si lega anche a una critica di metodo che consiste nell'aver anteposto il riutilizzo al riciclo, proprio mentre la filiera italiana del riciclo della plastica ottiene risultati che pochi altri paesi possono vantare. Da una parte la rivendicazione di un traguardo già raggiunto dalla carta, dall'altra la richiesta di non perdere, nell'inseguimento di obiettivi comuni, il valore di un sistema che in Italia funziona già bene e la difesa della plastica come materiale che resta, in molti utilizzi, insostituibile per la sua funzione di protezione e presidio igienico-sanitario.