Carta e plastica per una responsabilità condivisa del packaging del futuro. È questa la vera sfida del PPWR?

di Paolo Marcesini

23/07/2026

Carta e plastica per una responsabilità condivisa del packaging del futuro. È questa la vera sfida del PPWR?
Prima di entrare nel merito del confronto, vale la pena fotografare lo stato di salute delle due filiere, così come emerso dai rapporti più recenti presentati nelle scorse settimane. Partiamo dalla plastica. Corepla ha certificato per il 2025 una raccolta differenziata urbana di imballaggi in plastica vicina a 1,3 milioni di tonnellate, pari a 27 kg per abitante e in crescita del 3,75% sul 2024. Il sistema consortile ha coinvolto oltre 7.500 Comuni, raggiungendo circa il 98% della popolazione italiana. Sul fronte riciclo, sono state avviate a riciclo 1,18 milioni di tonnellate di imballaggi, di cui 970mila tonnellate effettivamente riciclate. In sintesi parliamo di un tasso del 49,6% sull'immesso al consumo, sostanzialmente allineato al target europeo del 50% fissato per il 2025. Sul fronte carta, il 31° Rapporto Annuale di Comieco racconta una filiera ancora più matura. Nel 2025 la raccolta differenziata di carta e cartone ha sfiorato i 4 milioni di tonnellate, con una media nazionale di 67,5 kg per abitante e un tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici che raggiunge il 93,1%, oltre otto punti sopra il target europeo dell'85% fissato al 2030. Un dato che colloca l'Italia tra i sistemi più virtuosi d'Europa per questo materiale, un primato che emerge con ancora più forza se confrontato con paesi come Germania e Francia, storicamente più indietro sul riciclo degli imballaggi cellulosici e oggi chiamati a un recupero più deciso per allinearsi ai target comunitari, e che aiuta a capire perché, nel confronto del 9 giugno, sia Castellini sia Campelli abbiano guardato al PPWR come a un regolamento che, più che innovare, prova a portare l'Europa al livello già raggiunto dal sistema italiano.

Vantaggi competitivi e criticità
Su un punto, Castellini e Campelli si sono trovati d'accordo. il PPWR è un buon regolamento nei principi, ma arriva in ritardo rispetto al sistema italiano, che su riciclo e gestione degli imballaggi era già più avanzato. È un po' come se, in un gran premio di Formula 1, l'ingresso della safety car azzerasse i distacchi tra chi è in testa e chi insegue. In altre parole, un regolamento pensato per portare l'Europa al livello dei sistemi più virtuosi che rischia di appiattire i vantaggi costruiti da chi, come l'Italia, era già partito prima. Per capire la portata di questo "azzeramento" vale la pena ripercorrere le scadenze principali del regolamento, entrato in vigore il 12 febbraio 2025 e pienamente applicabile dal 12 agosto 2026. Dal 2030 tutti gli imballaggi immessi sul mercato UE dovranno essere riciclabili secondo tre classi di prestazione che ne determina la qualità, A (riciclabilità pari o superiore al 95%), B (80-95%) e C (70-80%), mentre le classi inferiori al 70% saranno vietate. Dal 2038 anche la classe C uscirà di scena. Al 2035 è fissato invece l'obbligo di "riciclabilità su larga scala", legato all'effettiva disponibilità di impianti e infrastrutture nell'UE in grado di trattare quel tipo di imballaggio. A questi si aggiungono target di riduzione dei rifiuti pro capite (-5% al 2030, -10% al 2035, -15% al 2040 rispetto al 2018) e, soprattutto, obblighi di riutilizzo che dal 2030 riguarderanno gli imballaggi per trasporto, quelli raggruppati e una quota delle bevande vendute nel canale HORECA e nella grande distribuzione. È proprio su questo fronte che si concentra la critica di Campelli. Introdurre soglie obbligatorie di riuso per il settore beverage significa, di fatto, anteporre un modello ancora da costruire a un sistema di riciclo della plastica che in Italia ha già raggiunto risultati che pochi altri paesi europei possono vantare. Castellini ha ricordato come la carta vanti già oggi un primato in termini di riciclabilità e contenuto riciclato rispetto ai target fissati dal nuovo regolamento grazie alla rigenerazione della fibra. Campelli, dal canto suo, porta avanti da tempo una lettura critica dell'impostazione del regolamento. Nella sua visione il PPWR rischia di presentarsi come una norma pensata contro la plastica in sé, più che come uno strumento equilibrato, perché non tiene sufficientemente conto dei benefici igienico-sanitari, di trasporto e di conservazione che l'imballaggio in plastica garantisce, né valorizza a sufficienza un sistema di raccolta differenziata che in Italia è già un caso di eccellenza a livello europeo. Una posizione che si lega anche a una critica di metodo che consiste nell'aver anteposto il riutilizzo al riciclo, proprio mentre la filiera italiana del riciclo della plastica ottiene risultati che pochi altri paesi possono vantare. Da una parte la rivendicazione di un traguardo già raggiunto dalla carta, dall'altra la richiesta di non perdere, nell'inseguimento di obiettivi comuni, il valore di un sistema che in Italia funziona già bene e la difesa della plastica come materiale che resta, in molti utilizzi, insostituibile per la sua funzione di protezione e presidio igienico-sanitario.
 
Carta e plastica per una responsabilità condivisa del packaging del futuro. È questa la vera sfida del PPWR?
Il futuro del packaging
Il packaging non è più solo funzione logistica, è comunicazione, leva di sostenibilità, risposta normativa. Intelligenza artificiale, design circolare, nuovi materiali e consumatori sempre più consapevoli ne stanno ridisegnando il perimetro. Abbiamo chiesto a entrambi come immaginano il settore tra dieci anni. Per Castellini il cambiamento è già in atto da tempo. Il packaging ha smesso da vent'anni di essere solo un contenitore per il trasporto e la protezione delle merci, diventando parte integrante del prodotto stesso, uno strumento di marketing, riconoscibilità e fidelizzazione del cliente. Non a caso Smurfit Westrock ha sviluppato centri di eccellenza dove il design degli imballaggi viene testato anche attraverso strumenti di eye-tracking, per capire come un packaging cattura l'attenzione sullo scaffale. In una prospettiva di lungo periodo, Castellini sottolinea come il settore, che in Europa vale circa 170 miliardi di euro e oltre due milioni di posti di lavoro, con una crescita annua superiore a quella del PIL dei principali paesi europei, porti con sé anche una responsabilità crescente: pensare fin dalla progettazione a cosa succede all'imballaggio una volta esaurita la sua funzione. Il progetto Better Planet Packaging, lanciato da Smurfit Westrock nel 2018, punta a ripensare gli imballaggi riducendone l'impatto e puntando sulla circolarità, sostituendo, dove possibile, materiali ad alto impatto ambientale come plastica e polistirolo con soluzioni a base di carta e cartone. Per Castellini non si tratta di un'operazione di marketing ma di un'assunzione di responsabilità che coincide con l'identità stessa dell'azienda, sostenuta da una rete globale di oltre duemila designer specializzati in ecopackaging.
Anche per Campelli il futuro si gioca sull'innovazione tecnologica della filiera del riciclo. Da anni Corepla segue con attenzione lo sviluppo del riciclo chimico come tecnologia complementare al riciclo meccanico, capace di dare nuova vita anche agli imballaggi più complessi, quelli multimateriale che oggi sono più difficili da riciclare. Si tratta però di un terreno ancora poco definito sul piano normativo: gli atti delegati che dovranno stabilire i criteri di progettazione per il riciclo e le metodologie di calcolo delle classi di riciclabilità sono attesi solo entro il 2028, e non è ancora chiaro se e in che misura il riciclo chimico verrà conteggiato ai fini dei target PPWR al 2030 e al 2035. Un'incertezza che pesa sulle scelte di investimento dell'intera filiera. La sfida che Campelli vede all'orizzonte resta comunque duplice, da un lato investire in ricerca e sviluppo per trattare imballaggi sempre più performanti, dall'altro intervenire già in fase di progettazione per conciliare alte prestazioni e facilità di riciclo, in un approccio integrato tra le diverse tecnologie disponibili.
In sintesi il confronto tra Castellini e Campelli conferma il ruolo della carta come modello di riferimento per il packaging sostenibile. Un primato costruito con risultati concreti grazie a una filiera capace di riciclare il 93% degli imballaggi immessi al consumo, uno standard che l'intero sistema europeo dovrebbe porsi come obiettivo. Questo non significa che il futuro del packaging possa prescindere dalla plastica. Vi sono ambiti come la sicurezza alimentare, la sterilità in campo sanitario e l'efficienza logistica, in cui questo materiale continua a offrire garanzie che nessuna alternativa è oggi in grado di replicare con pari efficacia. La responsabilità che ci troviamo ad affrontare, come sistema Paese, non è dunque quella di sostituire un materiale con un altro, ma di accompagnare ciascuna filiera verso il proprio miglior standard possibile. Lo possiamo fare consolidando il primato della carta e accelerando il percorso di riduzione dell'impatto ambientale della plastica, valorizzando un sistema di riciclo che l'Italia ha già dimostrato di saper gestire con efficacia superiore alla media europea. È questo l'equilibrio che il PPWR dovrebbe promuovere, senza appiattire i vantaggi che chi è partito prima ha saputo costruire, guardando a un futuro più sostenibile anche dal punto di vista normativo ed economico.

In collaborazione con Smurfit Westrock Italia