Cartolina Tessile. Rifiuti tessili e abiti usati in movimento.

di Irene Ivoi

09/11/2021

Foto di Bruno/Germany da Pixabay
Ecco in sintesi cosa riscontro da segnali diversi, che da più parti intercetto in questo periodo.

A tale riguardo anche il convegno di EcomondoEconomia circolare nella filiera dell’abbigliamento e del tessile” ci offre una visione rotonda degli umori e gli andamenti del periodo. D’altronde l’obbligo di raccolta differenziata a partire dal 1 gennaio del 2022 per la frazione dei rifiuti tessili, se non verrà prorogato a nuova data, impone nuove domande e responsabilità.
E anche se qualcuno dice che: “tanto cambierà poco perché al massimo chi non fa questo tipo di raccolta inserirà dei cassoni dedicati nelle proprie ecopiazzole”, resta vero che se si vuole dare un futuro riutilizzo a questi abiti dismessi, la raccolta (in particolare) va gestita con cura.
Pena la non valorizzazione economica dell’intercettato. I margini di guadagno che, grazie a riciclo e riutilizzo (in particolare) hanno consentito a diversi operatori del terzo settore di agire senza pesare economicamente sui piani di gestione del servizio di comuni ed enti gestori, sono infatti sempre più risicati.

Non da oggi oramai questi operatori faticano a riconoscere agli stakeholder pubblici risorse economiche.
Faticano anche a effettuare e garantire il servizio come finora è quasi sempre avvenuto.
Perché la qualità del raccolto è bassa, perché tanti produttori di capi hanno avviato raccolte dedicate nei propri punti vendita (togliendo quantità e qualità ai cassonetti), perché app abilitanti scambi di beni usati concorrono nel togliere dalla circolazione ciò che genera guadagno.

È arrivato oramai il momento di istituire un regime di EPR (responsabilità estesa del produttore) per iniettare nel sistema nuove risorse anche economiche in grado di farlo stare in piedi come previsto dal nuovo D.lgs 152, modificato nel settembre 2020.
Perché questa frazione è imponente, è oggetto di una textile Strategy europea (che vedrà la luce entro quest’anno) e quindi serve disegnare raccolte più accurate (anche individuando target specifici a cui dare attenzione e strumenti dedicati), serve finanziare attività di ricerca per sorting e quindi riciclaggio (evitare che quote significative finiscano nel sud asiatico per poi tornare qui) visto che anche queste materie prime registrano prezzi in salita, serve comunicare a tutti che la rivoluzione green inizia dai nostri acquisti, serve costruire servizi di manutenzione e riparazione che, per quanto più diffusi negli ultimi anni, sono ancora risibili.

Tamborini, SMI -Sistema Moda Italia- nel convegno sopra citato ci ricorda che il 60% del lusso mondiale si fa in Italia e che i produttori italiani nell’assunzione delle responsabilità ambientali hanno un ruolo cruciale. Ed è quindi meglio (leggo io tra le righe) riconoscerlo subito e trasformare le minacce in opportunità invece che farsi imporre nuove regole green.
Pare che la media mondiale di acquisto di capi finiti sia di 20/25 a testa ogni anno: è ovvio che ci sono quelli che ne comprano 40 e altri 4. Tuttavia sono questi i numeri su cui agire perché serve in primis iniziare a fare prevenzione: meno acquisti e più duraturi nel tempo.
Sembra l’eco dello slogan di due mesi fa di Giorgio Armani quando, in occasione della design week di settembre 2021, disse che la moda doveva ispirarsi al mondo del product design: pensare prodotti destinati a durare.

Questa è la vera prevenzione che ci meritiamo di compiere, dopo anni insani e irragionevoli, e, please, senza falsa autocoscienza. La nascita infatti di regimi di responsabilità estesa toccherà inevitabilmente anche il nostro portafoglio visto che per ogni tovaglia o T-shirt che compreremo ci sarà una, visibile o invisibile, fee destinata a coprire i costi finanziari del dopo, cioè del suo fine vita.
Ecco cosa ci lascia il dilagante fast fashion, tanto criticato negli ultimi mesi/anni, ma sotto sotto tanto apprezzato e amato da fasce di popolazione ampie e che si fanno ancora poche domande.

Il ministero della Transizione ecologica sta prestando massima attenzione al tema; le priorità sono chiare: criteri di End of Waste per gestire più agilmente gli scarti preconsumo e istituzione dei regimi di EPR. Speriamo allora che tutto ciò sia in dirittura di arrivo.
 

Tag:  economia circolareEconomia circolare del settore tessileresponsabilità estesa del produttorerifiuti tessili

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