Cinque ingredienti per disegnare il futuro del packaging

di Andrea Begnini

21/05/2026

Cinque ingredienti per disegnare  il futuro del packaging
La carta è sostenibile e circolare per natura. Viene dalla terra e le sue fibre possono essere riutilizzate fino a sette volte, generando nuova carta e dando vita a un esempio concreto di economia circolare. Come ha raccontato l’amministratore delegato di Smurfit Westrock Italia, Gianluca Castellini, nel corso della sua introduzione, il packaging è indispensabile perché custodisce e protegge le merci dal luogo di produzione a quello di consumo. Inoltre, da circa vent’anni svolge anche una funzione di comunicazione e fidelizzazione che lo ha reso un alleato strategico e competitivo per le imprese.
In Europa il settore vale 170 miliardi di euro, dà lavoro a oltre due milioni di persone e cresce tra il 3% e il 4% all’anno, ben al di sopra del PIL dei principali Paesi europei.
Ogni crescita porta con sé nuove responsabilità. Terminata la sua funzione, il packaging diventa infatti rifiuto. I dati Eurostat lo confermano: nel 2001 ogni cittadino europeo produceva 155 chili di rifiuti da imballaggio; nel 2021 erano già 175 e le proiezioni per il 2030, in assenza di interventi normativi e cambiamenti nei modelli di consumo, parlano di 220 chili a testa. L’e-commerce, l’home delivery e la proliferazione delle monoconfezioni sono tendenze che spingono nella stessa direzione, cioè verso l’aumento dell’uso del packaging.
Non a caso l’Unione Europea ha varato il PPWR, Packaging and Packaging Waste Regulation, proprio con l’obiettivo di ridefinire le regole del gioco e invertire la rotta. L’Italia, da questo punto di vista, parte da una posizione di forza perché, con un tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici del 92,5%, ha già superato l’obiettivo fissato dall’UE per il 2030. Ma il riciclo, da solo, non basta più.
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Tre driver per una crescita sostenibile
Quali possono essere oggi gli snodi decisivi per il settore? Secondo Gianluca Castellini sono tre. Il primo è la monomaterialità, perché riciclo e riuso hanno maggiori probabilità di essere effettuati correttamente se il packaging viene smaltito nello stesso modo. Se invece compro un televisore e la scatola è in cartone, gli angolari sono in polistirolo e il prodotto è avvolto nella plastica, allora per riciclare correttamente tutto bisogna essere quasi ingegneri della sostenibilità. Altrimenti si finisce per buttare via tutto nell’indifferenziata. Il secondo snodo strategico riguarda l’ecodesign e quindi la progettazione di packaging che utilizzino solo il materiale strettamente necessario. Il terzo driver è la biodegradabilità. Alcuni materiali hanno impatti ambientali inferiori rispetto ad altri ed è un ambito sul quale si può e si deve lavorare ancora molto.

 
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Quali prospettive per lo sviluppo competitivo e sostenibile del packaging
Andrea Bizzi, direttore generale di Erion Packaging, ha posto l’accento sulla necessità di costruire un vero mercato unico europeo delle materie prime seconde, sottolineando come, senza adeguati incentivi all’utilizzo di materiale riciclato, la circolarità rischi di restare più un obiettivo dichiarato che una pratica diffusa. Il tema degli strumenti economici e normativi è centrale per rendere il riuso delle materie prime competitivo e sistematico.
Diego Capocci, direttore Gestione Operativa di Milano Ristorazione, ha evidenziato come le scelte sostenibili delle imprese siano oggi sotto la lente di un pubblico sempre più attento e consapevole. Le nuove generazioni, in particolare, non si limitano a preferire prodotti sostenibili, ma si aspettano che le aziende dimostrino coerenza e responsabilità lungo tutta la filiera, dal packaging alla distribuzione.
Francesco Di Ciommo, presidente di FDC Consulting Digital ESG e direttore del Master D-ESG, ha ribaltato la prospettiva del costo iniziale, inquadrando il packaging sostenibile come “un investimento strategico e un’opportunità di crescita”. La sostenibilità non è soltanto un vincolo, ma anche un driver culturale altamente competitivo. Le aziende che la interiorizzano come valore strutturale sono quelle meglio posizionate per affrontare le trasformazioni del mercato con maggiore resilienza.
Pietro Gasparri, Sustainability and M&A Director di Unieuro, ha condiviso l’esperienza concreta di un grande player del retail nell’analisi dei profili di sostenibilità. Il lavoro intrapreso punta a ridurre la quantità complessiva di imballaggi, dall’eliminazione dei pack esterni fino alla sostituzione progressiva della plastica vergine con materiale riciclato, dimostrando come interventi mirati sulla filiera possano generare impatti significativi.
 
Cinque ingredienti per disegnare  il futuro del packaging
Maurizio Rigolio, Group Environmental Sustainability Manager di Maire, ha allargato lo sguardo alla decarbonizzazione, mostrando come gli imballaggi sostenibili rappresentino una leva importante lungo l’intera catena del valore. Ripensare il packaging significa, in questa prospettiva, contribuire direttamente agli obiettivi climatici dell’azienda e del settore.
Andrea Ton, Group HSE & Facility Manager di Carel Industries, ha affrontato il rapporto tra sostenibilità ed efficienza economica, spiegando come i due obiettivi non si escludano, ma possano alimentarsi a vicenda se si ripensa in modo integrato la relazione tra prodotto e packaging. Minimizzare i volumi e ottimizzare il trasporto non sono soltanto scelte ambientali, ma possono avere effetti positivi anche sulle economie di scala della produzione e della logistica.
Laura Tondi, Country Sustainability Manager di IKEA, ha messo al centro il tema di una comunicazione corretta, coerente e non strumentale. Ha raccontato il lavoro in corso sui materiali per ridurre la plastica e ha condiviso uno degli esempi più concreti del percorso di ricerca dell’azienda: la sperimentazione del micelio, un materiale biologico capace di replicare le prestazioni del polistirolo espanso ma completamente compostabile, che potrebbe rappresentare una svolta nella sostituzione dei materiali da imballaggio più impattanti.
Fabiano Villa, direttore commerciale di DSV, ha portato la prospettiva della logistica, illustrando come la sostenibilità del packaging si traduca in vantaggi misurabili in termini di efficienza operativa, riduzione dei costi e contributo alla decarbonizzazione. Un packaging progettato meglio occupa meno spazio, pesa meno e rappresenta già oggi un vantaggio competitivo concreto.

 
Cinque ingredienti per disegnare  il futuro del packaging
Cinque ingredienti per il packaging di domani
Chiudendo i lavori, Gianluca Castellini ha sintetizzato i temi emersi individuando cinque ingredienti fondamentali per il packaging del futuro. Il primo è un quadro legislativo coerente, capace di orientare il mercato attraverso regole chiare, stabili e condivise. Il secondo riguarda le nuove generazioni, native digitali e sostenibili, che portano con sé una sensibilità diversa e una domanda di cambiamento che le imprese non possono ignorare. Il terzo lo potremmo sintetizzare con la ricerca di un equilibrio economico. L’innovazione sostenibile ha un costo, ma genera anche opportunità: trovare questo bilanciamento è una delle sfide più concrete che il settore deve affrontare. Il quarto investe il rapporto tra prodotto e packaging, che devono essere progettati insieme fin dall’inizio. Il quinto, forse il più ambizioso, è la capacità di fare sistema. Non solo tra gli operatori della filiera, ma tra tutti gli attori coinvolti — imprese, istituzioni e consumatori — accomunati dalla stessa responsabilità verso il mercato e verso il futuro del pianeta.

In collaborazione con Smurfit Westrock Italia