#CircularFashionAndTextile / Rifò Lab: l’arte del “rifare”

di Lia Zucchello

25/06/2025

#CircularFashionAndTextile / Rifò Lab: l’arte del “rifare”

In una società trasportata dalla spinta capitalista, dall’acquisto compulsivo e dalla frenesia dell’accumulo, nasce a Prato, nel 2017, Rifò Lab, con l’obiettivo di contrastare il problema della sovrapproduzione e sovraconsumo, caratteristici dell’industria della moda. 

L’azienda nasce dall’idea di Niccolò Cipriani, inorridito dalle valanghe di abiti invenduti prodotti dalla fast fashion, molto spesso destinati agli inceneritori. Cercando di interrompere il circolo vizioso di spreco, dettato da un sistema di consumo basato sulla quantità e non sulla qualità, Rifò, certificata oggi B Corp, riflette materialmente sul concetto del “rifare”, continuando la tradizione secolare della rigenerazione tessile, tipica della città toscana. 

L’azienda recupera, riutilizza e trasforma indumenti usati e vecchi tessuti per crearne di nuovi, attraverso processi etici di riutilizzo e riciclo delle fibre tessili; si definiscono cenciaioli, in dialetto coloro che raccolgono e lavorano i "cenci", cioè gli stracci, per trasformali in nuove risorse. Riqualificano così il concetto di rifiuto, non più scarto ma elemento di valore e creatività, impegnandosi in una missione di sostenibilità ed economia circolare.
Il loro obiettivo è quello di creare abiti durevoli e di qualità, eterni pezzi da armadio rigenerati e rigenerabili.
 
#CircularFashionAndTextile / Rifò Lab: l’arte del “rifare”

Limitare l’impatto ambientale

La filiera produttiva di Rifò mette al centro la produzione artigianale km 30, supportando le realtà territoriali e istituendo un distretto a piccola scala, per garantire l’eticità, la tracciabilità e la qualità del lavoro, riducendo anche le emissioni di carbonio legate alla logistica. 

I materiali, esclusivamente naturali e biodegradabili, vengono recuperati attraverso donazioni, stock invenduti, mettendo a disposizione box o corrieri per ritirare indumenti inutilizzati e mediante il recupero di scarti e tessuti di produzione. Ogni prodotto è vagliato e ispezionato, selezionato per colore e tipologia, sfilacciato e trasformato in nuovo filato certificato GRS (Global Recycle Standard). Il processo di riciclo, di fatto, riduce notevolmente le emissioni di CO2, a differenza dell’inquinante produzione di filati vergini, tipici della moda low cost.

Per contrastare la sovrapproduzione di capi, Rifò ha istituito la prevendita, processo attraverso il quale il cliente ha modo di preordinare il prodotto, a un prezzo inferiore, permettendo all’azienda di organizzare anticipatamente le quantità da processare, così da evitare sprechi e invenduti. L’azienda vanta una produzione annua pari a quella mensile di una realtà fast fashion.

Il progetto toscano vuole non solo educare la società a un consumo responsabile, ma anche a prendersi cura dei propri capi, scegliendo nuove alternative al cestinamento: offrono infatti un servizio di riparazione gratuito chiamato Love Last.

Anche il packaging di Rifò Lab nasce come elemento rigenerato e riutilizzabile, difatti è realizzato in feltro di Fluffypack, creato con i rifiuti tessili, non impiegabili per l’abbigliamento. L’idea è che il packaging venga rimpiegato dagli acquirenti, sfruttandolo nella vita quotidiana di tutti i giorni.
 
#CircularFashionAndTextile / Rifò Lab: l’arte del “rifare”

Responsabilità e trasparenza

L’impegno di Rifò Lab non è circoscrivibile alla sola sostenibilità ambientale, l’azienda infatti cerca di garantire che il personale coinvolto nella produzione lavori in condizioni etiche, promuovendo la giustizia sociale e il lavoro equo. Dal 2022 certificano la loro filiera grazie all’ente di auditing Bureau Veritas, che controlla le condizioni lavorative e assicura che i fornitori rispettino i fondamenti di sostenibilità sociale. Ogni fornitore, inoltre, sottoscrive il Codice di Condotta, per assicurare il rispetto dei cinque principi chiave dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

L’impegno di Rifò è anche testimoniato dall’iniziativa Nei Nostri Panni, dedicata all'integrazione sociale dei migranti attraverso il recupero delle antiche tradizioni tessili. Il progetto, finanziato dall’1% del fatturato di Rifò, sostenuto da diverse aziende del territorio e patrocinato dal Comune di Prato, offre percorsi di formazione retribuiti per diventare cenciaioli, filatori e nuovi artigiani; al termine dei corsi ai partecipanti viene garantito un inserimento professionale concreto, assunti dalle aziende partner.

Oltre ad adottare una politica di acquisti responsabili, l’azienda si impegna a proporre prezzi trasparenti che rispecchino il valore della manodopera, dei materiali e dei processi che stanno dietro ai procedimenti di realizzazione. 
Seguendo questo ragionamento rifiutano il sistema dei saldi stagionali, che protrae l’ideologia usa e getta.

La certificazione B Corp riconosce Rifò Lab per la sua performance sociale e ambientale, responsabilità e trasparenza, implicando un impegno continuo nella gestione etica e sostenibile dei dati e delle operazioni aziendali. 
La loro piattaforma web e shop racconta la possibilità di una valida alternativa al consumo fast fashion, in un processo formativo di trasparenza dei processi e valore sociale creativo.