Limitare l’impatto ambientale
La filiera produttiva di Rifò mette al centro la produzione artigianale km 30, supportando le realtà territoriali e istituendo un distretto a piccola scala, per garantire l’eticità, la tracciabilità e la qualità del lavoro, riducendo anche le emissioni di carbonio legate alla logistica.
I materiali, esclusivamente naturali e biodegradabili, vengono recuperati attraverso donazioni, stock invenduti, mettendo a disposizione box o corrieri per ritirare indumenti inutilizzati e mediante il recupero di scarti e tessuti di produzione. Ogni prodotto è vagliato e ispezionato, selezionato per colore e tipologia, sfilacciato e trasformato in nuovo filato certificato GRS (Global Recycle Standard). Il processo di riciclo, di fatto, riduce notevolmente le emissioni di CO2, a differenza dell’inquinante produzione di filati vergini, tipici della moda low cost.
Per contrastare la sovrapproduzione di capi, Rifò ha istituito la prevendita, processo attraverso il quale il cliente ha modo di preordinare il prodotto, a un prezzo inferiore, permettendo all’azienda di organizzare anticipatamente le quantità da processare, così da evitare sprechi e invenduti. L’azienda vanta una produzione annua pari a quella mensile di una realtà fast fashion.
Il progetto toscano vuole non solo educare la società a un consumo responsabile, ma anche a prendersi cura dei propri capi, scegliendo nuove alternative al cestinamento: offrono infatti un servizio di riparazione gratuito chiamato Love Last.
Anche il packaging di Rifò Lab nasce come elemento rigenerato e riutilizzabile, difatti è realizzato in feltro di Fluffypack, creato con i rifiuti tessili, non impiegabili per l’abbigliamento. L’idea è che il packaging venga rimpiegato dagli acquirenti, sfruttandolo nella vita quotidiana di tutti i giorni.