Città nel futuro 2030–2050: a Roma tre giorni per immaginare le città che verranno

di Elisabetta Del Soldato

10/10/2025

Città nel futuro 2030–2050: a Roma tre giorni per immaginare le città che verranno

Tre giorni di confronto, idee e visioni per ripensare il modo in cui vivremo, abiteremo e costruiremo le città dei prossimi decenni. Dal 7 al 9 ottobre la capitale ha ospitato la conferenza “Città nel futuro 2030–2050”, promossa da ANCE e diretta da Francesco Rutelli, con il sostegno di istituzioni italiane ed europee.

L’evento, inaugurato alla Camera dei Deputati e proseguito al MAXXI, ha riunito esperti, amministratori, imprese e studiosi per affrontare le grandi sfide urbane, quali rigenerazione, l’abitare, adattamento climatico e qualità della vita. Nei tre giorni si sono alternati incontri, mostre e installazioni, con un focus speciale sul tema dell’acqua e sulla necessità di un nuovo modello urbano più sostenibile e inclusivo.

Ad aprire i lavori è stata Federica Brancaccio, Presidente ANCE, che ha richiamato la necessità di una visione comune per affrontare le emergenze urbane. “Se non creiamo prospettive e non abbiamo una visione del futuro, le emergenze continueranno sempre. Dobbiamo fare sistema, unire pubblico e privato, per dare al Paese un’agenda chiara sulle città e sulla casa”.

Francesco Rutelli, direttore della Conferenza, ha sottolineato come l’adattamento ai cambiamenti climatici rappresenti una delle più grandi opportunità per rigenerare il Paese. “Oggi la trasformazione dei territori e delle città impone di sconfiggere l’immobilismo. Una città che non si trasforma non rimane com’era, ma declina. Dobbiamo far convergere impegni concreti sull’adattamento e attivare filiere industriali, lavoro e competenze”.

La giurista Natalia Bagnato ha portato l’attenzione sul quadro normativo europeo, evidenziando la necessità di regole più forti. “Il diritto e la governance dell’adattamento restano marginali rispetto alle politiche di mitigazione. Occorre un quadro vincolante e multilivello che integri l’adattamento nella pianificazione urbana e nella gestione delle risorse pubbliche”.

Il climatologo Giulio Boccaletti, direttore scientifico del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, ha ricordato che il cambiamento è ormai irreversibile e va gestito con lungimiranza. “Non viviamo più nel Paese del ventesimo secolo. Gli eventi estremi che si ripetono con frequenza crescente mostrano che dobbiamo imparare a convivere con un clima diverso. Adattarsi significa immaginare la città del 2050 e costruirla oggi”.

Lo sguardo internazionale di Ricky Burdett, direttore della LSE Cities, ha aperto la riflessione sulla rigenerazione come leva sociale oltre che urbana. “Le città sono responsabili di oltre il 70% delle emissioni di CO₂, ma sono anche la chiave per ridurle. La rigenerazione non è solo edilizia: è una politica che tiene insieme casa, trasporti, economia e coesione. È ciò che può far rinascere le città e renderle più giuste”.

Il Presidente della Fondazione Earth Water Agenda, Erasmo D’Angelis, ha riportato il dibattito alla realtà concreta dei rischi ambientali italiani. “Siamo un Paese bellissimo ma fragile, il più giovane d’Europa dal punto di vista geologico e tra i più esposti a frane e alluvioni. Serve una svolta: investiamo miliardi per riparare i danni e troppo poco per prevenirli. Dobbiamo invertire la spesa pubblica e rigenerare in sicurezza”.

In chiusura, Stefania Dota, vicesegretario generale ANCI, ha portato la voce dei Comuni, protagonisti del cambiamento. “Le città sono il luogo dove tutto avviene e si trasforma. I Comuni hanno dimostrato, con il PNRR e i progetti di rigenerazione urbana, di saper investire bene e costruire qualità della vita. Il futuro passa da qui”.

Tre giorni che hanno unito istituzioni, ricerca, impresa e cultura intorno a una convinzione comune: il futuro delle città non è un esercizio di immaginazione, ma una responsabilità collettiva da costruire ora.