“Facciamo ciò che facciamo per proteggere le persone e i luoghi che amiamo. Non solo per noi stessi, ma per ogni generazione che verrà dopo di noi”. Questo il messaggio dei fondatori del progetto 4Ocean che, da piccola startup, è diventata un’operazione di pulizia globale che recupera milioni di tonnellate di spazzatura dagli oceani, dai fiumi e dalle coste del mondo ogni anno.
Le acque oceaniche coprono più del 70 per cento della Terra. Ogni anno circa 11 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono negli oceani. Se allarghiamo il discorso a fiumi e laghi la stima sale 19-23 milioni di tonnellate. Secondo il report del WWF Plastica: dalla natura alle persone. È ora di agire, pubblicato nel 2023, tra i peggiori Paesi inquinatori che si affacciano sul Mediterraneo c’è l’Italia in qualità anche di secondo più grande produttore di rifiuti plastici in Europa. Infatti, oltre il 70% dei rifiuti marini del Mediterraneo è depositato proprio nei fondali italiani e il 77% di questi rifiuti è costituito proprio da plastica. Ma quali possono essere le soluzioni a questo problema? Il rapporto indica soluzioni basate sulle 3 R: riuso, riciclo e riorientamento della produzione. Questa è proprio la strada intrapresa del progetto 4Ocean grazie al quale la plastica raccolta in mare viene trasformata, dando vita a bracciali da materiale riciclato. I rifiuti raccolti dal movimento 4Ocean possono essere tracciati attraverso le coordinate geografiche esatte della zona di raccolta. Infatti, tramite la certificazione GreenCircle, che richiede osservazioni in loco delle pulizie e documentazione come le foto prima, durante e dopo ogni singola pulizia che viene eseguita, 4Ocean si impegna nella trasparenza.