È interessante che proprio a Genova questo ragionamento abbia cominciato a trovare anche una dimensione istituzionale più ampia.
Nell’aprile 2026, il Comune di Genova e Italia Circolare hanno promosso la nascita della Rete Italiana delle Città Circolari, un’alleanza tra amministrazioni dei capoluoghi impegnate nella transizione verso modelli urbani circolari, sostenibili, resilienti e inclusivi. La sindaca Silvia Salis ha introdotto la sessione istituzionale inaugurale dell’iniziativa.
Nello stesso percorso genovese, più di cento studenti del liceo Pertini hanno elaborato una proposta di legge di iniziativa popolare dedicata alla sostenibilità e all’economia circolare, con particolare attenzione al potenziamento dei centri del riuso, e l’hanno consegnata alla sindaca Salis durante la Giornata della Terra. Il progetto è nato nell’ambito del progetto europeo Interreg SUPER_ECO, coordinato dal Dipartimento Architettura e Design dell’Università di Genova e dalla Città Metropolitana, in collaborazione con AMIU. È un passaggio che riporta la circolarità alla sua dimensione più concreta: una città circolare non si costruisce soltanto con infrastrutture e regolamenti, ma anche con cittadini capaci di partecipare, proporre, riparare, riusare e prendersi cura degli spazi comuni.
E poi ci sono i repair café e i mercatini del riuso, che non sono soltanto strumenti per allungare la vita dei prodotti e ridurre i rifiuti, ma anche spazi di comunità che si attivano nel nome del bene comune. La rete internazionale dei Repair Café è ormai formata da 4.000 progetti. Le rilevazioni della rete stimano circa 60.000 eventi all’anno, 1,5 milioni di visitatori, 89.000 volontari e 1,6 milioni di oggetti portati ogni anno per essere riparati. Per farlo servono competenze, relazioni, cura e possibilità.
Una città circolare non è quindi semplicemente una città che produce meno rifiuti. È una città che spreca meno materia, meno acqua, meno energia, meno suolo e, possibilmente, anche meno relazioni umane.
Un albero in più può essere ombra, acqua trattenuta, biodiversità, aria più pulita. Ma può essere anche una panchina sotto la quale incontrarsi. Una città circolare riesce sempre a restituire alle persone ciò che consuma.