Come la stampa 3D sta cambiando il para snowboard a Milano Cortina 2026

di Emanuele Micheli

09/03/2026

Come la stampa 3D sta cambiando il para snowboard a Milano Cortina 2026
La sera del 6 marzo 2026 sono stato alla cerimonia di apertura delle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. Per me, cresciuto guardando in tv tutte le cerimonie olimpiche, essere presente dal vivo è stata un'emozione indescrivibile, vissuta insieme all'amico e collega James, con cui portiamo avanti l'avventura della ONLUS Io do una mano, dove, grazie a progettisti 3D ed educatori, progettiamo dispositivi per persone senza arti superiori.

Ma torniamo alla cerimonia. Prima di tutto, l'emozione: rispetto a quello che si vive in tv è enormemente più potente. Forse è scontato, ma vale la pena ricordarlo — le esperienze dal vivo hanno un peso che la distanza non restituisce. Fin da bambino guardavo e riguardavo le cerimonie olimpiche; ho ancora le VHS con scritto sopra "Seoul '88", "Barcellona '92". Ricordo Muhammad Ali tremante con la torcia, il bambino con il cerchio di Seoul, la regina Elisabetta con James Bond a Londra, Cathy Freeman che accende la fiamma a Sydney, Vangelis ad Atene e John Williams ad Atlanta, la Tour Eiffel con i cerchi olimpici a Parigi. Insomma, alle cerimonie ci tengo molto.

Finalmente, per la prima volta, ho assistito dal vivo. Ero vicino alle bandiere italiana e paralimpica. La musica, di nuovo, è stata protagonista: Miky Bionic saliva sul palco con una mano che legge i segnali muscolari e li traduce in ritmo — riuscendo così a suonare con entrambe le mani. Quella sera mi sono ritrovato a sognare che i nostri ragazzi, a cui regaliamo protesi anche per fare sport, possano un giorno partecipare alle Paralimpiadi. Anche se, a me e a James, basta che partecipino alla partita di tennis del torneo della scuola, che possano andare in bici con gli amici, o giocare a palla sul piazzale della chiesa. Da quella sera ho voluto capire meglio il ruolo della stampa 3D in questi Giochi. Ed ecco la storia.

Si chiama Mike Schultz. In pista lo conoscono come "Monster Mike". Ha 44 anni, tre medaglie paralimpiche, e la gamba sinistra amputata sopra il ginocchio da quando, nel 2008, un incidente durante una gara di motoslitte lo ha costretto a scegliere tra la vita e l'arto. Ha scelto la vita. E poi ha scelto di tornare a competere.
Quando l'atleta diventa ingegnere
Le protesi disponibili sul mercato non reggevano le sollecitazioni dello sport estremo. Schultz lo sapeva — lo aveva provato sulla sua pelle. Con la mentalità di un meccanico da corsa abituato a smontare e rimontare sistemi di sospensione, ha cominciato a progettare qualcosa di nuovo. Sette mesi dopo l'amputazione stava già tornando a competere. Nel 2010 ha fondato BioDapt, un'azienda che progetta, produce e distribuisce componenti protesici ad alte prestazioni meccaniche.
Il prodotto di punta — il Moto Knee, un ginocchio meccanico con sistema a leveraggi brevettato — è oggi usato dal 90% degli atleti con amputazione agli arti inferiori nel circuito mondiale di para snowboard. A Milano Cortina 2026, circa 25 atleti di diverse nazioni scenderanno in pista con componenti BioDapt. L'intera squadra USA di para snowboard li indossa.

La stampa 3D come variabile competitiva
La connessione tra BioDapt e la manifattura additiva non è un dettaglio marginale: è strutturale. Stratasys — uno dei principali produttori mondiali di stampanti 3D industriali — ha documentato come il cover protesico di Schultz sia realizzato con FDM TPU 92A, un termopoliuretano flessibile e ad altissima resilienza. Senza la stampa 3D, i costi di lavorazione tradizionale avrebbero reso queste protesi economicamente inaccessibili. Il peso eccessivo dei componenti metallici avrebbe compromesso le prestazioni.
La vera svolta arriva nelle settimane precedenti a Cortina. Il 24 febbraio 2026, Autodesk ha annunciato una partnership con BioDapt per sviluppare la prossima generazione di protesi per atleti paralimpici. La collaborazione — documentata su PR Newswire — ha già prodotto risultati concreti: Schultz e il team di Autodesk Fusion hanno riprogettato alcune parti della protesi da gara, ottimizzando la rigidità nelle condizioni di freddo. Zero rotture di componenti durante tutta la stagione di allenamento.
C'è qualcosa di paradossale nella posizione di Schultz: progetta la protesi con cui gareggia — e la stessa protesi la indossano i suoi avversari. È il vero spirito dello sport: se non sale lui sul podio, sale qualcuno che usa il suo equipaggiamento. Dopo Cortina — la sua ultima competizione paralimpica — ha annunciato il ritiro dall'agonismo per dedicarsi a tempo pieno a BioDapt e all'innovazione.
Il suo percorso è documentato nella docuserie Built to Move, tre episodi co-prodotti con TFA Group e lanciati il 6 marzo 2026 su Autodesk.com — lo stesso giorno dell'apertura dei Giochi.

Un problema di design. E di accesso
Quello che rende questa storia rilevante oltre i confini dello sport è la scala del problema. Secondo l'OMS, più di 2,5 miliardi di persone nel mondo necessitano di uno o più dispositivi di assistenza. In alcuni paesi, l'accesso è inferiore al 3%. Le protesi ad alte prestazioni tradizionali possono costare dai 15.000 ai 200.000 dollari. La stampa 3D non è una soluzione da tapullo — termine genovese per una soluzione provvisoria, funzionante ma non definitiva — ma è una leva concreta: abbassa i costi di prototipazione, permette personalizzazioni geometriche impossibili con la lavorazione tradizionale, accelera le iterazioni di design.
Lo stesso principio che Schultz applica alla gara di para snowboard — adattare un sistema alle esigenze specifiche di un corpo, di uno sport, di una condizione meteo — è quello che organizzazioni come Io do una mano applicano ogni giorno nel produrre protesi accessibili attraverso la manifattura additiva. La distanza tra un garage del Minnesota e un laboratorio di stampa 3D in Italia è più corta di quanto sembri: passa attraverso lo stesso file CAD, la stessa logica open source, lo stesso rifiuto dell'idea che la tecnologia debba restare privilegio di pochi.
Cortina come laboratorio
Le Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 sono i Giochi più grandi della storia: 616 atleti, 55 nazioni, 79 eventi in medaglia. Sono anche un laboratorio a cielo aperto in cui la tecnologia protesica viene portata ai suoi limiti estremi — e poi documentata, migliorata, resa disponibile.
Ogni caduta e ogni ripresa di Mike Schultz sulle piste di Cortina è anche un test di resistenza per una protesi stampata in TPU. Ogni aggiornamento di design caricato su Autodesk Fusion è un passo verso protesi più accessibili per chi non ha accesso agli stadi olimpici. Questa non è solo la storia di un atleta. È la storia di come la manifattura additiva stia ridisegnando — lentamente, un layer alla volta — il confine tra corpo, tecnologia e possibilità.
Io e James, alla fine della cerimonia, cantavamo a squarciagola insieme agli spettatori, alle ballerine e ai ballerini, alle atlete e agli atleti, ai cantanti: “Nel blu dipinto di blu”, in tanti modi e stili diversi. Un inno al sogno, alla vita, al passare oltre i limiti. Perché anche questa è la vera sostenibilità.

“Penso che un sogno così non ritorni mai più
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu
Poi d’improvviso venivo dal vento rapito
E incominciavo a volare nel cielo infinito
Volare, oh, oh”