Come ricaricheremo l'auto elettrica mentre è in movimento

di Giovanni Franchini

07/01/2022

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Immagine Twitter Magment
Uno dei principali ostacoli alla diffusione dell'auto elettrica e alla sua sostituibilità con i motori alimentati a carburante, sta proprio nella scarsa autonomia di viaggio e conseguente necessità di fermarsi a ricaricare le batterie. Se questo potesse avvenire in movimento, senza spine, prese e cavi, sarebbe la svolta tecnologica che si attendeva in direzione della completa sostituzione del nostro parco auto circolante in totalmente elettrico. 

Di progetti per ricariche dinamiche ne sono stati varati diversi in questi ultimi anni e uno è in corso anche in Italia su un'area riservata dell'autostrada A35, la BraBeMi, nella quale auto e camion elettrici girano in tondo lungo un grande cerchio di un chilometro alimentato con una potenza di 1 megawatt che ricarica le batterie grazie ad una tecnologia chiamata DWPT, con la quale i veicoli elettrici possono ricaricarsi viaggiando su corsie cablate attraverso un sistema di spire posizionate sotto l’asfalto. 

Questa tecnologia è adattabile a tutti i veicoli dotati di un apposito “ricevente”, che trasferisce direttamente l’energia necessaria a far caricare e far viaggiare gli automezzi. Il progetto si chiama Arena del Futuro, la tecnologia è fornita dalla israeliana ElectReon che usa bobine lunghe 1,2 metri, nascondendole sotto il manto stradale per alcune centinaia di metri e consentendo la ricarica a 25 kW senza il bisogno di fare alcuna sosta. La prossima meta sono i 45 kW di potenza, da raggiungere entro il 2022. 

Al progetto partecipano case automobilistiche (proprio qui Mercedes sta sperimentando il suo camion elettrico), aziende della filiera e delle telecomunicazioni e Università come Electreon, FIAMM Energy Technology, IVECO, IVECO Bus, Mapei, Pizzarotti, Politecnico di Milano, Prysmian, Stellantis, TIM, Università Roma Tre e Università di Parma.

Analogamente in Svezia stanno testando una tecnologia che ricorda quella delle automobiline della pista elettrica che negli anni 80 si regalava a Natale ai bambini. Su una strada di circa 2 km fuori Stoccolma è stata incorporata una linea per la ricarica che funziona abbassando un braccio mobile dal veicolo che collegandosi alla striscia permette alla batteria dell'automobile di ricaricarsi. 

L'ultima milestone in questa ricerca che assomiglia alla corsa all'oro di fine ottocento, l'ha fissata Magment, startup tedesca che ha sviluppato quello che sembra essere lo standard definitivo per la ricarica dinamica elettrica, tramite uno speciale cemento magnetico in grado di ricaricare le batterie delle auto elettriche mentre sono in movimento.

Il materiale, realizzato con una miscela esclusiva e proprietaria è composto da cemento misto a particelle magnetizzate e applicate su un substrato che può essere "versato" su strade e autostrade, sui marciapiedi, all'interno di capannoni industriali per la movimentazione di carrelli e macchinari, insomma dovunque.  

Tutte le batterie possono essere ricaricate con un processo magnetico grazie alle particelle magnetiche di cui è composto il calcestruzzo, realizzate in ferrite.

La ferrite è un materiale ceramico ottenuto miscelando ossido di ferro con metalli, come nichel, zinco, manganese, bario e/o stronzio. Viene utilizzato in induttori elettronici, trasformatori ed elettromagneti. E in quali oggetti è contenuta la ferrite? Dalle componenti elettroniche, quindi prelevabile da rifiuti riciclati, in un autentico processo di economia circolare. 

Sul sito di Magment si legge che il prodotto è in grado di trasferire potenza da 200 Watt fino a 250 kW dalla strada a un veicolo con un'efficienza del 95%". La ricarica avviene in maniera dinamica o stazionaria, senza nessun contatto tra veicolo e strada e il trasferimento di energia è "continuo e coerente, nessun pericolo di inciampo o ostacolo, non sono necessarie sovrapposizioni o doppie bobine. Affermano inoltre che può resistere a tutte le condizioni atmosferiche, ha un alto grado di conduttività termica, è al riparo da atti vandalici e non ha un costo di utilizzo maggiore rispetto ai normali materiali da costruzione stradale. 

Insomma una tecnologia che promette sulla carta di essere la killer application di tutti gli altri progetti di ricerca. 

Con un tale livello di promesse si sono mossi in parecchi tra costruttori di strade, case automobilistiche e naturalmente dipartimenti dei trasporti di numerose città, in una gara diretta ad accaparrarsi le prime sperimentazioni. L'ha spuntata finora il Dipartimento dei trasporti dello Stato americano dell'Indiana, che ha annunciato alla fine dell'anno scorso una sperimentazione in collaborazione con la locale università, del magmet su un piccolo tratto di strada all'interno o nelle vicinanze del campus universitario. Se il test avrà esito positivo, verrà costruita un'altra sezione stradale, questa volta una sezione di un quarto di miglio su una strada pubblica scelta dal dipartimento dei trasporti.

“Il settore dei trasporti è nel mezzo di una trasformazione che non si verificava dall’invenzione dell’automobile” ha dichiarato Nadia Gkritza, professoressa di ingegneria civile e ingegneria agricola e biologica, nonché direttrice del campus Aspire alla Purdue University partner del dipartimento dei trasporti dell'Indiana. “Attraverso questa ricerca, prevediamo opportunità per ridurre le emissioni e l’esposizione alle sostanze inquinanti in prossimità delle strade – assicura – insieme ad altre innovazioni di trasporto nella mobilità condivisa e nell’automazione che daranno forma a politiche basate sui dati che incoraggiano i progressi”. 

Secondo Mauricio Esguerra, amministratore delegato di Magment, questo progetto è un vero “passo in avanti” verso il futuro della ricarica wireless dinamica e “stabilirà senza dubbio lo standard per un’elettrificazione dei trasporti economica, sostenibile ed efficiente”.
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