Su sette regioni europee con lo stress idrico al massimo livello (5 su 5), ben quattro regioni sono italiane: Basilicata, Calabria, Sicilia e Puglia. Gli eventi estremi sono in aumento - nel 2025 si sono verificati oltre 1.100 episodi di precipitazioni intense a fronte dei 45 a inizio degli anni duemila, ma sono i dati relativi alla allagamenti urbani, arrivati a quota 139 nel 2025, contro i 3 relativi alla media di inizio anni 2000, spiegano bene la situazione allarmante. Gli allagamenti sono particolarmente significativi perché indicano l'incapacità di un territorio di trattenere l'acqua in eccesso, a sua volta segno di cementificazioni e asfaltamenti sempre più estesi.
Altro capitolo allarmante sono le Infrastrutture obsolete: Il 22% delle reti idriche italiane ha più di 50 anni e al ritmo attuale di rinnovo, servirebbero 250 anni per sostituire l'intera rete nazionale. Anche il gap digitale pesa con le penetrazione degli smart meter è ferma al 17%, contro una media europea del 53%, rendendo difficile il monitoraggio dei consumi e l'individuazione delle perdite in tempo reale.
Frammentazione della governance
Il rapporto mette in evidenza anche il deficit di coordinamento. L'Italia presenta uno dei modelli di governance più frammentati d'Europa con ben 31 enti competenti nella gestione idrica, a fronte della Danimarca, ad esempio che ne ha uno soltanto. Le analisi mostrano che all'aumentare della frammentazione della governance si riduce la capacità di investimento dei gestori.
Riuso e riciclo
Sul lato riuso e riciclo, il rapporto evidenzia come l'Italia sprechi il potenziale delle acque reflue: solo il 4% viene riutilizzato direttamente, a fronte di un potenziale del 15%, un volume drasticamente inferiore di un sesto rispetto alla Spagna e un quarto rispetto alla Francia.
Buone notizie vengono invece dal recupero dei fanghi - 3,2 milioni di tonnellate annue che dal 2023 superano del 53% quelli smaltiti diversamente, segnando un'inversione di tendenza verso l'economia circolare - e dagli investimenti delle imprese industriali verso il riciclo con una priorità specifica per il riuso delle acque reflue (32,6%).