«Condividere is the new possedere», parola di Leila — La Biblioteca degli Oggetti.

di Paolo Marcesini

19/03/2026

«Condividere is the new possedere», parola di Leila — La Biblioteca degli Oggetti.

Gli oggetti sono presidi di sostenibilità. La prossima volta che avete bisogno di un trapano, una macchina fotografica o un deumidificatore, invece di comprarlo potete semplicemente andare a prenderlo in biblioteca? Tutto questo grazie a Leila — La Biblioteca degli Oggetti.

Il progetto, nato a Bologna come startup innovativa e Società Benefit, ha una premessa tanto semplice quanto rivoluzionaria: abbiamo bisogno di utilizzare gli oggetti, non di possederli. «Condividere is the new possedere», recita il sito di Leila, che mette a catalogo tutto quello che semplicemente può servire.

Il meccanismo ricorda da vicino quello del prestito librario, con una differenza sostanziale: per aderire, ogni utente deve mettere a disposizione della comunità almeno un oggetto di proprietà personale, contribuendo così ad arricchire il catalogo condiviso. L’oggetto rimane di proprietà del singolo, ma entra in circolazione per tutti.

Bologna apripista, Firenze segue

Bologna, con la sua “Leila – La Biblioteca degli Oggetti”, è stata finora l’unica grande realtà urbana italiana a strutturare e supportare istituzionalmente questo modello. La sede principale bolognese si trova in via Serra, con un punto di accesso anche alla biblioteca Salaborsa.

Ora il testimone passa anche a Firenze. La Giunta comunale ha approvato la delibera della vicesindaca Paola Galgani e dell’assessore alla cultura Giovanni Bettarini che dà il via libera al progetto sperimentale, nato dalla sinergia tra la Direzione Cultura e la Direzione Ambiente. Le sedi coinvolte saranno la BiblioteCaNova Isolotto, la Biblioteca Pietro Thouar, la Biblioteca Filippo Buonarroti e la saletta dell’Ufficio Sostenibilità.

Il progetto è nato da un lavoro congiunto tra Comune, Terzo Settore e rete di cittadini attivi del Distretto di Economia Civile, con il coinvolgimento anche dell’associazione Secina, formata da studenti dell’Università di Firenze.

Il modello: accesso, non acquisto

Antonio Beraldi, fondatore di Leila, ha spiegato la filosofia del progetto presentandolo a Palazzo Vecchio: «Lavoriamo con le associazioni del terzo settore, con le scuole, con le università, con le aziende. Oggi se hai bisogno di qualcosa, l’unica strada è l’acquisto e quindi la proprietà. Con Leila si cerca di costruire un sistema alternativo che guarda all’accesso ai beni: c’è anche un risparmio di CO₂».

La condivisione degli oggetti crea un senso di appartenenza e responsabilità verso il catalogo comune, stimola la cura reciproca e contribuisce a sviluppare maggiore fiducia nelle relazioni umane, trasformando i cittadini da consumatori a persone attive che partecipano al benessere comune.

Sostenibilità misurabile

Il progetto fiorentino sarà costantemente monitorato attraverso indicatori precisi come il numero di scambi effettuati, il risparmio di rifiuti generato e il livello di partecipazione delle associazioni locali.

«Con la Biblioteca degli Oggetti vogliamo dimostrare che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana. Dopo l’importante esperienza di Bologna, Firenze conferma la sua vocazione di laboratorio nazionale per l’economia circolare», ha dichiarato Paola Galgani. «Non si tratta solo di prestare un trapano o una macchina fotografica, ma di promuovere un nuovo modello di cittadinanza dove il valore del riuso e della condivisione diventa patrimonio comune, partendo dai nostri quartieri».

Verso una rete nazionale

Grazie alla nascita di Leila srl come startup innovativa e Società Benefit, il know-how bolognese è ora disponibile per l’apertura di nuove Biblioteche degli Oggetti in tutta Italia, supportata da una piattaforma digitale, la Leila App, sviluppata ad hoc per gestire i prestiti.

L’idea è che Firenze e Bologna siano solo l’inizio. Le biblioteche, da sempre presidi culturali delle comunità, si trasformano così in qualcosa di più: luoghi dove circola non solo la conoscenza contenuta nei libri, ma anche il valore pratico degli oggetti. Un passo concreto verso un’economia in cui possedere meno significa vivere (e consumare) meglio.