Cop26 di Glasgow: stop alla deforestazione ma emissioni zero rimandate

di Andrea Begnini

02/11/2021

Intervenire contro il riscaldamento globale è reso ancora più urgente dal fatto che, con la ripresa economica globale seguita alle riaperture dopo i picchi di mortalità da Covid-19, si è registrato uno “straordinario aumento delle emissioni” climalteranti nel mondo. “Siamo già oltre i livelli pre Covid”. Lo sottolinea il presidente del Consiglio Mario Draghi, in conferenza stampa a margine della Cop26 a Glasgow che ha preso avvio con la presenza dei leader di oltre 100 paesi al mondo. Le prime giornate si aprono tra luci e ombre: mentre si annuncia lo stop alla deforestazione entro il 2030 le parole del premier Narendra Modi arrivano come una doccia fredda per la lotta al climate change e l'urgenza di agire in fretta: “L'India raggiungerà le emissioni nette zero nel 2070”. Oltre quel 2060 che finora sembrava poter essere l'obiettivo di New Delhi, allontanandosi anche da quel 'a metà del secolo messo nero su bianco alla vigilia di Cop26 dal G20. 

Il terzo inquinatore del pianeta, dopo Cina e Usa, apre a mosse green annunciando che il 50% del suo fabbisogno energetico sarà coperto da rinnovabili e che ridurrà i combustibili fossili, ma deve fare i conti con un'economia basata sul carbone, le coltivazioni intensive e il trasporto su strada. Per il governo Modi è difficile conciliare il controllo delle emissioni con altre priorità, anche alla luce della crisi Covid: “Gli sforzi collettivi hanno un grande impatto sullo sviluppo nazionale. Ogni volta che intraprendiamo uno sforzo del genere, pensiamo a come può rafforzare gli sforzi per la trasformazione nazionale”, ha twittato Modi. 

La prima giornata della Cop26 ha registrato, invece, la prevista mancata presenza di Xi a Glasgow, che non è apparso in video come fatto con il G20 di Roma. Ha mandato una dichiarazione scritta per ribadire che “delle azioni vanno messe in campo contro il cambiamento climatico, ma differenziate, tenendo conto delle esigenze nazionali”. Da settembre 2020, il presidente Xi Jinping ha comunque annunciato e poi aggiornato l'obiettivo e la visione di picco e neutralità del carbonio, rispettivamente entro il 2030 e il 2060, e ha proposto obiettivi nazionali indipendenti e misure politiche specifiche sul fronte domestico e all'estero, come il blocco ai finanziamenti di nuove centrali a carbone. Allo stato, la Cina è il più grande inquinatore (29,9% di emissioni) al mondo, con l'87% delle produzione energetica legata ai combustibili fossili (di cui il 60% costituito dal carbone) e la fase di transizione si è dimostrata complessa, come ha dimostrato l'attuale crisi energetica. Nella prima metà del 2021 sono stati costruiti 18 nuovi altiforni per l'acciaio e 43 centrali elettriche a carbone. Al 2060, il target di fonti rinnovabili e nucleare è stato aggiornato al 2030 dal 20 al 25%, dal 15% attuale, e all'80% entro il 2060. 

Nella diplomazia climatica “non credo che si ottenga molto indicando Paesi colpevoli e Paesi innocenti”. Anche perché in campo climatico “i veri innocenti sono pochissimi e i colpevoli sono tantissimi”. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, rispondendo in conferenza stampa a Glasgow, a margine della Cop26, in merito alla posizione dell'India di Narendra Modi, riluttante ad abbracciare l'obiettivo della neutralità climatica al 2050, dovendo sostenere la crescita economica necessaria a nutrire 1,4 mld di cittadini. “Non è facendo pressione su questi Paesi che si ottengono risultati - continua - con la diplomazia dello scontro non si arriva a niente”. Al contrario, bisogna muoversi nell'ottica del “perseguimento obiettivo comune”, non dello “scontro”, conclude.

Sul fronte europeo, per decarbonizzare la produzione di energia elettrica, l'Italia aspetta “la tassonomia verde Ue”, l'atto legislativo che stabilirà che cosa è un investimento verde, dal punto di vista dell'impatto climatico, e che cosa non lo è. Lo spiega il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani, in conferenza stampa a Glasgow. La tassonomia verde Ue con ogni probabilità stabilirà, come ha chiesto a gran voce la Francia, insieme ad altri Paesi Ue, che l'energia nucleare può essere considerata verde, non producendo emissioni climalteranti. Oggi, “per raggiungere gli obiettivi Ue (la neutralità climatica al 2050 e la riduzione delle emissioni del 55% al 2030 rispetto al 1990) con le sole rinnovabili non è realistico. Bisogna fare molte più cose”.

Tag:  Cambiamento ClimaticoCop26 Glasgowemissioni zero nel 2050Sostenibilità 2030

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