Cortilia, la B Corp che sfida la GDO portando la campagna direttamente sulla tavola

di Federica Migliorati

17/07/2026

Cortilia, la B Corp che sfida la GDO portando la campagna direttamente sulla tavola

Dovremmo parlare di cibo e paradossi. Mentre vengono scritte queste parole, da qualche parte un fattorino sta consegnando a domicilio non una semplice spesa, ma il risultato di una piccola scommessa sul futuro del cibo. Il fattorino lavora per Cortilia, una B Corp milanese nata nel 2011 che da quindici anni prova a dimostrare che la filiera corta può funzionare anche su scala.

Oggi lo sappiamo, ogni acquisto è una micro-decisione che influenza l’intero sistema alimentare. Scegliere le produzioni locali significa remunerare meglio i piccoli produttori, ridurre le distanze percorse dal cibo e sostenere il tessuto economico e sociale del territorio. Significa anche limitare le emissioni di CO2 legate ai trasporti e il ricorso a imballaggi complessi. Quando frutta e verdura possono essere raccolte più vicine alla naturale maturazione sulla pianta, anziché essere conservate a lungo in celle frigorifere, ne beneficiano anche le proprietà organolettiche e il contenuto di micronutrienti. Allo stesso tempo, le colture stagionali richiedono meno serre, meno lavorazioni e meno interventi chimici, contribuendo a ridurre il consumo di risorse e l’impatto sull’ambiente. A volte la scelta più sostenibile consiste semplicemente nel lasciare che sia la natura a seguire il proprio ritmo.

Un’idea nata da un bisogno personale

Marco Porcaro, desenzanese trapiantato a Milano, arriva a Cortilia dopo un percorso già da imprenditore seriale: dopo esperienze in grandi gruppi come Fininvest, nel 2004 fonda Mobaila, azienda specializzata in servizi e applicazioni di video community per la telefonia mobile, di cui è CEO fino al 2009.

L’idea di Cortilia nasce da un’esigenza personale: comprare online prodotti di qualità da piccoli produttori, un’alternativa ai gruppi d’acquisto solidale e alla spesa diretta in campagna a cui era abituato. “Siamo partiti da Milano con tre agricoltori e un furgoncino, pregando gli amici di fare la spesa”. Lo scetticismo iniziale era diffuso. C’era chi gli diceva che un servizio di prenotazione online per prodotti freschi non avrebbe mai convinto nessuno, perché la gente vuole toccare il prodotto prima di comprarlo. Ma i numeri hanno subito smentito lo scetticismo iniziale. Sul passaggio a Società Benefit e poi a B Corp, Porcaro lo racconta come una scelta di fondo più che una tappa formale: “Siamo sostenibili by design”.

Il modello di Cortilia

Apparentemente è quello di un distributore, ma con una differenza fondamentale rispetto alla Grande Distribuzione Organizzata (GDO). La piattaforma dà visibilità diretta ai produttori, raccontandone la storia e l’origine, mentre la GDO li rende invisibili dietro il proprio marchio. Al ritiro e alla consegna dei prodotti ci pensa Cortilia, assumendosi il rischio dell’invenduto e tutelando i piccoli produttori, che storicamente soffrono molto di più le fluttuazioni di un mercato non standardizzato e faticano ad accedere alla GDO per mancanza di strumenti e vantaggi di scala.

La filiera di Cortilia è corta e dimostrabile, con il 98% dei prodotti di origine italiana e il 70% proveniente da un raggio di 200 km dal magazzino di Cassina de’ Pecchi, alle porte di Milano. Oggi, più di 400 produttori hanno una vetrina diretta rivolta a oltre 400.000 utenti registrati che ricevono il loro acquisto entro 24 ore. È stata fondamentale anche l’evoluzione richiesta dall’esperienza d’acquisto degli utenti. Il cliente medio va al supermercato perché compra tutto il necessario in una sola spesa. Complice il lockdown e le difficoltà di circolazione delle merci, Cortilia ha inserito nel suo catalogo anche marchi italiani un po’ più grandi, permettendo una spesa più completa. Il tutto senza togliere spazio agli artigiani e alle piccolissime imprese, che restano il fiore all’occhiello dell’offerta e dell’algoritmo.

Nel 2020 Cortilia ha trasformato il proprio statuto in Società Benefit, consolidando l’impegno nel 2022 con la certificazione B Corp, ottenuta in concomitanza con l’apertura della nuova sede di Cassina de’ Pecchi. Ma è nella gestione dell’invenduto che l’economia circolare si fa pratica quotidiana. Ridurre gli sprechi alimentari all’1% è possibile grazie a sistemi di machine learning che incrociano domanda e offerta in tempo reale. Poiché Cortilia acquista la merce dai produttori senza sapere in anticipo quanto venderà, interviene la tecnologia. Tramite la sezione “Salva il cibo”, la piattaforma suggerisce all’utente i prodotti in eccedenza scontati e in linea con le sue abitudini d’acquisto. Ciò che non si riesce a vendere non viene buttato, ma donato al Banco Alimentare della Lombardia per sostenere chi ha difficoltà a fare la spesa. A questo si aggiungono un packaging riciclabile al 93% (concordato direttamente con i produttori) e un magazzino totalmente alimentato da un impianto fotovoltaico proprietario. Anche i parametri di governance, compreso il benessere e l’inclusività dei dipendenti, vengono gestiti con cura.

Le voci dietro i prodotti

Dietro ogni cassetta consegnata a domicilio ci sono storie di persone che hanno scelto strade non convenzionali. A Capraia, nell’Arcipelago Toscano, Roberta Bonomo ha lasciato il suo lavoro di insegnante per dedicarsi all’apicoltura, tramandata da nonno e suocero, fondando nel 2015 l’Azienda Agricola San Rocco: sull’isola, la flora e la fauna uniche, unite a metodi di coltivazione tutt’altro che intensivi, permettono di ottenere un miele pregiato e privo di residui di pesticidi, mentre l’azienda è in conversione verso la certificazione biologica.

A Milano, Alessio Mogliani, ex architetto, ha cambiato mestiere dopo la crisi del settore edile: nel 2012 ha aperto in via Mac Mahon il Caseificio Fiordilatte, un piccolo laboratorio artigianale dove porta in città la cultura casearia pugliese appresa durante anni di viaggi al Sud, lavorando latte proveniente da cascine milanesi per produrre mozzarelle, burrate e stracciatelle.

In Sicilia, a Scordia, provincia di Catania, un gruppo di giovani agricoltori si è unito nella cooperativa Teloportobio per portare sulle tavole italiane frutta biologica e stagionale. Carlo, portavoce del gruppo, racconta l’amore per una terra storicamente fertile e rigogliosa, dove filari di albicocchi in fiore si estendono tra gli ettari coltivati: un metodo di produzione che richiede cura costante, dal fiore fino al frutto raccolto.

Cosa insegna l’esperienza Cortilia?

Se l’idea è solida dal punto di vista ambientale e sociale, far quadrare i conti è la sfida ancora aperta. Nel 2024 Cortilia ha registrato vendite per 41,9 milioni di euro, con una crescita del 14,9% (quattro volte la media dei competitor). Le perdite si sono più che dimezzate rispetto all’anno precedente, passando da 14,6 a 7,6 milioni, con il break-even atteso entro il 2027. L’azienda scommette che il mercato stia imparando a dare ragione a chi sceglie la strada giusta. 

La costanza, la coerenza e il coraggio di credere nella propria missione facendo impresa in modo non convenzionale sono i veri pilastri di questo progetto. C’è tanto valore proprio intorno a noi che non viene sfruttato, l’artigianato alimentare italiano non deve soccombere alla grande distribuzione né essere relegato alle tavole estere. Può coesistere, e viene scelto. Che il modello funzioni lo dicono i numeri in crescita, ma lo conferma soprattutto la fedeltà di chi continua a ordinare ogni settimana, in un Paese in cui cambiare le abitudini alimentari è storicamente la scommessa più difficile di tutte.