#CulturaSostenibile / La sostenibile leggerezza del diario

di Lia Zucchello

26/06/2025

Foto di Luigi BurroniFoto di Luigi Burroni

Il Piccolo Museo del Diario, unico nel suo genere, trasforma il patrimonio autobiografico in un’esperienza immersiva e accessibile, fondendo tecnologie digitali e narrazione. Il museo rappresenta un esempio virtuoso di riqualificazione culturale, memoria condivisa e inclusione sociale, costituendosi centro per la diffusione dell’identità collettiva.

Il Piccolo Museo del Diario racconta un viaggio unico nella memoria autobiografica d’Italia negli spazi cinquecenteschi di Palazzo Pretorio, a Pieve Santo Stefano. L’allestimento del 2013 raccoglie e racconta l’Archivio Diaristico Nazionale, che conserva oltre 10.000 diari, epistolari e memorie di persone comuni. La raccolta, fondata nel 1984 da Saverio Tutino, era custodita all’interno dell’edificio rinascimentale in cartelle, faldoni e scaffali, e narrata attraverso le voci del personale e collaboratori dell’archivio. 

Ispirandosi al libro di Mario Perrotta, lo studio di design Dotdotdot riprogetta gli spazi del palazzo in un museo che attraverso il linguaggio digitale fonde l’intimità delle storie narrate con l’esperienza multimediale, trasformando memorie private in patrimonio collettivo e universale.
 
Foto di Luigi BurroniFoto di Luigi Burroni

Esperienza multisensoriale e memoria collettiva

Nel cuore della "Città del diario" si trova un museo unico nel panorama italiano: promuove e diffonde le testimonianze personali e private del passato e le trasforma attraverso colore e risonanza, raccontando e trasmettendo vicende, modi e tradizioni, e costituendo e rafforzando il senso di identità e appartenenza, non solo della comunità locale, ma anche nazionale. 
Gli spazi sono articolati in quattro sale principali, ciascuna ospita installazioni innovative che combinano tecnologie audio-visive ed elementi narrativi per immergere il visitatore tra storie comuni ed eredità collettive.

Il nuovo allestimento mantiene la matrice dell’archivio e ne sfrutta le caratteristiche per creare sale immersive e ambienti riconoscibili come La Parete dei Cassetti: i visitatori possono aprirli e scoprire diari digitalizzati o manoscritti originali, accompagnati da narrazioni vocali di attori. Il percorso continua nella Sala di Saverio Tutino e nella Terra Matta, fino al quarto ambiente che ospita il lenzuolo di Clelia Marchi. Ormai pezzo d’arte della collezione, il telo racconta l’autobiografia della contadina che aveva deciso di lasciare una traccia leggibile del proprio vissuto, dopo la morte del marito. Il lenzuolo "Gnanca na busia" ("Neanche una bugia") oggi costituisce un importante simbolo della memoria personale e popolare italiana.
 
Foto di Luigi BurroniFoto di Luigi Burroni

Diari digitali, sociali e d’inclusione

La realizzazione del nuovo progetto del museo ha predisposto la necessaria digitalizzazione dei materiali e documenti d’archivio, garantendo la salvaguardia e conservazione a lungo termine del patrimonio nazionale. L’impiego di sistemi audio-visivi e digitali inoltre ha consentito una riduzione dell’uso di materiali cartacei. La nuova realtà aretina, in aggiunta, diventa simbolo di riqualificazione di spazi storici, reinventando e riprogettando gli ambienti del palazzo storico di Pieve Santo Stefano.

Il Piccolo Museo del Diario è pensato per coinvolgere tutte le fasce d’età, un luogo accessibile a tutti a prescindere dal proprio background culturale. Non a caso l’adesione al Sistema dei Musei e dei Parchi Partecipativi della Toscana sottolinea il suo impegno nel migliorare la qualità della vita e la coesione della comunità nel territorio, incentivando partecipazione e responsabilità sociale.

Inoltre, la sua iscrizione all’Associazione Nazionale Piccoli Musei lo colloca in una rete di scambio e condivisione con altre realtà museali, aumentando la propria visibilità e rafforzando il proprio significato di luogo di comunità e identità.