Dal 2 agosto consumeremo il futuro del pianeta

di Claudia Ceccarelli

08/06/2023

Dal 2 agosto consumeremo il futuro del pianeta
L’Earth Overshoot Day 2023, il giorno che segna il momento in cui l’umanità esaurisce le risorse che il nostro pianeta può rigenerare nell’arco di un anno, cadrà il 2 agosto: ciò vuol dire che servono 1,7 pianeti come la Terra per soddisfare l’attuale ritmo di produzione e di consumo da parte della popolazione mondiale. 

Lo ha reso noto il Global Footprint Network, il centro di ricerca internazionale che si impegna a calcolare l’impronta ecologica dell’umanità e la capacità biologica e rigenerativa della Terra. I dati riguardano le prestazioni dei 180 paesi monitorati e da quest’anno sono integrati con quelli messi a disposizione anche dalla Footprint Data Foundation e dalla York University. È proprio per l’acquisizione di un set di dati indipendenti che si è registrato un apparente “guadagno” pari a 5 giorni rispetto allo scorso anno, quando l’Earth Overshoot Day è caduto il 28 luglio, ma il Network ha chiarito che, al netto degli effetti legati all'ampliamento dei dati, il miglioramento corrisponde effettivamente a un solo giorno.  
Davvero troppo poco a fronte della consapevolezza sempre più diffusa circa l’urgenza di una inversione di rotta a favore dello sviluppo di un modello economico più equo, sostenibile e circolare.  

Per raggiungere l'obiettivo indicato dall'IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) delle Nazioni Unite di ridurre le emissioni globali di carbonio del 43% entro il 2030 sarebbe necessario spostare l'Earth Overshoot Day di 19 giorni all'anno per i prossimi sette anni. Senza dimenticare che l’ultimo Rapporto del Panel internazionale ha evidenziato come limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C rappresenti un obiettivo semplicemente irraggiungibile se non viene attuata da subito una politica di riduzioni immediate e consistenti delle emissioni di gas serra in tutti i settori.

Il problema dell’Overshoot Day nasce a partire dagli anni ’70, da quando cioè l’impronta ecologica delle attività antropiche ha cominciato a eccedere la capacità biologica della Terra, creando una situazione di deficit di capitale naturale che nel corso degli ultimi 50 anni ha conosciuto una crescita continua e apparentemente inarrestabile.  
“Il persistente superamento porta a conseguenze sempre più evidenti, tra cui insolite ondate di calore, incendi boschivi, siccità e inondazioni, con il rischio di compromettere la produzione alimentare - avverte Steven Tebbe, CEO di Global Footprint Network - . Ciò sottolinea l'interesse per le città, i paesi e le entità commerciali a promuovere la sicurezza delle proprie risorse se vogliono prosperare. Anche il mondo ne trarrebbe beneficio”.

Ma il debito planetario non è ugualmente ripartito. Ci sono paesi che più di altri si sono attribuiti il diritto di consumare il futuro delle generazioni che verranno, come per esempio il Qatar, che già dal 10 febbraio raggiunge il suo Overshoot Day, o il Lussemburgo, dal 14 febbraio, o Canada, USA ed Emirati Arabi Uniti, che lo raggiungono tutti il 13 marzo, consumando cioè nel giro di due mesi e mezzo scarsi le risorse che avrebbero a disposizione per un anno intero. E per parlare del nostro Paese, che ha terminato le proprie risorse annuali il 15 maggio scorso, l’Italia avrebbe bisogno di 3 volte la propria capacità biologica, per essere in equilibrio con i suoi consumi di materia ed energia. 

Ci sono invece realtà nazionali che non superano mai la loro quota di capitale naturale: una situazione che merita una riflessione sui gravi disequilibri esistenti circa la distribuzione e l’uso delle risorse disponibili. Si tratta di Afghanistan, Angola, Bangladesh, Burkina Faso, Burundi, Cambogia, Camerun, Repubblica Centrafricana, Comore, Congo, Costa d’Avorio, Eritrea, Gambia, Guinea, Haiti, Honduras, Kenia, Repubblica popolare di Corea, Kirghizistan, Liberia, Madagascar, Malawi, Mozambico, Nepal, Nicaragua, Niger, Nigeria, Pakistan, Filippine, Ruanda, Sao Tomè e Principe, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sri Lanka, Stato di Palestina, Sudan, Repubblica araba di Siria, Tagikistan, Tanzania, Timor Est, Uganda, Uruguay, Yemen, Zambia, Zimbabwe. E scoprire che sono proprio quelli da cui soprattutto provengono coloro che si affidano a un progetto migratorio per costruirsi un destino individuale migliore non può che costituire l’ennesima dimostrazione dell’intreccio inscindibile che lega la sostenibilità ambientale con quella economica e sociale.    

In un quadro così a tinte fosche, la buona notizia, sottolinea il Global Footprint Network, è che ricerca scientifica e innovazione tecnologica applicata sono in grado di offrire risposte e soluzioni utili per invertire il superamento ecologico e sostenere la rigenerazione biologica
E tra le strategie, che possono contribuire concretamente a raggiungere l’obiettivo di spostare sempre più in avanti l’Earth Overshoot Day, indica: 
- l'aumento delle fonti rinnovabili di elettricità nel quadro di una decarbonizzazione globale che raggiunga il 75% (con un guadagno pari a 26 giorni); 
- la riduzione del 50% dello spreco alimentare, che attualmente investe il 37% del cibo prodotto a livello globale (con un guadagno di 13 giorni); 
- la consociazione arborea, come metodo produttivo in agricoltura per ottenere un reddito maggiore dai suoli, migliorare qualitativamente la produzione e proteggere in modo naturale le colture (con un guadagno di 2,1 giorni).