Dall'economia circolare fino al 32% delle materie prime strategiche per l'Italia

di Andrea Begnini

29/05/2023

Dall'economia circolare fino al 32% delle materie prime strategiche per l'Italia

Lo studio di The European House-Ambrosetti, realizzato in collaborazione con il gruppo IREN, pone la questione di come l'Italia dipenda per il 56% del suo fabbisogno dalla Cina per quanto riguarda le materie prime critiche che guidano la transizione energetica, i trasporti, la difesa e cybersicurezza. “Se la Cina interrompesse la fornitura di Terre Rare all’Europa, da qui al 2030 sarebbero a rischio 241 GW di eolico (47% del totale) e 33,8 milioni di veicoli elettrici (66% del totale), rendendo impossibile il raggiungimento degli obiettivi legati alle linee guida europee”. Il ruolo della Cina, inoltre, non si basa solamente sulla produzione di materie prime, “ma anche sulla capacità di raffinazione e sugli investimenti in giacimenti minerari in Paesi terzi (oltre 80 miliardi di Euro dal 2005 al 2021)”.

Per questo, nel 2023 la Commissione Europea ha identificato 34 materie prime critiche per l’industria Europea, 20 in più rispetto alla rilevazione effettuata nel 2011. “Siamo di fronte a gravi rischi legati alla sicurezza negli approvvigionamenti, con implicazioni per la produzione di tecnologie chiave per la politica energetica e digitale”. Il fabbisogno odierno italiano di materie prime strategiche per la produzione delle tecnologie chiave considerate si attesta a circa 2.782 tonnellate nel 2020. “L’Italia utilizza tutte e 17 le materie prime critiche considerate come strategiche dall’Unione Europea. Circa il 44% del fabbisogno italiano di materie prime strategiche nel 2020 è rappresentato dal Rame, utilizzato in maniera significativa in ognuna delle tecnologie chiave”. Un fabbisogno che lo studio prevede crescere tra le 5 e le 11 volte in funzione del grado di specializzazione produttiva.

“A fronte dell’incremento di fabbisogno esistono dei vincoli all’approvvigionamento. Da un lato, le materie prime critiche strategiche hanno pochi materiali sostituti, parte dei quali sono a loro volta critici e con performance inferiori. Dall’altro lato, l’estrazione di materiali minerali metallici in Italia è oggi nulla, con tempi autorizzativi per realizzare un nuovo sito minerario in Europa di 15/17 anni”.

Ecco perché Il Critical Raw Materials Act, emanato a marzo 2023 dalla Commissione Europea, stabilisce che “entro il 2030 estrazione, raffinazione e riciclo dovranno soddisfare, rispettivamente, almeno il 10%, 40% e 15% del fabbisogno europeo di materie prime critiche. La CE ha inoltre stabilito che al massimo il 65% delle materie prime critiche consumate potranno essere importate da un singolo Paese”. In questo senso, l’economia circolare “si distingue dalle altre soluzioni grazie al fatto che è perseguibile immediatamente, necessita investimenti minori e porta benefici economici tramite una riduzione delle importazioni”. Senza considerare che il riciclo, rispetto all’estrazione, consente un risparmio significativo di CO2 anche evitando gli impatti ambientali di nuove attività minerarie. “Ad esempio, la footprint del riciclo dell’alluminio è inferiore del 96% rispetto alla sua estrazione dalla Bauxite”.

Grazie alla valorizzazione dell’economia circolare, al 2040 il riciclo potrà soddisfare dal 20% al 32% del fabbisogno italiano annuale di materie prime strategiche, “con il target del 15% fissato dalla Commissione Europea che può essere raggiunto già nel 2030”. Ma l’analisi evidenzia anche che per realizzare tutto questo, entro il 2040 “saranno necessari 7 nuovi impianti, con una capacità annua di riciclo pari a 105.000 tonnellate. La realizzazione di questi impianti necessita di un investimento pari a circa 336 milioni di euro e permetterebbe l’Italia di raggiungere il target EE del 15% del fabbisogno soddisfatto dal riciclo”.

La valorizzazione dell’economia circolare attraverso gli investimenti necessari per l’aumento della capacità impiantistica rientra nelle linee guide del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza “che ha dedicato parte delle risorse a investimenti flagship di economia circolare. In tale contesto, la richiesta complessiva di risorse da parte della filiera italiana dei rifiuti ha toccato quota 4 miliardi di euro, circa 7 volte superiore ai fondi stanziati dal PNRR”.