Il settore delle costruzioni gioca un ruolo cruciale nell'economia circolare. Non potrebbe essere altrimenti: è uno dei principali consumatori di risorse naturali e, al tempo stesso, uno dei maggiori produttori di rifiuti (secondo dati Eurostat, è responsabile del 50% delle estrazioni di materiali, con emissioni di gas serra fra il 5 e il 12%).
I rifiuti da costruzione e demolizione rappresentano quasi la metà (in peso) dei rifiuti complessivamente prodotti nel nostro Paese. È evidente, quindi, come la transizione ecologica e l’adozione dell’economia circolare passino obbligatoriamente proprio da questa filiera.
I rifiuti prodotti sono imputabili all’edilizia, sotto forma di scarti delle attività di costruzione e demolizione di edifici, opere pubbliche, ristrutturazioni di abitazioni private, sino ai crolli e alle macerie conseguenti agli eventi sismici, purtroppo non infrequenti. Si tratta di circa 70 milioni di tonnellate di materiali (di cui circa 60,6 milioni provenienti dai circuiti degli speciali, 400.00 ton. dagli urbani), che totalizzano il 48,4% del totale dei rifiuti non pericolosi prodotti nel Paese.
A fronte di statistiche ufficiali che indicano tassi di avvio a recupero superiori al 70%, le stime di settore e le percezioni degli operatori segnalano uno scenario molto più problematico, con una buona parte di aggregati lasciati nei magazzini o comunque non impiegati nei cantieri per mancanza di mercati competitivi e in generale per criticità di tipo regolatorio.
Il riciclo effettivo è ancora disincentivato dal basso costo e dalla maggiore “sicurezza” normativa e regolamentare dei materiali vergini da cava, scontando peraltro un tasso di illegalità ancora alto – essendo tra le frazioni con il più alto ricorso agli abbandoni incontrollati[ – come dimostrano i dati sui sequestri di siti di smaltimento non autorizzati.
L’intervento pubblico dovrebbe risolvere gli evidenti fallimenti di mercato e compensare le diseconomie prodotte da norme poste a tutela ambientale.
Benché oggi la qualità dei materiali di costruzione riciclati sia molto elevata, progettisti e committenti spesso continuano ad avere riserve nei loro confronti.
I nuovi modelli di business, improntati al proptech - dall’inglese property (proprietà immobiliare) e technology (tecnologia), si propongono di trasformare e innovare il settore utilizzando la tecnologia e il digitale.
Un processo molto interessante è quello della decostruzione immobiliare, adottato dalla start-up italiana Gumpab.
L’azienda ha sviluppato una serie di innovazioni di processo tecnico, commerciale e tecnologico, che le consentono di acquistare interi edifici energivori e trasformarli in nuove abitazioni di design aventi la massima classe energetica A4 (pari al nuovo), senza demolire l’edificio e riutilizzando gran parte dei detriti prodotti sullo stesso cantiere in un’economia circolare virtuosa.
Evitando la demolizione superflua di gran parte dei materiali presenti, ma anzi recuperandone gran parte, si ottengono notevoli vantaggi ambientali ed economici.
Si genera prima di tutto un quantitativo di rifiuti da discarica inferiore a quello prodotto da un intervento di efficientamento tradizionale
Inoltre si dimezzano le emissioni cO2, rispetto ad una classica demolizione e ricostruzione.
E poi si riducono i tempi di “on market” del 70% rispetto ad un classico intervento di demolizione e ricostruzione.
Gumpab trasforma interi edifici inquinanti in soluzioni di alto design ottenendo la stessa classe energetica delle nuove costruzioni e riducendo sensibilmente tempi, costi ed inefficienze storiche presenti nel settore immobiliare.
La startup ha ottenuto una crescita a 3 cifre per i primi 3 anni di attività. Crescita confermata anche nel 2023 con un fatturato che supererà i 4.000.000 euro.
Le prospettive per il futuro sono più che rosee: la nuova normativa “case green”, spingerà gli acquirenti di immobili ad acquistare case con un’alta classe energetica.
L’azienda nel triennio 2023-2026 ha intenzione di sviluppare un portale di aste per immobili e appalti, oltre ad una tecnologia per organizzare i processi, con algoritmi di AI per analizzare in autonomia investimenti, divisioni e scelte di cantiere.
Da inizio 2024 inizieranno le assunzioni per sviluppare il progetto di espansione su tutto il territorio nazionale ed europeo per il franchising. Il 30% degli investimenti verrà investito in marketing ed M&A di startup che ci aiuteranno a sviluppare una parte dell’innovazione di processo.