Quali sono le prospettive per il design della plastica in un’ottica di sostenibilità?
Gli oggetti in plastica, che tra l’altro sono fondamentali in taluni ambiti, come quello medicale-sanitario, non saranno certo banditi finché non si troveranno alternative credibili. Sicuramente, però, la plastica, come ogni altro tipo di materiale, se non viene usata correttamente, e in particolare smaltita correttamente, diventa un grosso e grave problema. È il caso della plastica usa e getta: pensiamo a tutte le microplastiche che sono presenti nei mari per esempio. Ci sono già delle leggi che normano il settore della plastica usa e getta, ed anche la sua sostituzione, ma bisognare ragionare a 360 gradi su un uso consapevole in generale di questo materiale, e anche considerare tutto il ciclo del prodotto. E soprattutto, secondo me, è importante investire sempre più nella ricerca e nell’innovazione scientifica, per trovare materiali alternativi come le bioplastiche, e continuare con sempre maggiore convinzione, e risorse, sulla strada della ricerca scientifica e dell’innovazione per la scoperta di nuovi materiali e processi meno impattanti e inquinanti sull’ambiente.
La sostenibilità è legata a un’idea di lunga vita del prodotto, e questo va contro i dettami delle mode, che tendono a consumare tutto in fretta.
Per tentare di ovviare a questo rischio ho pensato di sostituire soltanto la “pelle”, la finitura esterna, del prodotto: ho creato una collezione di arredi e complementi di arredo dove si possono cambiare anche solo le finiture. È un modo per contrastare l’obsolescenza: se si compra una libreria con la finitura laccata rossa e poi la si vuole cambiare, lo si può fare. Per esempio si può optare per una finitura in rovere, tenendo quella libreria. È un accorgimento che allunga il percorso di vita del prodotto.
Sempre in quella collezione, gli arredi sono totalmente disassemblabili: il materiale può andare direttamente allo smaltimento differenziato, al riciclo, e rientrare nuovamente, riciclato, nel ciclo produttivo.