#DestinazioneSostenibilità / Fare Cultura dell’Ospitalità nelle Aree interne

di Andrea Succi

05/02/2025

#DestinazioneSostenibilità / Fare Cultura dell’Ospitalità nelle Aree interne

Se fra il 2002 e il 2014 si era registrato un aumento della popolazione nelle Aree interne (con un +2,9%), dal 2014 al 2024 i residenti sono diminuiti del 5% (da 14 milioni a 13 milioni e 300mila individui). A completare il quadro concorre anche il calo delle nascite che fra il 2002 e il 2023 è stato del 32,7%. Entro il 2043 quasi il 90% dei comuni delle aree interne del Sud è destinato a subire un calo demografico significativo, con un picco del 93% nei comuni ultraperiferici (paesi che distano oltre un’ora di auto dai centri urbani).

Eppure, secondo un’interessante ricerca realizzata nel 2024 dall’associazione “Riabitare l’Italia”, il 67% dei giovani tra i 18 e 39 anni è orientato a rimanere nel comune delle aree interne in cui vive per la migliore qualità dal punto di vista ambientale e dello stile di vita (79%), la possibilità di avere contatti umani e sociali più gratificanti (67%), il minor costo della vita (60%) e perché il posto in cui si vive piace e offre opportunità per restare (55%).

Così accade anche che da un lato il 70% dei turisti stranieri, spinti da motivazioni di viaggio culturali, si concentra sull’1% del territorio nazionale, dall’altro in circa il 70% dei comuni con meno di 5000 abitanti, la perdita del capitale sociale, la dispersione del “saper fare”, la lontananza dai servizi essenziali (sanità, istruzione, mobilità), l’instabilità idrogeologica inducono allo spopolamento, il che comporta perdita di identità, cultura, valori.
 
#DestinazioneSostenibilità / Fare Cultura dell’Ospitalità nelle Aree interne

Fare Cultura dell’Ospitalità

Chiariamolo subito: nella Cultura dell’Ospitalità le Aree interne non sono sinonimo di “borgo”. Fare Cultura dell’Ospitalità significa partire dai luoghi come spazi dotati di un significato, dove sono le Persone a dare significato ai luoghi, producendone la rigenerazione. Ecco perché le persone sono (e fanno) la destinazione, attraverso la creazione di reti di scambi e la costruzione di senso condivisi. Un territorio esiste nella misura in cui esistono relazioni, scambi, qualcuno disposto a dargli Identità e Valore, inserendoli all’interno di un’offerta strutturata, ma soprattutto ben coordinata. “Cultura” evoca conoscenza, formazione, scambio. “Ospitalità” richiama l’etimologia di “Ospite” – Ospes-itis – la cui relazione di reciprocità è all’origine della parola.

Fare Cultura dell’Ospitalità significa intervenire per migliorare la qualità della vita delle comunità locali lavorando su due principali indicatori: la coesione (nel senso di cucire legami di comunità) e il lavoro (intervenendo sulle competenze, coinvolgendo Amministratori, Operatori economici e la cittadinanza attiva, direttamente sul campo). Significa investire energie e risorse in azioni di comunicazione interna alle (e fra) le comunità locali: fra i cittadini, fra Amministratori, gli uni con gli altri.
Occorre creare le condizioni culturali, i servizi, le proposte, condividere una visione, un modello di gestione al quale, poi, dare visibilità e comunicazione. Le politiche istituzionali parlano di “rilancio” dei territori – ma i luoghi non hanno bisogno di essere “rilanciati”, semmai di essere consapevolmente conosciuti. È il principio di “essere turisti a casa propria per far sentire a casa propria i turisti”.
Occorrono metodologie, conoscenza degli strumenti e competenze specifiche (ad es. la figura del Facilitatore di marketing territoriale con esperienze anche di coaching, del Coordinatore Turistico Territoriale™, di un Temporary Manager di destinazione).
 
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Comunità generative

Le vere risorse dormienti non sono solo gli immobili non utilizzati, i luoghi abbandonati, gli attrattori non valorizzati, bensì le aspettative di chi vi abita, di chi vorrebbe tornare e di coloro che desiderano investire le proprie competenze in luoghi lontani dal proprio, per favorire la rinascita di un nuovo Umanesimo economico e sociale, attraverso l’aspirazione, la motivazione degli abitanti, il loro ruolo attivo e imprenditoriale di prendersi cura del proprio Bene comune. Come afferma Alexis Carrel, “nulla è più assurdo di una risposta a una domanda che non si pone”. 

Cresce il numero di Sindaci che non intendono limitarsi a essere considerati “amministratori di condominio”  (non può essere che i veri problemi siano solo un lampione spento o una buca da riparare) e di cittadini che desiderano sentirsi protagonisti di un processo collettivo, consapevoli che lamentarsi di ciò che manca ne amplifica l’effetto. Lo spopolamento delle aree interne si affronta esattamente…dall’interno, applicando una metodologia di tipo partecipativo.
 
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Campanili vs. Campanilismo

Attraverso esperienze dirette sul campo, come il “Grand Tour - La Cultura dell’Ospitalità nelle Aree interne” di Territori e Italianità (un ecosistema per la rigenerazione culturale dell’ospitalità) patrocinato da Simtur e ANCI Nazionale, emergono testimonianze di Amministratori che hanno a cuore per davvero il Bene Comune e di giovani che si impegnano per rendere vivo il proprio Paese. 

Agli Amministratori si propone una visione in cui i campanili non si annullano in un tutt’uno, ma solo sviluppando forme di cooperazione territoriale e intercomunale è possibile cambiare lo stato delle cose, con ciascun "campanile" che svetta, orgoglioso della propria identità.
 
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Destinazione Rive

Quando c’è un malessere sociale e la diffidenza è “annaffiata” dall’indifferenza non si è consapevoli del valore generativo dell’intelligenza collettiva, delle opportunità che vivere in un paese di una qualsiasi parte dell’Italia si possono creare.
Certo non è facile “costruire un aereo in volo” ma per far riaprire un bar chiuso, disporre di uno sportello bancario, di una farmacia e, magari, di una scuola la responsabilità è di tutti, Amministratori e Comunità, espressione di reciprocità, aiuto e condivisione. È applicare il quarto comma dell'articolo 118 della nostra Costituzione: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale”.

Da qui si è partiti a Rive, un comune di 400 abitanti in mezzo alle risaie vercellesi. Il sindaco è nato lì e ha deciso di occuparsi in prima persona di migliorare la qualità della vita della collettività. Attraverso metodologie partecipative è stato possibile far vedere alla comunità le stesse cose anche da altre angolazioni, dove la vita tranquilla, la lontananza dallo stress, la sicurezza, diventano fattori attrattivi per giovani famiglie che decidono di trasferirsi da territori limitrofi, comprare casa per far crescere i propri figli, attirati anche da un agri-asilo che lavora tutto l’anno. 
E così la prima fase del piano di rigenerazione si conclude con una bellissima cena di vicinato, ammirando i numerosi murales realizzati da artisti provenienti da tutto il mondo che un primo gruppo di guide turistiche (chiamate e preparate ad hoc) hanno inserito nei propri itinerari. Una lunga tavola che si trasforma in un modo gustoso e sano di socializzazione.

Ecco perché la Cultura dell’Ospitalità non coincide con il turismo ma ne rappresenta il presupposto.
Per un Italia che non solo “non ti aspetti” ma, soprattutto, per un “l’Italia che non aspetta”.