Fare Cultura dell’Ospitalità
Chiariamolo subito: nella Cultura dell’Ospitalità le Aree interne non sono sinonimo di “borgo”. Fare Cultura dell’Ospitalità significa partire dai luoghi come spazi dotati di un significato, dove sono le Persone a dare significato ai luoghi, producendone la rigenerazione. Ecco perché le persone sono (e fanno) la destinazione, attraverso la creazione di reti di scambi e la costruzione di senso condivisi. Un territorio esiste nella misura in cui esistono relazioni, scambi, qualcuno disposto a dargli Identità e Valore, inserendoli all’interno di un’offerta strutturata, ma soprattutto ben coordinata. “Cultura” evoca conoscenza, formazione, scambio. “Ospitalità” richiama l’etimologia di “Ospite” – Ospes-itis – la cui relazione di reciprocità è all’origine della parola.
Fare Cultura dell’Ospitalità significa intervenire per migliorare la qualità della vita delle comunità locali lavorando su due principali indicatori: la coesione (nel senso di cucire legami di comunità) e il lavoro (intervenendo sulle competenze, coinvolgendo Amministratori, Operatori economici e la cittadinanza attiva, direttamente sul campo). Significa investire energie e risorse in azioni di comunicazione interna alle (e fra) le comunità locali: fra i cittadini, fra Amministratori, gli uni con gli altri.
Occorre creare le condizioni culturali, i servizi, le proposte, condividere una visione, un modello di gestione al quale, poi, dare visibilità e comunicazione. Le politiche istituzionali parlano di “rilancio” dei territori – ma i luoghi non hanno bisogno di essere “rilanciati”, semmai di essere consapevolmente conosciuti. È il principio di “essere turisti a casa propria per far sentire a casa propria i turisti”.
Occorrono metodologie, conoscenza degli strumenti e competenze specifiche (ad es. la figura del Facilitatore di marketing territoriale con esperienze anche di coaching, del Coordinatore Turistico Territoriale™, di un Temporary Manager di destinazione).