#DestinazioneSostenibilità / Scrivi “Mamaor”, leggi “Rigenerazione”

di Daniela Cavallo

15/10/2025

#DestinazioneSostenibilità / Scrivi “Mamaor”, leggi “Rigenerazione”
Settantasette sono gli ettari che compongono il Monte Mamaor, poco fuori l’aggregato urbano di Valeggio sul Mincio, dalla cui cima si gode un panorama incredibile tutto intorno: dalle dolci colline moreniche, curate per lo più a vigneti, alla prospettiva verso nordovest dove si incontra il Lago di Garda, e dall’altra parte il fiume Mincio, che dal primo nasce e si butta alla fine della corsa nei laghi che contornano la città di Mantova, a meno di trenta chilometri.

Il luogo, funzionale all’ultimo conflitto mondiale, era una polveriera, abbandonato dal Demanio ventitré anni fa, ed è stato acquisito dal Comune di Valeggio sul Mincio che lo ha dato temporaneamente in “affido” all’associazione Il Cerchio di Kos APS di cui è Presidente l’imprenditore e architetto veronese Carlo Nerozzi.

Al Monte Mamaor è in atto una vera e propria rigenerazione del luogo, e delle persone, in linea con la vocazione di questo territorio che ha saputo trasformarsi da luogo di guerra (pensiamo alle battaglie del Risorgimento) a luogo di bellezza.
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Presidente, come è nata la vostra associazione e perché?
Il Cerchio di Kos è nata due anni fa da un percorso di crescita umana attorno alla persona di Mario Zanoletti, bresciano, operatore nel settore sanitario prima e olistico poi; si è creato così un gruppo di pensiero che ha individuato nella necessità di mettere al centro la Persona la spinta a fare, ad agire, in una ricerca della sostenibilità ambientale che partisse dalla ricerca della spiritualità umana, non qualcosa di calato dall’alto, ma una spinta interiore seria e motivata che fosse leva per migliorare il mondo. Ma per davvero.

In che senso fare per davvero?
C’è una grande confusione oggi sulla sostenibilità e sui futuri possibili. Molti parlano senza dare risposte concrete. Noi pensiamo che l’unica risposta sia fare, ovvero trovare la motivazione, la risposta dentro di sé per costruire una comunità e aiutare le fragilità che ci circondano, partendo dall’ambiente.
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Perché il Monte Mamaor a Valeggio?
Perché l’architetto Federico Signorelli, amico e membro de Il Cerchio di Kos, vive a Valeggio e ha pensato che il Mamaor fosse il laboratorio perfetto per iniziare questa “rigenerazione”. Si tratta di un luogo abbandonato, di proprietà pubblica, dove tutti possono dare una mano a costruire il futuro, coinvolgendo così non solo le persone, ma anche le imprese sostenibili e innovative. Valeggio è un territorio dove l’associazionismo è molto attivo, gli abitanti culturalmente vivaci e fattivi per la cura della comunità e del luogo, ed è un terreno fertile di futuro. Non a caso l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco Alessandro Gardoni ha accolto con entusiasmo il progetto Mamaor in una collaborazione che ha come obiettivo condiviso ridare vita e significato a un luogo abbandonato per includerlo nel sistema culturale sociale ed economico della città.
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In che senso includerlo nel sistema culturale? Ci può spiegare meglio?
Il progetto Mamaor è complesso e si articola in una serie di fasi definite da un masterplan in un tempo medio lungo. La Fase Zero, che stiamo attuando, prevede la pulizia e la rigenerazione del bosco tramite interventi manuali e non invasivi - un’attività agricola secondo il sistema dell’Agricoltura Organica Rigenerativa, con la regimentazione delle acque e la realizzazione di bacini idrici; e infine la verifica dei residui bellici per una eventuale bonifica. Successivamente, individuata una “cellula madre” si svilupperà una sorta di eco villaggio su 7 ettari di terreno con 800 metri di strada e una quindicina di fabbricati esistenti da recuperare - le casematte della polveriera, per intenderci. Via via la fase di avvio operativo e di implementazione, fino a quella di consolidamento, per ottenere sviluppo del territorio, opportunità economiche e lavorative, fino a raggiungere un valore sociale e culturale. Tutto questo in un Parco, dove l’ambiente è il genius loci.
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Perché fare tutto questo?
Lo scopo dell'intero progetto è prendersi cura dell’uomo prendendosi cura del luogo, fornendo a chi verrà al Monte Mamaor un ventaglio di attività e servizi che coniugano benessere psicologico e fisico, sviluppando un rapporto corretto dell’individuo con la natura e con la società. Per dimostrare che è possibile un luogo dove l’uomo è al centro e dove la vita umana è patrimonio, per un’esperienza reale, protesa verso l’unità umana e la trasformazione della coscienza, interessata anche alla ricerca pratica di una forma di vita sostenibile e alle future necessità culturali, ambientali, sociali e spirituali dell’umanità.
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Un bel progetto, che aspetta tutti noi per essere parte di questa rigenerazione, per diventare modello e buona pratica internazionale. Il 18 e il 19 Ottobre 2025 ci sarà un evento proprio al Mamaor dal titolo “Respira”, con il sottotitolo “Vita al Mamaor, arte cultura e salute” per vedere già i cambiamenti in atto, ma anche per confrontarsi con alcune personalità della cultura e conoscere la filosofia di questo progetto che, non a caso, apre gli eventi di Valeggio candidata a Capitale italiana della Cultura 2028.

Nulla è per caso: due volte sette, la dimensione del luogo, i 77 ettari, un numero sacro, antico, che rappresenta il Cosmo, indica completezza e viene collegato anche all'idea di perseveranza e di speranza. Una speranza che, al Mamaor, sta diventando realtà. Quella di un mondo migliore. Per davvero.