La Natura si ribella, non ci sono dubbi: frane, alluvioni e altri fenomeni legati al dissesto idrogeologico, una volta considerati eventi eccezionali, sono ormai accadimenti all’ordine del giorno.
Tanto è vero che, aprendo un rapido inciso, il risarcimento dei danni da catastrofi naturali, fino a poco tempo addietro argomento per pochi tecnici super esperti, oggi è diventato un tema di interesse generale e attinente anche alla finanza pubblica.
L’Uomo deve urgentemente cambiare i suoi comportamenti, disciplinare in modo responsabile le proprie attività, modificare il proprio impatto sull’Ambiente, incidere diversamente sulla vita del Pianeta.
Intanto che queste trasformazioni, come auspicabile, prendono piede, acquistano velocità e iniziano a produrre risultati concreti, rivestono capitale importanza le tecnologie per fare fronte ai fenomeni naturali in atto e attutirne le conseguenze per la collettività.
In questa prospettiva, risulta di grande interesse ed estrema attualità un prodotto al tempo stesso molto antico ed estremamente moderno, del quale si è recentemente celebrato un importante compleanno: il Gabbione.
Il Gabbione, nella sua accezione più ampia, rappresenta una struttura realizzata con reti metalliche, riempita di materiale inerte, usualmente utilizzata a protezione di strade, ferrovie, argini e strutture.
Alcune fonti ne attribuiscono la paternità a Egidio Palvis, Ingegnere del Corpo Reale del Genio Civile tra fine Ottocento e inizio Novecento.
Altri sottolineano come già Leonardo da Vinci avesse progettato dei manufatti riconducibili al concetto di Gabbione, definiti “Corbeille Leonard” o “Leonardo’s Basket”, per le fondamenta del Castello di Milano.
Ma comunemente la nascita del Gabbione viene collocata nel 1894, quando vicino alla chiusa di Casalecchio di Reno fu utilizzato per la ricostruzione degli argini del fiume, dopo una violenta inondazione che aveva colpito la comunità locale.
Il prodotto era stato ideato e realizzato da una azienda del territorio, Officine Maccaferri, che oggi costituisce un gruppo imprenditoriale dal respiro internazionale.
L’azienda nasce con Raffaele Maccaferri, discendente di una stirpe di fabbri, originari di Sacerno, che nel 1869 lì avvia una piccola fucina.
Raffaele nel 1879 trasferisce l’attività a Lavino e nello stesso anno provvede alla registrazione della Ditta Raffaele Maccaferri Officina, poi spostata a Zola Predosa.
L’inventore del Gabbione è Gaetano Maccaferri, che per primo impiega questi elementi di contenimento in ferro, nei lavori di ripristino – come già ricordato – dell’alveo del Reno a Casalecchio dopo la rotta nell’inverno del 1893.
Chiusa la parentesi della Grande Guerra, durante la quale si dedica alla produzione di filo spinato e cavalli di frisia, l’azienda si ingrandisce e diversifica, grazie alla fondazione o all’acquisto di nuove attività: nel 1917, Forge Porrettane e la napoletana Industrie Prodotti Siderurgici; nel 1921, ICO (termometri e siringhe); nel 1922, Hatu (prodotti in lattice); nel 1931, Officine Italo Svizzere (macchine agricole); nel 1936, Samp (macchine di precisione); nel 1941, la modenese Carrellificio Lodi, (poi Cesab).
Nel Secondo Dopoguerra il gruppo ha consolidato la propria leadership in ambito nazionale e ha sviluppato una importante presenza a livello internazionale.
Dal 1894 il Gabbione Maccaferri è stato impiegato in numerosi progetti di ingegneria sostenibile su scala mondiale.
Basti pensare, a titolo di esempio, all’utilizzo in Galles lungo il canale di Bristol, per una delle prime applicazioni di gabbioni con filo rivestito in PVC, oppure all’impiego lungo il fiume Arno a Firenze, per mitigare i danni della drammatica alluvione del 1966.
Il prodotto ha avuto altresì fondamentale utilità per la difesa del suolo sull’isola di Santiago, a Capo Verde, per la riqualificazione del Novo Pinheiros, uno dei principali fiumi di San Paolo in Brasile, per la costruzione del raccordo di Oosterweel Link, fondamentale infrastruttura per la viabilità di Anversa.
L’azienda ha di recente ricordato con giusta enfasi un importante compleanno del Gabbione, del quale Lapo Vivarelli Colonna, Amministratore Delegato di Officine Maccaferri, ha celebrato il primo utilizzo con queste parole: “Festeggiamo i 130 anni da quell’evento, anche se l’azienda nasce prima, nel 1879, ma quella fu la prima installazione di gabbioni (ben 2.900 posati lungo il Reno!) e fu un’opera davvero innovativa per l’epoca ed è partita da lì una storia di impegno per la tutela dell’ambiente e per un’ingegneria sostenibile che ci ha portato a diventare protagonisti indiscussi in 130 Paesi, con oltre 20 stabilimenti in quattro continenti e più di 3.400 dipendenti, di cui appena il 5% in Italia”.
Con il gruppo reduce da un consolidato del 2023 vicino ai 700 milioni di euro di fatturato, di cui quasi il 90% realizzato all’estero, il Manager ha sottolineato come il Gabbione sia stato l’innesco per lo sviluppo di un’ampia e diversificata Innovazione per la Sostenibilità: “Oggi i gabbioni di pietre e fili di acciaio intrecciato rappresentano un 10% del nostro fatturato, ma la geotecnica e l’ingegneria ambientale e idraulica restano il driver delle nostre strategie globali, sempre orientate a minimizzare il total cost of ownership e l’impatto sul territorio”
Ha aggiunto Sergio Iasi, Presidente di Officine Maccaferri: “Da quella rete a doppia torsione dei gabbioni abbiamo sviluppato un portafoglio di soluzioni completo e unico al mondo, con applicazioni in diversi settori quali, tra gli altri, quello del rockfall (per la caduta delle pietre) e dei geosintetici (membrane per infrastrutture e difesa del suolo). I 130 anni di storia del gabbione racchiudono tutti gli elementi che hanno reso il nostro gruppo un leader mondiale: la capacità di generare soluzioni sostenibili e concrete, il rapporto armonioso tra l’uomo e l’ambiente, la costante tensione all’innovazione che ha trasformato le sfide ambientali in opportunità globali”.