Un tema di estremo interesse, nel campo dell’Innovazione per la Sostenibilità, è dato dal Design Biomimetico, vale a dire quella branca del Design che si ispira alla Biomimesi.
La Biomimesi è la scienza che studia i sistemi biologici naturali emulandone forme, processi e meccanismi di funzionamento, al fine di trovare le soluzioni più utili rispetto ai problemi progettuali dell’uomo, replicandone disegni e processi in soluzioni tecnologiche per l’impresa e la ricerca.
Il Design Biomimetico rappresenta al tempo stesso una nuova frontiera e una pratica antica.
L’idea che la natura offra all’uomo i suggerimenti per la risoluzione di una vastissima gamma di problemi tecnici, infatti, non può non richiamare alla memoria lo straordinario operato di Leonardo da Vinci, che già a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento si ispirava, ad esempio, al volo degli uccelli per progettare le sue fantastiche macchine volanti.
Più di recente Albert Einstein ha fatto una fondamentale riflessione: “Ogni cosa che puoi immaginare la natura l’ha già creata”.
Viene considerata una applicazione dei principi del Design Biomimetico già la realizzazione nel 1854 della copertura del Crystal Palace a Londra, la cui struttura si ritiene che richiami la Victoria Amazonica, una pianta fonte di ispirazione per ottenere un manufatto leggero e con grandi capacità di isolazione.
Un altro classico esempio di Design Biomimetico è considerato il velcro, oggetto di brevetto nell’ormai lontano 1941 da parte dello svizzero George de Mestral, un sistema di chiusura a strappo nato a imitazione del funzionamento delle lappole, frutti della Bardana, dotati di minuscoli uncini per attaccarsi ai tessuti e impigliarsi al pelo degli animali.
Negli ultimi venti anni si sono moltiplicati sia i progetti di Design Biomimetico in giro per il mondo sia i contributi scientifici per una strutturazione teorica della branca.
Carlo Santulli, docente di Ingegneria dei Materiali e autore del libro “Biomimetica”, ha dichiarato: “Lo scopo della disciplina non è imitare una certa forma, ma capire qual è l’obiettivo che la Natura si è posta nell’utilizzarla e per il quale ci ha detto, in parole povere: questa è la risposta. Sta a noi, dedurre la domanda”.
Erika Seghetti, giornalista con una particolare expertise in tema di sostenibilità, ha affermato che “comprendere i meccanismi di funzionamento degli organismi viventi applicandoli alle creazioni umane consente di sviluppare soluzioni che riescono non solo a limitare l’impatto ambientale di prodotti e sistemi ma anche di migliorarne prestazioni e reazioni in un’ottica di migliore adattabilità”.
Nell’alveo della progettazione da Design Biomimetico può essere inclusa l’esperienza di Mama Science, startup innovativa nata nel 2021.
La giovane azienda bolognese risulta attiva nella ricerca scientifica di materiali avanzati, nanotecnologie e biomateriali ottenuti da processi proprietari, ispirati a quelli naturali, per uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Un trovato particolarmente importante, coperto da privativa brevettuale, è costituito da un nuovo biomateriale, che è stato denominato Biomact.
Si tratta di un materiale biodegradabile, che nasce da matrici vegetali, per una chimica verde, dal quale si ricavano tre distinte applicazioni per aumentare la shelf-life dei prodotti alimentari.
La prima applicazione è un rivestimento, un coating che si applica sulla superficie dei cartoni, non sulla plastica, a contatto degli alimenti.
Serve a rendere la superficie waterproof, dando maggiore resistenza al cartone, conseguendo il risultato di incrementare la shelf-life.
La soluzione in esame è rivolta eminentemente alle industrie cartotecniche produttrici di packaging.
La seconda applicazione consiste in un peculiare coating attivo.
Abbiamo a che fare con una sostanza da applicare direttamente sui prodotti alimentari, con ogni relativa conseguenza di natura regolatoria.
Questa innovazione riguarda prevalentemente le aziende ortofrutticole, i consorzi, le industrie alimentari e i retailer.
La terza applicazione del Biomact è data da un film biobased, con funzionalità attiva.
Parliamo di un sostituto dei materiali plastici, in grado di emularne in pieno le caratteristiche meccaniche.
Il film si rivolge al comparto alimentare nel suo complesso, con uno specifico sbocco anche nel settore della logistica.
La filosofia dell’azienda è efficacemente riassunta da Marco Marchetti, fondatore e CEO di Mama Science: “Sviluppiamo materiali avanzati, nanotecnologie e biomateriali ottenuti da processi ispirati a quelli naturali, per uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell’ambiente”.
Quanto, più nello specifico, alle applicazioni del Biomact, ha dichiarato l’imprenditore medesimo: “Abbiamo sviluppato dei prodotti che permettono di sostituire i classici packaging plastici di derivazione polimerica. Partiamo da materiali totalmente naturali, tra cui prodotti di scarto dell'industria agroalimentare. Grazie al nostro processo riusciamo a ottenere dei materiali che hanno proprietà simili a quella della plastica. Si tratta di una tecnologia che permette di inibire tutti i processi di maturazione o marcescenza dei generi alimentari: riusciamo così ad allungare il tempo di vita dei prodotti alimentari”.