Develoopments / Naste Beauty: dalla frutta “brutta” la cura del “bello”.

Taccuino di Alberto Improda sull'Innovazione per la Sostenibilità

11/06/2024

Develoopments / Naste Beauty: dalla frutta “brutta” la cura del “bello”.

In data 5 giugno 2024, a Milano, si è svolta la Quinta Edizione del Green Retail Lab, a cura del Retail Institute Italy, in collaborazione con Italia Circolare, dal titolo “Le strategie del Retail per un presente sostenibile”. 
L’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Federdistribuzione e Italia Circolare, nel corso dei lavori, hanno lanciato una importante iniziativa culturale e sociale: il “Patto contro lo Spreco Alimentare”. 

Vortex, con il suo progetto Naste Beauty, rappresenta una giovane azienda pienamente in linea con lo spirito dell’evento e dell’iniziativa sopra ricordati. 

L’impresa nasce dall’incontro, pochi anni addietro, dei due soci fondatori: Lorenzo Picco e Simone Piccolo, entrambi portatori di esperienze maturate nelle rispettive aziende di famiglia. 
Il primo, infatti, proviene da una famiglia di imprenditori agricoli, produttori con l’azienda Magna Rosa di Renetta Grigia di Torriana, una qualità di mela presidio Slow Food; il secondo giunge dalla Reynaldi s.r.l., valida impresa produttrice di cosmetici naturali dagli anni Ottanta. 
Dalla contaminazione di questi percorsi scaturisce l’idea di dare vita a un'azienda della cosmetica all’insegna dell’Innovazione e della Sostenibilità, per produrre creme viso, sieri, detergenti e maschere partendo da una materia prima unica nel suo genere: una pasta di mele ricavata dagli scarti della filiera dei succhi di frutta biologici

Larga parte della produzione agricola viene destinata a sottoprodotti, come ad esempio i succhi, a causa dell'aspetto dei frutti non conforme agli standard di bellezza richiesti dal mercato, che automaticamente respinge i prodotti “brutti”. 
Da queste lavorazioni, peraltro, rimangono ancora parecchi sottoprodotti che vengono smaltiti come scarti, però in effetti buccia, semi e polpa residua sono ancora ricchi di nutrienti, tra i quali antiossidanti e polifenoli. 
Naste Beauty utilizza questi sottoprodotti per produrre un'innovativa polpa di mela, con la quale si realizzano dei cosmetici altamente qualitativi e pienamente sostenibili, mediante un processo di upcycling che restituisce valore a quanto viene considerato scarto. 

La genesi del progetto viene così raccontata da Simone Piccolo: “Ci siamo incontrati, e insieme abbiamo deciso che poteva esserci ‘appetito’ da parte del mercato per un prodotto di questo genere. L’idea era quella di lavorare proprio su un sottoprodotto specifico della filiera agroalimentare che, tramite un processo di upcycling, potesse trovare una seconda vita. Insieme abbiamo fondato una start up, ad aprile dell’anno scorso abbiamo fatto un totale rebranding ed è nato Naste Beauty. Il nome unisce due parole – natural e taste – perché ci occupiamo di matrici naturali che derivano dal mondo del food”. 

Il processo produttivo si articola su due fasi distinte. 
In primo luogo, la materia prima viene disidratata e macinata per creare una sorta di farina, che poi è reidratata, omogeneizzata e sterilizzata, fino a ottenere la pasta di mele. 
In secondo luogo, questo innovativo semilavorato, completamente naturale, viene consegnato alla Reynaldi, che con il proprio consolidato know-how procede a creare le formulazioni dei cosmetici e alla produzione vera e propria. 

Simone Piccolo così spiega perché il progetto ha preso il via dalla mela: “L’abbiamo scelta perché è un frutto iconico delle zone da cui proveniamo, in Piemonte. In particolare, siamo partiti da una tipologia di mela di presidio Slow Food, che cresce solo in quella valle dove Lorenzo ha l’azienda agricola”; si tratta inoltre di un frutto “ricco di antiossidanti naturali e polifenoli, quindi si presta perfettamente alla creazione di prodotti cosmetici”. 

Ma il processo di upcycling messo a punto dall’azienda è replicabile su tutte le cultivar morbide ed è utilizzabile su moltissimi sottoprodotti di frutta e verdura, ragion per cui il brand Naste Beauty punta ad un deciso ampliamento della propria sfera di operatività. 
L’impegno dell’impresa verso la Sostenibilità ha davvero un carattere olistico e si estende a tutto tondo, includendo l’utilizzo di packaging a basso impatto ambientale ed abbracciando anche temi di natura sociale. 

Racconta ancora il CEO dell’azienda: “Quando ci vengono consegnati i prodotti veri e propri dalla Reynaldi, a quel punto li affidiamo a due cooperative sociali che fungono da magazzino e ci preparano gli ordini, andando anche a firmare a mano una thank you card, in modo che i clienti abbiano una prova di tutto l’impatto positivo che i prodotti di Naste Beauty creano”. 
La prima cooperativa, Dalla Stessa Parte di Ciriè, si occupa di tutta la logistica legata al B2C e all’e-commerce: “Loro aiutano persone con disabilità mentale e inoccupati appartenenti a nuclei familiari in condizioni di disagio economico e sociale. La seconda cooperativa, Cascina Martello di Mondovì, gestisce invece la logistica legata al B2B e agli store offline, e lavora con persone in fase di recupero da tossicodipendenza”. 

Giorgio Santambrogio, CEO di Gruppo VeGè e Vicepresidente Vicario di Federdistribuzione, durante l’evento del Retail Institute sopra ricordato ha formulato un invito a non sprecare i prodotti esteticamente imperfetti, perché un frutto ammaccato o meno brillante di altri resta un frutto buono, gustoso e salutare. 
Naste Beauty, in una sorta di ideale loop, porta questo virtuoso ragionamento alle estreme conseguenze: da un frutto scartato perché brutto si ricava una materia prima che serve a curare la bellezza.