E se vi venisse detto che con il latte ci potete costruire case, scuole, edifici pubblici? L’incredulità verrebbe presto sorpassata dalla curiosità sentendo parlare di
Milk Brick. L’
economia circolare è arrivata in Sardegna e l’obiettivo di
sostenibilità ambientale ha fatto incontrare
due industrie e due filiere produttive apparentemente lontane come quella casearia ed edilizia.
Nel 2016
Giangavino Muresu e i suoi collaboratori sono riusciti a ottenere il brevetto per
una tecnologia altamente innovativa per produrre calcestruzzo fatto di latte, basato cioè sul recupero degli scarti di produzione dell’industria casearia per la costruzione di prodotti edilizi. Nel 2017 è ufficialmente nata la startup
Milk Brick di cui ora Muresu è il CEO, azienda che nel 2019 ha vinto un importante riconoscimento all’interno del settore, il
Premio Speciale Italcementi Heidelberg Cement Group. Finalmente nel 2021 c’è stato l’inizio della fase industriale in cui
Milk Brick ha potuto lanciare i suoi primi prodotti sul mercato. Ma di che tipo di prodotti stiamo parlando esattamente?
Le produzioni di
Milk Brick si inseriscono all’interno di quattro principali settori:
mattoni isolanti termici, manufatti in calcestruzzo, conglomerati in calcestruzzo e malte pre-miscelate in fibra di latte. Si differenziano dagli altri principalmente perché
per essere assemblate non viene utilizzata acqua dolce (si recupera quella del latte) e per la presenza di
fibra di latte con caratteristiche termoregolatrici e traspiranti che aumentano il benessere dell’abitare. Cosa cambia? Se rispetto ai mattoni tradizionali che richiedono due strati di muratura in cui viene inserito uno strato isolante, per i mattoni
Milk Brick questo non è più necessario:
basta una singola posa. In questo modo c’è un guadagno notevole in termini di tempo e un risparmio economico. Il risparmio di tempo e di risorse sono fondamentali nel settore edilizio.
Il progetto è iniziato nel 2011, quando il giovane sardo Giangavino Muresu si è posto come obiettivo quello di
trovare soluzioni concrete e innovative a tre problemi. Il primo e più importante è quello riguardante
la dispersione termica degli edifici. Muresu fin da giovane ha partecipato e lavorato nell’azienda di famiglia occupandosi di coibentazione degli edifici, specializzandosi poi nel settore delle ristrutturazioni architettoniche. Grazie a queste esperienze si è reso conto di un grosso problema riguardante il polistirolo, comunemente usato per i processi di coibentazione, ossia la sua scarsa traspirabilità. La soluzione era il latte, e più precisamente le fibre da esso ricavate, che risolvono naturalmente il problema di traspirazione e possono diventare un ottimo materiale isolante sostituendo il polistirolo. Quest’ultimo, chiamato anche polistirene, pone un ulteriore complicazione che è quella di essere un materiale di origine petrolifera e che si inserisce all’interno di una visione ormai superata e insostenibile di economia lineare.