Economia circolare, istruzioni per l’uso: il Paese reale nelle buone pratiche ICESP

di Paolo Marcesini

28/03/2026

Economia circolare, istruzioni per l’uso: il Paese reale nelle buone pratiche ICESP
C’è un numero che, più di altri, racconta lo stato reale della transizione circolare in Italia: duecentocinquantatré. Tante sono le “buone pratiche” raccolte e analizzate nel Rapporto della Piattaforma italiana per l’economia circolare ICESP, presentato a Roma nel marzo 2026. Non si tratta semplicemente di un censimento, ma di una fotografia viva e dinamica di un Paese che sta sperimentando modelli produttivi e sociali capaci di ridurre gli impatti ambientali, ottimizzare l’uso delle risorse e generare valore. La fotografia del nuovo paradigma produttivo chiamato Economia Circolare.

In un contesto in cui l’economia circolare rischia di restare confinata nella dimensione narrativa o normativa, il lavoro di ICESP ribalta la prospettiva e mette al centro ciò che funziona davvero. Le buone pratiche non sono esempi isolati o casi di eccellenza difficilmente replicabili, ma tasselli di un mosaico più ampio che mostra come la circolarità possa diventare davvero sistema. Non a caso, il Rapporto si propone come uno strumento operativo oltre che conoscitivo, capace di individuare modelli replicabili e favorire il dialogo tra imprese, istituzioni, ricerca e società civile. Un vero e proprio ecosistema dedicato all'economia circolare  

È su questo punto che si innesta la riflessione di Roberto Morabito, Presidente di ICESP, che offre una chiave di lettura particolarmente efficace del lavoro svolto. Le buone pratiche, ha sottolineato, sono fondamentali per comprendere come i principi dell’economia circolare possano tradursi in soluzioni concrete, superando la dimensione teorica e diventando leve reali di cambiamento nei processi produttivi e nei territori. Non solo: il Rapporto consente di analizzare queste esperienze secondo molteplici dimensioni – dai settori ai cicli di vita, dalle tipologie di organizzazione alla distribuzione geografica – trasformandosi così in uno strumento capace di individuare modelli replicabili e rafforzare il dialogo tra imprese, istituzioni, ricerca e società civile. In altre parole, non una fotografia statica, ma una piattaforma dinamica di conoscenza condivisa.

Entrando nel merito dei dati, emerge una distribuzione che racconta molto delle traiettorie industriali del Paese. I settori più rappresentati sono l’agroalimentare, il tessile e l’edilizia: ambiti tradizionali dell’economia italiana che oggi si stanno riconfigurando alla luce delle sfide ambientali. È significativo che la maggior parte delle pratiche si concentri nelle fasi della produzione e della gestione dei rifiuti, cioè laddove si generano i maggiori impatti ma anche le opportunità più rilevanti di miglioramento in termini di efficienza delle risorse.

Ma sono soprattutto i casi concreti a dare spessore a questa trasformazione. Nel settore agroalimentare, ad esempio, si stanno diffondendo modelli che trasformano gli scarti in nuove risorse: sottoprodotti agricoli che diventano ingredienti per l’industria nutraceutica, oppure residui della lavorazione alimentare riutilizzati per produrre energia o fertilizzanti naturali. In alcune filiere vitivinicole, le vinacce e i raspi vengono valorizzati per estrarre composti ad alto valore aggiunto, dimostrando come anche le tradizioni più radicate possano essere reinterpretate in chiave circolare.

Nel tessile, uno dei comparti più critici in termini ambientali, emergono esperienze particolarmente significative. Alcune imprese stanno sviluppando tecnologie per il riciclo delle fibre miste, uno dei nodi più complessi del settore, mentre altre stanno investendo in modelli di produzione basati sul riuso e sulla rigenerazione dei capi. Non si tratta solo di recuperare materiali, ma di ripensare l’intero ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione alla distribuzione, fino al fine vita. In questo senso, la circolarità diventa un principio guida che attraversa tutta la filiera.

Anche nell’edilizia si moltiplicano le esperienze innovative. Dalla demolizione selettiva al recupero dei materiali, fino all’utilizzo di componenti modulari e riciclabili, il settore sta evolvendo verso modelli che riducono drasticamente il consumo di risorse e la produzione di rifiuti. Alcuni progetti sperimentano l’uso di materiali derivati da scarti industriali, come aggregati riciclati o biocompositi, aprendo nuove prospettive per un’edilizia più sostenibile.

Accanto ai casi concreti, il Rapporto ICESP consente di individuare alcune tendenze trasversali che stanno ridefinendo il panorama dell’economia circolare in Italia. La prima riguarda la crescente integrazione tra digitale e circolarità. Tecnologie come la tracciabilità digitale dei materiali, le piattaforme per la condivisione delle risorse e i sistemi di monitoraggio dei flussi stanno diventando strumenti fondamentali per abilitare modelli circolari su larga scala. La digitalizzazione, in questo senso, non è solo un fattore abilitante, ma un vero e proprio acceleratore.

Una seconda tendenza è rappresentata dalla convergenza tra economia circolare e bioeconomia. Sempre più pratiche si basano sulla valorizzazione delle biomasse e sull’utilizzo di processi biotecnologici per trasformare scarti in nuovi prodotti. Questo approccio non solo riduce la dipendenza da risorse fossili, ma apre anche nuove opportunità industriali, in particolare per le aree rurali e per le filiere agricole.

Un terzo elemento riguarda l’emergere di modelli collaborativi. Molte delle buone pratiche analizzate si fondano su partnership tra imprese, enti di ricerca, amministrazioni pubbliche e organizzazioni della società civile. La circolarità, infatti, difficilmente può essere realizzata da un singolo attore: richiede ecosistemi, reti, capacità di cooperazione. In questo senso, ICESP svolge un ruolo cruciale come piattaforma di connessione e scambio.

Infine, si osserva una crescente attenzione alla misurazione degli impatti. Sempre più progetti integrano strumenti per valutare i benefici ambientali, economici e sociali delle soluzioni adottate, contribuendo a rendere la circolarità non solo un principio, ma una pratica verificabile e comparabile. Questo aspetto è fondamentale per attrarre investimenti e per orientare le politiche pubbliche.

In questo quadro, il ruolo delle imprese appare centrale. Sono loro, nella maggior parte dei casi, a guidare l’innovazione e a sperimentare nuove soluzioni. Ma è altrettanto evidente che senza un contesto favorevole – fatto di politiche coerenti, incentivi adeguati e infrastrutture efficienti – queste esperienze rischiano di rimanere isolate. Il Rapporto ICESP, proprio per questo, non si limita a raccontare ciò che esiste, ma indica anche le condizioni necessarie per scalare e diffondere le buone pratiche.

Ciò che emerge è un’Italia dinamica, in movimento, capace di costruire il futuro della transizione. Un Paese che, pur tra difficoltà e ritardi, sta costruendo dal basso una transizione circolare fatta di esperienze concrete, innovazioni diffuse e nuove forme di collaborazione. Le buone pratiche non sono solo esempi virtuosi, ma segnali di una trasformazione più profonda, che riguarda il modo stesso di produrre, consumare e vivere.

La sfida, ora, è fare in modo che queste esperienze non restino episodi isolati. Per valorizzare e promuovere la diffusione delle buone pratiche ICESP, favorendone la replicabilità, è stato istituito quest’anno il “Premio Buone Pratiche ICESP”. “Per questa prima edizione abbiamo ricevuto da aziende e pubbliche amministrazioni 51 candidature, tutte caratterizzate da un elevato livello di qualità, innovazione e potenziale di replicabilità”, sottolinea Claudia Brunori, Direttrice del Dipartimento Sostenibilità di ENEA e Vicepresidente ICESP. “Si tratta di un segnale importante – aggiunge – che testimonia la vitalità e la diffusione delle esperienze di economia circolare nel sistema produttivo e nei territori italiani”. 

Per la categoria “uso efficiente delle risorse e riduzione degli impatti” è stata premiata l’azienda pratese Corertex per la capacità di recuperare fino al 96% dei materiali tessili, con una media di oltre 100mila tonnellate annue.

Nella categoria “ecodesign e innovazione di prodotto e servizio” si è affermata l’azienda milanese Movopack con un sistema di imballaggi riutilizzabili fino a venti volte, progettati per i brand dell’e-commerce, del retail e del B2B.

Nella sezione “educazione, formazione e cambiamento culturale” ha vinto la Regione Emilia-Romagna, con un percorso formativo strutturato e accessibile che rafforza la capacità di enti pubblici e operatori economici di applicare i Criteri Ambientali Minimi, promuovendo pratiche di acquisto sostenibile.

Per la categoria “comunicazione della circolarità e trasparenza” è stata premiata l’azienda marchigiana Matrec con un software che consente di misurare e monitorare la circolarità di materiali, prodotti e servizi.

Sul tema dell’“innovazione sociale, inclusione e impatto sulla comunità” il riconoscimento è andato alla rete Let’s Do It! Italy, che in provincia di Napoli ha sviluppato un modello territoriale innovativo capace di integrare educazione ambientale, cittadinanza attiva ed economia circolare, contribuendo alla riduzione dei rifiuti e al miglioramento degli spazi pubblici. 

Per la categoria “rigenerazione territoriale, natura e sistemi locali” è stata premiata l’azienda pugliese Tondo per la piattaforma che ha messo in rete numerose realtà attive nell’economia circolare della provincia di Taranto e accelerato nove startup e progetti innovativi.

Menzioni speciali sono state assegnate all’azienda Rinnovative per il riciclo di un materiale derivato del legno molto diffuso; al Mercatino del riuso, uno spazio dedicato a dare nuova vita agli oggetti, riducendo sprechi ed emissioni; ai centri del riuso della Regione Emilia-Romagna, una rete che trasforma il riuso in un valore concreto per l’ambiente e le comunità; e alla diagnostica molecolare avanzata e integrata per la prevenzione sanitaria e ambientale sviluppata dallo spin-off A.I.D.A. dell’Università di Catania

Infine, la menzione speciale in “Comunicazione della circolarità e trasparenza”, con premio conferito da EconomiaCircolare.com, è stata assegnata alla buona pratica “Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti”, coordinata in Italia dall’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale (AICA).

La Piattaforma ICESP, che lavora in stretta connessione con la Piattaforma della Commissione Europea ECESP (European Circular Economy Stakeholder Platform), rappresenta la più strutturata ed estesa comunità di attori italiani dell’economia circolare, che vede il contributo di oltre 400 esperti provenienti da più di 200 organizzazioni di istituzioni pubbliche locali e nazionali, imprese e associazioni di categoria, mondo della ricerca, società civile.