Evviva Daitan III

di Antonio Disi

04/11/2019

Chi di voi non ricorda il mitico Daitan* III, come lo pronunciavamo in Italia, il robot a energia solare che, subito dopo le due crisi petrolifere del ’73 e del ‘79, ci fece conoscere  la potenza di un’energia futuristica catturata dal sole? Noi che, al tempo, conoscevamo solo la benzina della 127 di papà che veniva rifornita esclusivamente da volgari benzinai in salopette, col culo basso e la sigaretta costantemente in mano. Niente a che vedere con gli agili e statuari piloti dei samurai d’acciaio nipponici.

Il robot era enorme. Solo successivamente, grazie al cugino di un mio amico che comprava fumetti giapponesi, scoprii che misurava centoventi metri di altezza circa, quanto un palazzo di 40 piani e che pesava 800 tonnellate, cioè quanto due Boing 747 a pieno carico. Il pannello di ricarica era sulla fronte, rosso e lucente e aveva una superficie di circa otto metri quadri, la cucina di casa più o meno.

E grazie a quel portento tecnologico Haran Banjo, il pilota del mitico Daitan III, lo caricava a pallettoni solari in meno di dieci secondi e, con tutta quell’energia, ci bombardava il robot cattivo di turno che veniva distrutto senza appello. Un fungo atomico sullo sfondo ci rassicurava che giustizia era stata fatta e che potevamo gioire per l’ennesima vittoria.
 
Ho provato a fare un piccolo calcolo, ipotizzando che Daitan funzionasse solo per il tempo della puntata e che consumasse quanto un umano di pari stazza. Il calcolo è impietoso.

Per un’entrata in scena con tanto di trasformazione, deambulazione e dialogo serrato con il mostro e lotta intensa di tre minuti, simil arti marziali, servono circa un milione e mezzo di chilocalorie che corrispondono, più o meno, a duemila chilowattora. Per non parlare dell’attacco solare che, vista la potenza, non sarebbe potuto partire senza la ricarica veloce fatta seduta stante. E qui siamo nell’ordine dei megawatt, al pari di un piccolo missile a testata nucleare.

Ma noi ci credevamo veramente che si potesse riempire di energia il nostro mastodontico eroe così velocemente e che lui avesse serbatoi/accumuli nelle gambe dove stipare carburante ricavato dal sole per fare capriole e schivare i missili.

E molti hanno sperato che tutto questo un giorno sarebbe diventato realtà, che l’energia buona avrebbe sconfitto quella cattiva al grido: "Con la forza del sole vincerò"...

Grazie Daitan, grazie per averci raccontato un futuro che non dimenticheremo mai.


* Il nome originale è Daitarn, italianizzato in Daitan.
 

Autori

Antonio Disi

Antonio Disi

Napoletano, architetto, ricercatore all’ENEA. Studioso dell’efficienza energetica e delle umane debolezze che la accompagnano, ama...
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