La filiera sostenibile e circolare di Fileni per "Il mondo che vorrei"

di Claudia Ceccarelli

21/11/2019

Oggi, a Milano, presso la Fondazione Catella, si è svolta la tavola rotonda su "Il mondo che vorrei", promossa dal Gruppo Fileni, tra rappresentanti della Distribuzione Moderna e i giovani dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, con la partecipazione di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food e presidente di Unisg. L'iniziativa è stata accompagnata dalla presentazione del Taccuino “Il pollo circolare e il mondo che vorrei”, che racconta la sostenibilità e la circolarità della filiera produttiva di Fileni.

Il confronto è stato un'occasione di dibattito e di riflessione sulle azioni, possibili e necessarie, per supportare quel cambiamento di paradigma che mette al centro della strategia aziendale il rispetto e la tutela dell’ambiente e di tutti gli attori che vi prendono parte, dalla produzione alla distribuzione, dalla vendita al consumo.
Fileni, come terzo produttore di carni bianche del Paese e primo a livello europeo nel settore biologico, ha fatto questa scelta e ora può raccontare una storia di traguardi raggiunti e di un’eccellenza tutta italiana. 

"La crisi economica e la crisi ambientale impongono un cambiamento - ha spiegato Petrini -. Bisogna ascoltare le giovani generazioni che in ogni parte del mondo chiedono di vivere in un mondo più sostenibile e più giusto."
"Ma cosa significa sostenibilità? Deriva da sustain, dal nome del pedale del pianoforte che quando lo schiacci allunga la nota - ha proseguito il fondatore  di Slow food -. La vera essenza della sostenibilità è questa, la durabilità. Significa che ogni azione deve durare il più a lungo possibile. L'implementazione dei consumi ci ha obbligato all'usa e getta. Ma adesso il mondo non ce la fa più".

L’assunto fondamentale è che la sostenibilità conviene. Conviene al produttore, perché diventa un potente fattore di innovazione e sviluppo, di ottimizzazione nella gestione delle risorse (energia e materie prime), di controllo delle fasi produttive e di aggiornamento del personale.
Conviene all’ambiente, perché una produzione sostenibile impegna soltanto le risorse che sono necessarie, e dunque riduce i consumi di energia (e ricorre solo a quella proveniente da fonti rinnovabili), razionalizza l’uso dell’acqua, non impiega sostanze chimiche inquinanti.
Conviene al consumatore perché la sostenibilità della produzione si traduce in una superiore qualità del prodotto finale: nel caso delle carni bianche Fileni significa dunque un maggior potere nutritivo, una migliore resa alla cottura e un sapore più gustoso. 

Se poi si pensa all’allarme sanitario sempre più diffuso per il problema dell’antibiotico resistenza, da ricondurre anche all’uso di antibiotici negli allevamenti animali, si comprende l’entità del contributo di Fileni alla salute del consumatore, oltre che degli animali e dell’ambiente. Aver deciso di condurre la propria attività all’insegna del criterio antibiotic free, operando sul piano della prevenzione attraverso misure per il benessere dell’animale –  dal movimento alle ore di buio all’alimentazione –, costituisce una importante e coraggiosa assunzione di responsabilità da parte di Fileni. Nel 2018 l’uso degli antibiotici nei polli del Gruppo è stato di oltre il 70% inferiore al dato medio fornito da Unaitalia, mentre nel primo semestre del 2019, il 99% della produzione biologica è avvenuta senza antibiotici. 
   
La sostenibilità conviene a tutti, anche e soprattutto in una prospettiva futura, perché non consumando e non impoverendo l’ambiente in cui si realizza, lo preserva e lo rende sempre disponibile anche per altre produzioni a venire.

Massimo Fileni, membro del Cda, ha illustrato come l'azienda abbia deciso da tempo di puntare sulla sostenibilità, perseguendo la qualità del prodotto come assunzione di responsabilità verso il consumatore e valorizzando tutte le risorse ambientali utilizzate nel ciclo produttivo in un’ottica di economia circolare. “'È naturale, è buono!', per Fileni non è solo uno slogan pubblicitario - ha spiegato -. La sostenibilità per noi è un requisito dal quale non si può più prescindere. E i consumatori sono sempre più attenti sia alla qualità sia al comportamento etico delle Aziende”.

Quando poi la sostenibilità si perfeziona con il traguardo ulteriore della circolarità, per cui scarti e sottoprodotti delle lavorazioni trovano impiego in filiere diverse, e i terreni dedicati alla produzione agricola sono coltivati praticando tecniche rigenerative naturali, allora si può affermare che una produzione sta raggiungendo un punto di equilibrio nel suo rapporto con l’ambiente, inteso sia come il territorio in cui opera, sia in un’accezione più larga di “pianeta”, per il considerevole abbattimento delle emissioni di CO2.  

Del resto, in pochi lo sanno, ma Archimede Pitagorico, il geniale inventore col cappello pensatore, è un pollo, come ci ricorda giocosamente in apertura il Taccuino Fileni presentato oggi. Per proseguire con il racconto delle misure sostenibili adottate dal Gruppo Fileni, delle certificazioni di qualità ottenute negli anni, a partire dal 1998, e degli impieghi circolari che trovano tutti gli scarti delle diverse fasi di lavorazione (piume, parti non destinate al consumo alimentare dell’uomo e pollina). 

Si delinea così il ritratto di un Gruppo impegnato con successo nella definizione di una produzione di qualità, con criteri recepiti, apprezzati e ricercati soprattutto dai giovani, sempre più attenti e sensibili alle questioni della salute individuale e dell’ambiente. E proprio ai giovani della Fondazione Fileni, che in un post it hanno raccontato come si immaginano "Il mondo che vorrei", è dedicato il Taccuino.
Roberta Fileni, direttore Marketing dell'azienda, ha raccontato il lavoro svolto dai ragazzi, e il loro desiderio di vivere in un Pianeta che rispetti la biodiversità, l’ambiente, la sostenibilità. “Questi ragazzi  sanno molto bene che l'economia circolare e la sostenibilità ambientale sono l'unico futuro possibile. L’impegno di Fileni per l’ambiente, la sostenibilità e l’economia circolare è per loro”.
 
Il confronto di oggi, introdotto da Cristina Lazzati, direttrice di "Markup", e moderato insieme a Paolo Marcesini, direttore di “Italia circolare”, con un contributo di analisi dei consumi da parte di Silvia Zucconi, responsabile Market Intelligence Nomisma, si è concentrato sul passaggio successivo, quello della vendita e del consumo, per capire come può essere favorita la relazione tra produttori sostenibili e consumatori consapevoli, anche grazie ad un'efficace valorizzazione del rapporto qualità/ prezzo dei prodotti, soprattutto biologici.  

Ed è stato un dialogo ricco di spunti concreti, quello svoltosi tra gli studenti di Unisg e il mondo della Distribuzione Moderna italiana, rappresentato da Eleonora Graffione, presidente Coralis, Giorgio Santambrogio presidente ADM e ad di VéGé, Renata Pascarelli, responsabile Qualità Coop responsabile Qualità,  Antonio Vaccari HSE di Esselunga, Giovanni Panzeri direttore MDD Carrefour Italia, con la partecipazione di Marco Marini, direttore generale Fileni.

Come può la DM implementare le scelte sostenibili dei produttori? Come si può promuovere l’utilizzo di un packaging a basso impatto ambientale? Come collocare nei punti vendita e come definire il prezzo finale di un prodotto biologico, per valorizzarne la superiore qualità? Quali azioni occorrono per contrastare lo spreco alimentare? Queste alcune delle domande che hanno animato la tavola rotonda, suscitando il contributo di tutti i partecipanti con la vivacità, il senso di urgenza e il carico di fiducia che sempre i giovani portano con sé.   
       
Le conclusioni dell’iniziativa sono state affidate a Carlo Petrini, soffermatosi sul rapporto tra economia circolare, sussistenza della terra e qualità delle produzioni, e a Giovanni Fileni, fondatore e presidente del Gruppo. 
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