È questo un movimento ambizioso, colmo di contraddizioni e intuizioni geniali. Una nuova utopia, in cui questa volta è la pratica a fornire i presupposti per la teoria – e non viceversa. Composto al suo interno da anime diversissime, provenienti da scienza, economia, agricoltura, alimentazione, fisica, filosofia, ingegneria, diritti umani, meteorologia, educazione e molto di altro, è un movimento che nel suo complesso forma un enorme mente collettiva, transnazionale e poliedrica, che crea nuove connessioni neurali attraverso le esperienze pratiche che condivide. Attori consapevoli di una transizione epocale che propone e promuove la visione di lungo periodo al posto del successo immediato, la condivisione e il ricircolo al posto dell’accumulo, la consapevolezza della responsabilità verso le generazioni future. Un percorso affascinante, travagliato e complesso, che ha anche permesso di puntare un faro sulle grandi contraddizioni e imparzialità che hanno portato l’umanità a questo difficile momento della sua storia: non si può non ignorare il ruolo che, storicamente, gli imperi coloniali hanno avuto nel saccheggio e sperpero delle risorse naturali, le cui conseguenze viviamo ancora oggi, la profonda responsabilità di sistemi economici votati all’accumulo e alla teoria del cosiddetto “gocciolamento” della ricchezza, la grande esclusione del sud del mondo dagli apparati decisionali e gestionali delle risorse. Dopotutto, il nostro pianeta è pur sempre un ellissoide, e l’equilibrio assoluto non è detto sia raggiungibile a prescindere.