"Per raggiungere i massimi livelli ci vuole una sana dose di improvvisazione, parola che al giorno d’oggi viene vista con sospetto ma in realtà è un tratto distintivo della creatività italiana".
Queste poche parole descrivono da sole il meraviglioso e inarrestabile carattere e talento creativo di Franco Costa, un leader assoluto nel mondo dell'arredamento della ristorazione capace con la sua Costa Group in provincia di La Spezia di consegnare chiavi in mano anche 20 locali diversi al mese.
Lo conosco e conosco quelle linee buttate giù quasi per caso su un grande foglio bianco in una sorta di frenesia bulimica che trasforma tutti i sogni in realtà.
Per lui l'improvvisazione è il metodo. Basta una linea, una curva, un colore, un oggetto spesso dimenticato per innescare una immediata e irreversibile genialità materica che diventa subito progetto, costruzione e realtà. Lui di oggetti dimenticati ne ha ammassati migliaia in un capannone dove ha sede la sua impresa. Sono il giardino della sua ispirazione, una mappa creativa apparentemente senza senso, un labirinto di segnali che solo lui sa riconoscere.
L'economia circolare, che accompagna da tempo il senso più autentico del mio mestiere, trova nel suo lavoro il senso più autentico e originale. Per rigenerare quello che esiste occorre creare un nuovo paradigma che elimina la cultura dello scarto a favore di una "nuova" usabilità dettata da "nuove" necessità. Franco recupera, immagina, descrive. La materia prima seconda descrive il principio assoluto della manifattura che, per definizione, non può esaurire il suo compito solo con la funzione primaria cui era stata destinata. Una grande vetrata di una stazione parigina smantellata per la discarica diventa arredo, luce e identità di un ristorante nel centro di Milano. Cambia la funzione ma non cambia la bellezza del gesto di chi l'ha pensata e costruita.