Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza si avvicina alla sua fase conclusiva con un bilancio che, secondo l’ultima analisi dell’ASviS, evidenzia un impatto significativo ma ancora incompleto sul percorso di sviluppo sostenibile del Paese. Il dato più rilevante riguarda la capacità del Piano di ridurre la distanza dagli obiettivi dell’Agenda 2030. Nel complesso, il PNRR consente di colmare circa il 39% del gap esistente prima della sua attuazione, ma lascia una distanza residua dello stesso ordine di grandezza . In termini operativi, significa che metà del lavoro è stato fatto, mentre l’altra metà resta ancora da finanziare e realizzare.
Per chiudere questo divario entro il 2030, l’ASviS stima la necessità di ulteriori investimenti pari a circa 20 miliardi di euro . Una cifra rilevante, che sposta il tema della sostenibilità dal piano degli obiettivi a quello della sostenibilità finanziaria e della capacità di programmazione futura. Il Piano ha mobilitato risorse consistenti, pari a oltre 190 miliardi di euro, distribuite tra transizione ecologica, innovazione, infrastrutture e inclusione sociale. Tuttavia, la distribuzione degli investimenti risulta fortemente disomogenea. Le quote maggiori si concentrano su energia (circa il 25% delle risorse), innovazione e infrastrutture (20%) e città sostenibili (14%) . Al contrario, alcuni ambiti come disuguaglianze, biodiversità o sistemi alimentari risultano marginali o poco coperti.
Anche sul piano territoriale emergono differenze rilevanti. Il contributo del PNRR varia significativamente tra Regioni, sia in termini di avanzamento verso gli obiettivi sia per distanza residua da colmare. Alcuni territori, come Abruzzo e Marche, mostrano un progresso più marcato, mentre altri evidenziano ritardi più consistenti . Questo conferma che l’impatto del Piano non è uniforme e dipende in larga parte dalle condizioni di partenza e dalla capacità di attuazione locale.
Un altro elemento chiave riguarda la natura stessa degli interventi. Il PNRR è costruito su investimenti, ma non copre integralmente i costi di gestione futura delle infrastrutture e dei servizi attivati. Questo apre un tema di sostenibilità nel tempo: senza risorse aggiuntive, esiste il rischio che alcune opere non siano pienamente operative o mantenute nel lungo periodo.
L’analisi ASviS introduce inoltre un elemento metodologico rilevante: la possibilità di valutare le politiche pubbliche non solo sulla base della spesa, ma rispetto a risultati concreti e misurabili, come posti letto, servizi attivati o infrastrutture realizzate. Un cambio di paradigma che sposta l’attenzione dall’ammontare degli investimenti all’efficacia reale degli interventi.
In questo quadro, il PNRR si configura come un acceleratore importante ma non definitivo. Ha contribuito a ridurre il gap, ma non è sufficiente da solo a garantire il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Il passaggio successivo riguarda quindi la capacità di dare continuità agli investimenti, integrare le politiche e colmare le disuguaglianze ancora presenti.
La sostenibilità, in questa fase, non è più solo una questione di indirizzo strategico, ma diventa un tema di execution: risorse, tempi e capacità amministrativa. Ed è su questo terreno che si giocherà la seconda fase del percorso.