La quantità di rifiuti elettronici prodotti a livello globale aumenta a un ritmo pari a quasi due milioni di tonnellate all'anno. Nel 2020 erano circa 55,5 milioni di tonnellate i rifiuti elettronici prodotti a livello mondiale: di questo passo al 2030 si raggiungerà quasi 75 milioni di tonnellate.
L'Europa, seppur leader nel riciclo dei RAEE, è il continente che genera il maggiore quantitativo di rifiuti elettronici pro capite (16,2 kg) (FONTE: Global E-waste Monitor e Eurostat, 2022). Si tratta di un problema enorme: i RAEE sono rifiuti speciali contenenti decine di materiali e componenti, dai metalli preziosi alle terre rare, che dispersi nell'ambiente hanno un enorme potere inquinante ma che, se correttamente riciclati, costituiscono un vero tesoro.
Per avere un'idea concreta della posta in gioco, dal riciclo di 1.000 tonnellate di rifiuti elettronici domestici si possono ricavare circa 900 tonnellate di materie prime seconde, equivalenti al peso di due Freccia Rossa (fonte ERION). Nel dettaglio: oltre 500 tonnellate di ferro, più di 130 tonnellate di plastiche, circa 100 tonnellate di vetro, 25 tonnellate di rame, 20 tonnellate di alluminio, 10 di legno e 15 di altri materiali. Un notevole risparmio di materiali, e anche di energia: oltre 1,5 milioni di kWh ogni 1.000 tonnellate di RAEE gestiti. Un'operazione che evita di immettere nell'atmosfera quasi 7.000 tonnellate di CO2.
Perché il processo di riciclo dei RAEE stenta a decollare?
Uno dei motivi è che i RAEE sono molto diversi tra loro per dimensioni, composizione e funzioni: ognuna delle cinque categorie principali di RAEE richiede processi specifici di smontaggio, separazione e recupero dei materiali.
Alcuni RAEE contengono sostanze nocive, come il piombo e il cadmio, che devono essere eliminate in modo sicuro, altri RAEE contengono materiali rari o preziosi, come il litio e il platino, che devono essere recuperati con efficienza.
Tra le tecnologie attualmente disponibili per il riciclo dei RAEE ci sono:
- Le tecnologie meccaniche: si basano su operazioni di taglio, frantumazione, separazione magnetica, elettrostatica o ottica dei materiali. Queste tecnologie sono adatte per il trattamento di grandi quantità di RAEE, ma possono generare polveri e rumore.
- Le tecnologie chimiche: si basano su processi di dissoluzione, estrazione, precipitazione o elettrolisi dei materiali. Queste tecnologie sono adatte per il recupero di materiali rari o preziosi, ma possono richiedere l'uso di sostanze pericolose o costose.
Hiro Robotics è una start-up che promette di rivoluzionare il mercato del riciclo dei RAEE, in particolare monitor con display a schermo piatto (FPD), TV e circuiti stampati (PCB), grazie all'uso combinato di robotica, computer vision e intelligenza artificiale.
Per ridurre la quantità di rifiuti che finiscono in discarica e aumentare il recupero di risorse preziose sono fondamentali la velocità e la precisione. I robot Hiro posseggono entrambi queste prerogative:
- sono in grado di trattare più di 60 monitor e TV all'ora e fino a 100 kg di PCB all'ora: si tratta prestazioni di livello nettamente superiore rispetto alle operazioni manuali, che sono lente, pericolose e costose.
- si adattano a diversi tipi di rifiuti elettronici e riescono a smontarli e differenziarne i componenti in base a criteri specifici, come la qualità, le dimensioni o la marca.
Inoltre, i robot Hiro riducono l'impatto ambientale del processo di riciclo, ad esempio rispetto alle tecnologie chimiche che richiedono l'uso di sostanze pericolose o costose.
Teia è il robot specializzato nello smontare gli schermi piatti: identifica, localizza…
Nisa è il robot specializzato nel trattare i PCB: grazie alla visione artificiale industriale, riesce a identificare il perimetro dei circuiti stampati in un flusso di rifiuti misti, mentre l'intelligenza artificiale , addestrata con migliaia di immagini di circuiti stampati, gli permette di riconoscerne i componenti, smistarli (distinguendo tra tipi rigidi, flessibili o con supporto metallico) e recuperare i materiali preziosi.