Il caso Ogyre ci insegna come trasformare i rifiuti marini in valore circolare

di Elena Debidda

08/06/2026

Il caso Ogyre ci insegna come trasformare i rifiuti marini in valore circolare
Ogyre è una startup innovativa che affronta il problema globale dell'inquinamento da plastica negli oceani, sviluppando un modello di prevenzione e raccolta dei rifiuti marini. Lo fa grazie alla collaborazione con una flotta di pescatori che opera tra Italia, Brasile, Senegal e Indonesia.
La società benefit si finanzia attraverso una rete di imprese che condividono la stessa visione e desiderano comunicare ai propri stakeholder risultati misurabili, verificabili e tracciabili.

Come nasce Ogyre e perché interviene sul problema della plastica negli oceani
Per comprendere che cos'è Ogyre è opportuno partire dalla sua missione: finanziare il recupero delle plastiche disperse negli oceani e lungo le coste marine, migliorando la gestione del loro recupero e riciclo e coinvolgendo attivamente le comunità locali.
Ogni minuto una media di 40 tonnellate di plastica viene scaricata negli oceani. Questo materiale rappresenta infatti circa l'80% dei rifiuti dispersi nei mari. Si stima che siano già presenti oltre 150 milioni di tonnellate di plastica e che ogni anno ne vengano riversate tra i 4,8 e i 12,7 milioni di tonnellate.
Questo fenomeno genera una catena di conseguenze per gli ecosistemi marini che inevitabilmente si ripercuote anche sulla salute umana. Le microplastiche vengono ingerite dai pesci e sono ormai entrate nella nostra catena alimentare. Secondo uno studio della Ellen MacArthur Foundation, entro il 2050 il peso della plastica presente nei mari potrebbe superare quello dei pesci.
A questa criticità si aggiunge quella dell'overfishing. Molti pescatori in tutto il mondo raccontano di recuperare ogni giorno più materiali di scarto che pesce.
È da questa consapevolezza che nasce Ogyre, una società fondata nel 2021 a Genova. Il suo nome deriva dalle ocean gyres, i grandi vortici oceanici che trasportano i rifiuti galleggianti attraverso il pianeta. Il progetto prende forma dall'incontro tra Antonio Augeri, surfista appassionato, e Andrea Faldella, velista e subacqueo. La loro collaborazione unisce l'amore per il mare alle competenze maturate nei campi della strategia e dell'innovazione.

Fishing for Litter: il modello che coinvolge pescatori e comunità locali
Il modello Ogyre affronta la crisi dell'inquinamento da plastica attraverso un approccio duplice.
Da una parte interviene alla fonte del problema, lavorando con le comunità locali per ridurre la dispersione dei materiali plastici e promuovere lo sviluppo di infrastrutture dedicate alla gestione e al riciclo dei rifiuti nei Paesi in via di sviluppo.
Dall'altra opera attraverso il programma Fishing for Litter. Una flotta composta oggi da 126 pescatori lavora tra Italia, Brasile, Indonesia e Senegal per rimuovere i rifiuti direttamente dagli oceani e dagli ecosistemi marini.

Qual è l'impatto reale di questo modello?
Ogyre opera in località come Santa Margherita Ligure, Cetara, Dakar, Denpasar e São Gonçalo. La scelta di questi territori non è casuale. Si tratta infatti di aree particolarmente vulnerabili dal punto di vista infrastrutturale, spesso prive degli impianti necessari per gestire efficacemente grandi quantità di rifiuti. Allo stesso tempo rappresentano punti strategici per l'accumulo di materiali di scarto a causa delle correnti marine, del traffico nautico e dell'intensa pressione turistica.
I risultati ottenuti finora testimoniano l'efficacia del modello. Sono stati raccolti 1.447.102 chilogrammi di rifiuti marini, mentre 757.672 chilogrammi sono stati valorizzati attraverso processi di recupero e riciclo. Inoltre, si stima che ogni anno vengano evitate oltre 106.000 tonnellate di dispersione di microplastiche.

Tracciabilità, imprese partner e impatto misurabile
Uno dei principali punti di forza di Ogyre risiede nei valori di integrità, trasparenza e affidabilità che guidano il progetto. L'organizzazione garantisce la tracciabilità dell'intero processo di raccolta dei rifiuti. Il materiale recuperato viene pesato e fotografato direttamente nei luoghi di raccolta, rendendo immediatamente verificabili quantità e provenienza.
Le informazioni raccolte vengono successivamente registrate e certificate attraverso la blockchain. Prima della validazione definitiva i dati sono sottoposti a una seconda verifica mediante una piattaforma digitale gestita dal team centrale.
Completato il doppio controllo, l'algoritmo assegna in modo univoco i chilogrammi verificati alla community Ogyre. All'interno di questa rete sono presenti cittadini, attivisti e imprese partner che sostengono concretamente le attività di raccolta. Ogni passaggio, dalla raccolta all'assegnazione dei lotti, è consultabile e registrato in un sistema digitale controllabile e verificabile.
Il progetto è sostenuto da oltre 180 partner che condividono la stessa missione. Si tratta di imprese che hanno scelto di impegnarsi concretamente nella tutela degli ecosistemi marini, in un contesto in cui la sostenibilità assume sempre più il ruolo di un asset strategico.

Come Ogyre crea valore circolare
Osservato attraverso la lente dell'economia circolare, il modello Ogyre mostra chiaramente come sia possibile integrare le dimensioni ambientale, sociale ed economica.
I rifiuti vengono intercettati prima che continuino il loro processo di degradazione nell'ambiente marino, ottimizzandone il recupero e, quando possibile, il riciclo.
Allo stesso tempo i pescatori, tra le categorie che più direttamente subiscono le conseguenze dell'inquinamento da plastica, smettono di essere semplici vittime del fenomeno e diventano protagonisti di un cambiamento di paradigma. Un cambiamento che li vede al centro di una nuova rivoluzione dal basso.
La sfida dell'economia circolare non si esaurisce tuttavia negli aspetti ambientali e sociali. Coinvolge anche la capacità di generare prosperità economica.
L'obiettivo non è soltanto garantire la sopravvivenza delle generazioni future, ma creare le condizioni affinché possano prosperare. In questo senso il sostegno delle imprese diventa fondamentale: finanziare la raccolta dei rifiuti per motivi etici produce infatti anche un ritorno positivo in termini di reputazione, credibilità e valore condiviso.

Conclusioni
Il modello Ogyre dimostra che affrontare un problema globale come la plastica negli oceani può generare soluzioni concrete, misurabili e replicabili.
La sua esperienza mostra come il recupero dei rifiuti possa trasformarsi in una filiera organizzata, trasparente e verificabile, capace di produrre valore ben oltre la dimensione ambientale.
Grazie al coinvolgimento delle comunità locali e dei pescatori, ai quali vengono garantite condizioni di lavoro e retribuzioni dignitose, il progetto genera infatti un impatto positivo anche sul piano sociale ed economico.
È proprio questa capacità di creare valore condiviso a rendere Ogyre un interessante esempio di economia circolare applicata agli ecosistemi marini.