Il punto di partenza è geografico, ma diventa immediatamente economico e culturale. Il programma si sviluppa nello spazio di cooperazione tra Italia e Francia affacciato sul Mediterraneo: Toscana costiera, Liguria, Corsica, Sardegna, Var e Alpi Marittime. Territori che condividono una stessa natura economica fatta di turismo, nautica, piccola e media impresa diffusa, ma anche una vulnerabilità ambientale che non conosce confini amministrativi.
La filiera della nautica e della cantieristica è una delle più rilevanti, perché rappresenta un settore ad alta intensità tecnologica e ambientale, in cui entrano temi come materiali compositi, gestione dei rifiuti speciali, efficientamento energetico delle imbarcazioni e logiche di economia circolare applicate alla manutenzione e al refitting.
C’è poi la filiera del turismo e dell’ospitalità, centrale in tutti i territori coinvolti. Qui la sostenibilità riguarda la gestione delle risorse, dall’acqua all’energia, la riduzione degli impatti delle strutture ricettive, la mobilità sostenibile e la costruzione di modelli di turismo esperienziale a basso impatto.
Un terzo ambito è quello delle piccole e medie imprese manifatturiere e artigiane, spesso distribuite in modo diffuso sul territorio. In questo caso il focus è sulla transizione verso modelli produttivi circolari: eco-design, riduzione degli scarti, utilizzo di materiali riciclati e ottimizzazione dei processi.
A queste si affianca la gestione dei rifiuti e dei materiali, che nel contesto dell’economia circolare diventa strategica perché collega produzione, consumo e recupero. Qui rientrano logiche di simbiosi industriale e valorizzazione degli scarti come nuove risorse, mentre assume crescente importanza l’efficientamento degli edifici e dei processi produttivi, con particolare attenzione alle rinnovabili, alla riduzione dei consumi e all’integrazione di sistemi intelligenti di monitoraggio e gestione.
Nel loro insieme, queste filiere non sono compartimenti separati, ma un ecosistema produttivo interconnesso.
In questo contesto il mare non è una linea di separazione, ma una infrastruttura naturale di connessione. Ed è proprio questa continuità territoriale a rendere sensata la costruzione di una figura professionale transfrontaliera. Il Green Manager non risponde a un’esigenza locale, ma a una domanda che attraversa sistemi produttivi simili, anche se formalmente appartenenti a Stati diversi.
Il progetto Extravert intercetta una dinamica già in atto nelle imprese: la crescente necessità di integrare la sostenibilità nei processi decisionali. Le aziende, anche le più piccole, stanno già affrontando questioni legate alla gestione degli impatti ambientali, alla riduzione dei consumi energetici, alla riprogettazione dei prodotti e alla necessità di accedere a strumenti di finanza sostenibile.
È qui che emerge il vuoto che il progetto intende colmare: non l’assenza di domanda, ma la carenza di figure professionali in grado di tradurla in azione. Il Green Manager nasce esattamente in questo spazio intermedio tra bisogno e risposta, tra impresa e conoscenza applicata.
Il suo profilo non è quello di un tecnico settoriale né quello di un manager tradizionale. È piuttosto una figura di integrazione, capace di tenere insieme dimensioni diverse della sostenibilità: dalla lettura dei dati ambientali alla comprensione dei processi produttivi, dalla gestione normativa alla capacità di costruire strategie di trasformazione aziendale. In questa ibridazione risiede il suo valore più profondo.
Ma ciò che rende questo percorso particolarmente significativo è anche la dimensione umana che lo attraversa. Nelle aule si percepisce un entusiasmo autentico, una partecipazione consapevole che nasce dalla percezione di essere parte di qualcosa che non è ancora completamente definito. Gli studenti non stanno semplicemente apprendendo un mestiere già esistente, stanno contribuendo a definirne i contorni, a dargli struttura, a trasformarlo in una professione riconoscibile. Questo dato non è marginale. In un mercato del lavoro spesso percepito come rigido e già codificato, la possibilità di partecipare alla costruzione di una nuova professionalità rappresenta un elemento di forte valore generativo.