Nel XXI Rapporto di Sostenibilità, Lucart non si limita a confermare un percorso, ma lo consolida, lo normalizza e soprattutto lo rende sempre più simile a una struttura industriale “di sistema”, in cui la circolarità non è più un progetto parallelo alla produzione, ma la sua grammatica interna. Una simbiosi naturale tra produzione e rigenerazione. È questo il punto che emerge con più forza dalla lettura del documento 2025 del gruppo cartario, che opera con brand come Tenderly e Lucart Professional. In un settore storicamente energivoro e dipendente da materie prime vergini, Lucart continua a muoversi lungo una traiettoria che ha progressivamente trasformato la sostenibilità da obbligo reputazionale a leva operativa e industriale.
Il dato forse più significativo è la continuità. Ventuno anni di rendicontazione non finanziaria costruiscono un archivio che consente di leggere l’evoluzione dell’impresa come processo cumulativo, più che come somma di singole performance annuali. In questo quadro, la stessa governance aziendale insiste sul valore della trasparenza come elemento strutturale del modello industriale. Come si legge nella sezione dedicata al management, il gruppo si definisce come “artefice e coordinatore di un progetto virtuoso che negli anni si è preso cura dell’ambiente e delle persone in maniera crescente”, sottolineando come “metterci la faccia sia solo un piacere” e come l’obiettivo condiviso sia “migliorare la vita di tutti preservando il pianeta e il futuro”.
Nel confronto con il settore cartario europeo, il posizionamento di Lucart evidenzia un livello di maturità industriale ormai avanzato sul fronte della gestione circolare dei materiali. La quota di rifiuti avviati a recupero pari al 90% si colloca infatti nella fascia alta delle performance del comparto, dove molte realtà industriali oscillano ancora su percentuali sensibilmente più basse in funzione della disponibilità di infrastrutture di recupero e del mix produttivo. Analogamente, la traiettoria di riduzione delle emissioni di CO₂ per unità di prodotto riflette un andamento coerente con le migliori pratiche europee nel settore paper & tissue, dove i margini di miglioramento sono sempre più legati a innovazioni incrementalmente diffuse piuttosto che a salti tecnologici radicali. Anche sul fronte idrico, la riduzione progressiva dei consumi rispetto alle baseline storiche si inserisce in una dinamica condivisa dall’industria cartaria continentale, che negli ultimi anni ha accelerato interventi di ottimizzazione lungo l’intera filiera produttiva. In questo contesto, la piena copertura certificativa ISO 45001 rappresenta un ulteriore elemento di allineamento agli standard più avanzati di governance industriale europei.
Nel documento, la sostenibilità appare sempre meno come un perimetro separato e sempre più come un’infrastruttura gestionale integrata. Non è un caso che la comunicazione del gruppo insista su un concetto di responsabilità che attraversa simultaneamente dimensione ambientale, sociale ed economica, senza soluzione di continuità tra le tre sfere. Un’ulteriore chiave interpretativa arriva dalla visione industriale dichiarata nel Rapporto di Sostenibilità, dove Lucart afferma che qualità non significa solo prodotto, ma “cultura che si traduce nel valore del servizio, nella trasparenza dei rapporti e nel rispetto delle persone”, mentre l’innovazione viene descritta come la leva necessaria per “conciliare sostenibilità ambientale e competitività sul mercato”.
Il bilancio diventa così una lente attraverso cui leggere non solo l’impatto, ma il funzionamento stesso dell’azienda. A livello industriale, Lucart si colloca in un segmento particolarmente complesso della transizione ecologica, quello della produzione cartaria, dove il bilancio tra fibra vergine, materiale riciclato, consumo idrico ed energia determina la reale sostenibilità del modello. In questo contesto, il gruppo ha progressivamente rafforzato una strategia che ruota attorno a tre assi impliciti: efficienza dei processi, circolarità delle fibre e gestione del rifiuto come risorsa. La circolarità, in questa prospettiva, non appare più come un obiettivo da raggiungere, ma come un vincolo operativo già incorporato nei processi produttivi, nelle scelte di investimento e nella gestione degli stabilimenti. È proprio in questo spazio, tra maturità del modello e suoi margini evolutivi, che si gioca oggi la sfida più rilevante della sostenibilità industriale.